Design

Cos’è, a cosa serve e come si fa Design Thinking

Alcune informazioni utili e riflessioni per iniziare un progetto coinvolgendo tutti gli stakeholder

Carlo Frinolli
Carlo Frinolli

CEO + Head of Design @ nois3.it

Da qualche settimana ho intrapreso un percorso fatto di debunking e spiegoni, che giunge con questo articolo a un punto centrale: il Design Thinking.
Un mantra che è invocato sempre più spesso (e altrettanto spesso a sproposito).

Partiamo anche questa volta da una definizione.

“[…] Il Design Thinking è un processo iterativo in cui cerchiamo di capire l’utente, sfidare ipotesi e ridefinire i problemi nel tentativo di identificare strategie e soluzioni alternative che potrebbero non essere immediatamente evidenti con il nostro livello iniziale di comprensione […]”. (Fonte: Interaction Design)

Emergono alcuni elementi interessanti: intanto che il design è un processo – cosa che sembra banale, ma non è necessariamente così evidente. E poi che si tratta di un processo iterativo.

Che vuol dire? Ci arriviamo.

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A cosa serve il Design Thinking?

Vi è mai capitato di non avere la più pallida idea di come risolvere un problema? O magari di essere certi di avere una soluzione a quel problema, per poi prendere una solenne cantonata?
Ecco. Immaginate quella sensazione lì. Il Design Thinking serve proprio a questo.

Con l’utilizzo di una serie di tecniche che pongono al centro la comprensione del problema, la messa in discussione delle assunzioni e la verifica delle ipotesi – tramite test con le stesse persone per cui è stata elaborata la soluzione – si può arrivare a risolvere il problema trovando idee inaspettate, innovative o nascoste. E se non si tratta di idee innovative di per sé, possiamo ragionevolmente sapere che si tratta di soluzioni efficaci.

Perché? Perché le avremo testate e ne avremo verificato, seppure in maniera prototipale, la validità.

Come si fa?

In un processo di Design Thinking l’obiettivo è quello di raggiungere un risultato verificabile in un tempo relativamente breve. Un risultato che sia utilizzabile e sensato per chi l’ha commissionato e che appartenga a tutto il team di progettazione. Ci si arriva tramite un processo che si compone di alcune fasi che sono state codificate in:

  • Empathise – empatizza con i tuoi utenti
  • Define – definisci i bisogni dei tuoi utenti, i loro problemi e le opportunità
  • Ideate – genera idee e soluzioni innovative mettendo in discussioni le tue assunzioni
  • Prototype – prototipa per iniziare a realizzare le tue soluzioni
  • Test – metti alla prova le tue soluzioni testandole

Un processo che implica la prototipazione ha necessariamente un approccio hands-on, tanto che nelle Co-Design Jam, una serie di eventi sul Design Thinking che si svolgono a Roma dal 2011, uno dei motti è “think with your hands”.

Nelle precedenti puntate l’ho scritto più volte: dobbiamo sempre avere presente le persone per cui stiamo progettando e comprendere i loro bisogni. Magari ora è più chiaro, anche praticamente, il perché: sulla base di questi possiamo sfidare le nostre assunzioni su di loro e pensare a idee innovative. Soluzioni che non siano astratte e infattibili, bensì facilmente prototipabili. Cioè che ci permettano di poter tornare dai nostri utenti per fargliele provare.

Perché? Per capire da loro se ci sono aspetti che abbiamo trascurato, se ci sono aspetti migliorabili sia nell’idea che nell’esecuzione. E quindi per poter iterare di nuovo sulla soluzione.

Ma non è l’unica fase in cui si può iterare. Si può iterare cercando una definizione, si può iterare sulla fase di prototipazione che può far generare nuove idee. Si può iterare dalla fase di test, sia per definire nuove idee su cui creare prototipi da testare, sia per ridefinire il problema da risolvere in sé.

Vi chiederete: a cosa possiamo applicare questo processo?
A (quasi) qualunque cosa.

Per capire meglio un po’ di cose sul Design Thinking e sullo Human Centered Design è illuminante il video sulle famose Porte di Norman.

Ricapitolando

Se il Design è un processo che mira a risolvere un problema, Design Thinking è un approccio alla soluzione del problema che stiamo affrontando.

Un approccio fatto di cinque diverse fasi in cui il cuore della questione sta non solo nell’indagare il bisogno delle persone per cui stiamo progettando, ma soprattutto nell’elaborazione di soluzioni che possano essere facilmente messe a terra e verificate iterativamente.

È (anche) per questo che il Design Thinking è diventato così popolare: perché lo si può applicare a moltissimi campi. Dall’ideazione di una startup, alla ridefinizione di processi aziendali fino alla creazione di un prodotto fisico o di un servizio.

Poi certo, è anche una buzzword, ma a questo oramai siamo vaccinati… o no?