Privacy

Abbiamo scaricato (e confrontato) i dati che Facebook e Google hanno su di noi

Le due piattaforme danno la possibilità di scaricare le informazioni sulla nostra attività in rete. Abbiamo provato ad analizzare somiglianze e differenze

Lara Martino

Giornalista professionista

Sarà che l’attività su Facebook di un utente medio che non passa le sue giornate a raccontare quello che fa minuto per minuto è tutto sommato contenuta. Sarà che ognuno sceglie quello che vuole pubblicare sul social network, mentre le informazioni che inconsapevolmente si condividono con Google sono molte di più.

Sta di fatto che, quando abbiamo deciso di scaricare i dati raccolti dalla piattaforma di Zuckerberg e quelli memorizzati da Big G, la prima differenza che ci è saltata all’occhio è il tempo che è necessario per averli disponibili sul proprio pc: pochi minuti per i 90 MB di Facebook. Un’ora circa per il gigabyte di dati di Google, considerato anche che abbiamo scelto di non scaricare proprio tutto per velocizzare i tempi.

Gli strumenti per recuperare le informazioni

L’esperimento che abbiamo fatto è stato provato prima di noi da Brian X. Chen del New York Times che ha fatto esattamente le stesse operazioni che andiamo a descrivere ora: dalle impostazioni di Facebook abbiamo scelto di creare un file con le attività sul social network.

Per Google abbiamo usato il tool Takeout che ci ha permesso di deselezionare i dati ai quali, in questa fase, non eravamo interessati: i file di Drive, i contatti della rubrica, le foto di Google Foto. In entrambi i casi ci è arrivata una notifica quando i file sono risultati disponibili per il download. In formato zip le due cartelle sono arrivate sul nostro desktop.

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Le soprese tra i dati di Facebook

Aprendole, ci è parso di notare un’altra importante differenza. Sebbene l’utilizzo che ognuno di noi fa di Google riguardi praticamente ogni aspetto dell’esistenza, dalle persone da chiamare appena svegli ai percorsi da seguire per non perdersi, passando per gli appuntamenti di lavoro, tutto sommato si ha consapevolezza che quelle cose le hai caricate o le hai cercate.

Tra i dati raccolti da Facebook, invece, ce ne sono alcuni che non si arriva a capire come siano arrivati lì. Per fare degli esempi: numeri di telefono, salvati certamente in rubrica, ma presenti anche tra i contatti registrati da Facebook che comunque ha accesso alla nostra lista di contatti (lo accettiamo quando scarichiamo l’applicazione sul cellulare); interessi pubblicitari infiniti che evidenziano la costante profilazione a fini commerciale a cui ogni utente è sottoposto suo malgrado; conclusioni azzardate su squadre del cuore e atleti preferiti che si ritrovano per chissà quale meccanismo nel file denominato “profile”; tracce di attività come la cancellazione di amici avvenuta anni prima e che avevamo ormai dimenticato; per non parlare poi di ogni singolo clic fatto forse per sbaglio sulle centinaia di inserzioni che compaiono in bacheca ogni giorno.

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Il potere della pubblicità

Anche su Google lo spazio riservato alla pubblicità è considerevole. Nel profilo dell’utente ci sono delle indicazioni sugli articoli letti, sulle pagine visitate che possono essere interpretati a fini commerciali. Inoltre, Google tiene traccia delle applicazioni che apri sui tuoi dispositivi e usa le tue abitudini per suggerirtene altre da scaricare o semplicemente da aprire perché già presenti sul tuo smartphone. Questo tipo di suggerimenti può comunque essere disattivato.

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Photographer: David Paul Morris/Bloomberg via Getty Images

Le nostre attività sono davvero nostre?

La preoccupazione principale di Facebook sembra essere quella di raccogliere delle informazioni da rivendere in qualche modo o che comunque possano tornare utili ad altri oltre che all’utente. Anche se è innegabile che noi accettiamo di concedere a questi attori pezzi della nostra privacy in cambio di un servizio, almeno Google assomiglia più a un notaio che certifica la tua vita online e che ti ricorda tutte le attività svolte sul tuo computer o con qualsiasi altro dispositivo tu utilizzi nella tua quotidianità.

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Altra importante differenza messa in risalto anche da Chen sul NYT è la possibilità che Google offre di cancellare gran parte dei dati relativi alla propria attività. Cosa che invece non è prevista da Facebook per alcune delle notizie principali di ciascun utente. In altre parole, su Google sembri avere un maggiore controllo sulle cose che puoi eliminare definitivamente dai server e su quelle che puoi solo evitare di far vedere agli altri. Facebook non perde occasione per dimostrare che ciò che ti concerne rappresenta il suo grande patrimonio. Lo scandalo Cambridge Analytica non ha cambiato di una virgola questa realtà.