Evento

Da Parole O_Stili arriva un nuovo manifesto per la comunicazione non ostile in azienda

"Quando le parole sono un ponte" è lo slogan della seconda edizione dell'evento che si è tenuto a Trieste lo scorso 7 giugno

A 15 mesi dal grande successo della 1a edizione, si è tenuto lo scorso 7 giugno a Trieste l’evento Parole O_Stili che questa volta ha riunito più di mille persone per confrontarsi sulle parole. Quelle ostili e quelle non ostili, le parole che possono essere strumento di evoluzione, incontro e confronto o di scontro, chiusura, involuzione.

Durante la giornata sono stati presentati i dati dell’indagine condotta da SWG su “Hate speech e fake news nel lavoro e nel business che sembrerebbero portare un po’ di conforto, giacché l’allarme tra i cittadini è minore (-17% rispetto al 2017). A diminuire, comunque, non è l’odio in rete e le sue manifestazioni, ma la consapevolezza di chi, oramai assuefatto ad un clima aspro, non si rende conto di essere, a seconda dei casi, attore o veicolo di ostilità.

Due persone intervistate su tre ritengono che il nuovo modo di comunicare sia questo, l’ostilità, innescando una polarizzazione a quasi ogni livello della nostra società. La “grieta”, la crepa la chiamano in Argentina. Già, perché il fenomeno non è certo solo italiano.

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Le parole come ponte senza dimenticare il confronto democratico

Ciascuno degli esperti della rete, influencer, politici, giornalisti e manager intervenuti, ha scelto e dichiarato una propria parola ponte ma, giustamente ci ricorda la scrittrice Michela Murgia, un ponte tra idee, da intercettare e confrontare e non tra paure da condividere ed esaltare.

Un ponte per cercare il consenso, certo, ma senza dimenticare che il conflitto tra opinioni e idee è alla base della democrazia, ma è un conflitto che deve essere costruttivo, già dalla scelta delle parole: non è lo stesso parlare di un avversario, che di solito ha un nome e un cognome, è identificabile, o di un nemico, che più spesso è anonimo, nell’ombra, è fatto da “quelli lì”, chiunque siano quelli.

Nel confronto non è lo stesso togliere il superfluo, semplificando per farsi comprendere, rispetto a banalizzare, togliendo l’essenziale per plasmare la realtà secondo criteri tendenziosi.

L’uso di un linguaggio aggressivo e irrispettoso si diffonde sempre di più anche in ambito lavorativo, così crede il 58% dei lavoratori e dirigenti intervistati, ed è anche per questo che in questa edizione è stato presentata una nuove versione del manifesto delle parole ostili, dedicato proprio al mondo aziendale.

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Il (nuovo) manifesto per la comunicazione non ostile in azienda

Il manifesto delle comunicazione non ostile per le aziende nasce per dare una risposta ai rischi connessi alla diffusione di un linguaggio d’odio e per offrire una guida e l’ispirazione per gestire il dialogo sui social media e online, attraverso dieci principi.

Sono state molte le aziende che hanno sponsorizzato l’iniziativa e i cui manager hanno illustrato, in un panel dedicato, le loro esperienze e strategie di gestione della comunicazione in un contesto ostile.

parole ostili manifesto per le aziende

Un contesto in cui la semplicità e trasparenza sono fondamentali, perché dichiara Annamaria Testa, anche l’opacità nella comunicazione può essere colta come ostile.

Le aziende, ci ricorda Maria Cristina Origlia Managing Editor del Sole24Ore, sono sempre di più ecosistemi di produzione e condivisione di contenuti grazie alla penetrazione del digitale in ogni contesto e momento della nostra vita. Proprio per questo il ruolo sociale delle aziende diventa sempre più importante come aggregatori di idee, cittadinanza, valori, facendo cultura nell’intera società.

parole ostili

Il libro di parole ostili

Non solo manifesti per la comunicazione non ostile, ma anche un libro, presentato da Annamaria Testa il giorno prima della manifestazione in un bellissimo caffè storico di Trieste, edito da Laterza e dal Salone Internazionale del Libro di Torino (per la prima volta come editore) che raccoglie dieci racconti di altrettanti scrittori.

Così Tommaso Pincio, Giordano Meacci, Giuseppe Genna, Diego De Silva, Helena Janeczek, Alessandra Sarchi, Fabio Geda, Nadia Terranova, Christian Raimo, Simona Vinci  hanno scelto ciascuno uno dei dieci principi del manifesto per riflettere e farci riflettere sull’uso del linguaggio in rete.

Il libro Parole Ostili – dieci racconti è stato reso anche disponibile dal MIUR gratuitamente per tutti i docenti. Ma anche tutti gli interventi dell’evento sono disponibili online, sul sito di Parole Ostili, nella pagina dello streaming o sul canale YouTube.