Queste startup dimostrano quanto valga ancora la pena investire sull’Italia

Abbiamo provato a raccogliere qui le aziende che per successi e round chiusi nel nostro paese possono far riflettere chi sceglie di guardare solo oltre confine

Lara Martino

Giornalista professionista

«Un ecosistema che non cresce». «Una realtà aziendale che non è in grado di attrarre investimenti dall’estero». «Un’incapacità delle imprese italiane di far arrivare la loro creatura nella fase di scaleup, pronta al mercato internazionale». Sono solo alcune delle affermazioni che esperti del settore, giornalisti o operatori istituzionali hanno pronunciato nello scorso anno riferendosi alle startup del nostro paese. Sono frasi che suonano ancora più strane agli orecchi di chi segue la realtà delle imprese italiane quando si diffonde la notizia che la famiglia Agnelli ha appoggiato la nascita di Exor Seeds, il fondo che vuole investire in tutto 100 milioni di dollari in startup. Non in Italia, però.

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Le difficoltà dell’ecosistema

I dati degli investimenti ricevuti dalle aziende italiane nel 2017 non sono stati molto incoraggianti e gli esempi positivi spesso sono stati solo oscillazioni fisiologiche invece che esempi di un cambiamento di passo. Il record degli 86,6 milioni di euro investiti nel 2016 non è stato replicato nel 2017 che si è chiuso con un calo del 12 per cento degli investimenti complessivi. Le voci di chi ha invocato l’impegno comune per invertire la tendenza si sono rincorse nei mesi, complici anche le cifre non proprio positive nemmeno nel primo trimestre del 2018, quando addirittura il calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno è stato del 41 per cento. Ci si è lanciati anche in appelli alla politica per ottenere incentivi a fare impresa e innovazione in Italia.

E se convenisse ancora investire in Italia?

Forse, però, l’incentivo più importante e più di impatto per chi vuole guardare alla realtà italiana e attingere dalle sue eccellenze è prestare attenzione a quelle aziende che si sono dimostrate solide per idee, team, modello di business. In virtù di queste caratteristiche, queste imprese hanno chiuso round milionari e continuano a portare avanti il loro progetto anche tra le difficoltà che l’italica penisola non risparmia. Faremo qui un breve resoconto delle principali operazioni degli ultimi 12 mesi,  per convincerci e convincere che anche da noi c’è qualcosa in cui vale la pena investire.

Le italiane che convincono all’estero

Impossibile non citare tra le operazioni più significative dell’anno il round più grosso tra quelli siglati da una startup italiana. Stiamo parlando dei 46 milioni di euro ottenuti da Moneyfarm nel mese di maggio del 2018. Certamente non si può ignorare che la sede di questa realtà sia nel Regno Unito, ma è un fatto che soggetti stranieri come Allianz, solo per citare la capofila dell’operazione, abbiano scelto di puntare su un’idea di business che continua a parlare italiano anche oltre Manica. Lo stesso ragionamento si può fare per Depop, nata e cresciuta in H-Farm e poi trasferitasi negli Stati Uniti. È lì che è riuscita a raccogliere 20 milioni di dollari e più di otto milioni di utenti. Anche una commessa importante può dimostrare la bontà di un progetto: è il caso di Greenrail che alla fine del 2017 ha firmato per produrre e commercializzare negli Stati Uniti traverse ferroviarie sostenibili per 15 anni. In termini economici è un accordo che vale 75 milioni di euro e che promuove un made in Italy innovativo nel mondo. A questa lista si aggiunge un round chiuso pochi giorni fa da 4ward che ha ottenuto 20 milioni di dollari da Insight Venture Partners e quello da 27 milioni di dollari chiuso da Cuebiq, startup con sede a New York e spin off dell’italiana Beintoo, con Goldman Sachs Principal Strategic Investments, Nasdaq Ventures, DRW Venture Capital, Tribeca Venture Partners.

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Gli ultimi round milionari in Italia

Guardando dentro i confini nazionali, dobbiamo citare Satispay che nel mese di settembre 2017 ha chiuso un’operazione da 18 milioni di euro, una delle più alte da mesi. La startup di Alberto Dalmasso è tra le più promettenti nell’ambito del fintech in Italia perché ha puntato su un’operazione semplice e molto richiesta: il pagamento con lo smartphone. A seguire tra i round milionari ricordiamo: BeMyEye che ha ottenuto 9 milioni di euro grazie alla sua piattaforma dedicata a chi vende e a chi acquista che permette di ottimizzare il valore delle promozioni, per entrambi; l’agricoltura sostenibile di Sfera che con la sua serra ipertecnologica ha ottenuto 7 milioni di euro; Genenta Science che ha elaborato una terapia genica per i tumori e ha chiuso un round da 7 milioni di euro.

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La medicina è il comune denominatore di altri due importanti investimenti del 2018: 20 miloni alla Toscana Medical Microinstruments che si occupa di robotica per la chirurgia e 26 milioni raccolti da EryDel, una startup che ha sviluppato un metodo rivoluzionario per la terapia di alcune malattie rare usando i globuli rossi come veicolo dei farmaci. Sono esempi questi che aiutano a fare anche un’altra considerazione su quanto miope sia un sistema che non investe sulla ricerca scientifica e sulle immense professionalità di un paese che si vedono costrette spesso a lavorare in condizioni limite e a combattere per affermare il proprio valore, certo non inferiore a blasonati centri stranieri. Ma questa è proprio tutta un’altra storia.