Punti di vista

Il nuovo Ninja ha un animo ribelle, al femminile

Due grandi donne, due simboli femminili che hanno affiancato i grandi uomini presenti sulla livrea dell'auto Ninja durante la Crazyrun

Forse vi state chiedendo chi siano le due splendide fanciulle al fianco di Mirko Pallera e Aldo Pecora in uno degli scatti con la Mercedes AMG in occasione della Crazyrun dello scorso week-end.

Qualche guerriero che ha frequentato la Ninja Academy probabilmente le conosce già. Loro sono Adele Savarese, Coordinatrice didattica e Chief Content Officer di Ninja Academy, e Federica Bulega,  Corporate Training Coordinator  di Ninja Academy e Account Manager di Ninja. Per l’occasione, però, sono state rispettivamente Merritt Moore, ballerina professionista nonché fisica quantistica e Amelia Earhart, la prima donna aviatrice della storia.

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Credits: Emilio Pantuliano

Due simboli al femminile che accompagnano il rebranding Ninja

Se il nuovo Ninja promette di essere ancora più al passo coi tempi, grazie all’ampliamento dei temi trattati, non poteva restare fuori uno dei topic più forti del momento: il ruolo femminile nella società e nelle imprese. E Adele e Federica hanno immaginato di interpretarlo così, scegliendo due delle protagoniste delle Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli e vestendone i panni.

«Abbiamo scelto queste due donne come modelli positivi di coraggio, spirito d’avventura, determinazione nel perseguire le proprie passioni», spiega Adele.

«“Adventure is worthwhile in itself” è una citazione che racchiude la visione del mondo di Amelia Earhart, pioniera dell’aviazione americana, che condivido completamente. È l’avventura il motivo per cui vale la pena di vivere. Ho scelto di offrirle un tributo perché mi sento un’esploratrice che non si tira mai indietro a nuove sfide, personali e professionali», ci dice Federica.

E queste due donne, in fondo, parlano anche di tutta la componente femminile del team Ninja, una parte importantissima di questa grande squadra e di tutte le donne che oggi affermano finalmente il loro valore e reclamano il loro posto anche nei ruoli di comando.

La storia di Merritt Moore

Merritt Moore è una donna che passa continuamente dalle scarpette da ballo con le punte di gesso al camice e agli occhiali da laboratorio. Ha ballato con lo Zurich Ballet, il Boston Ballet, l’English National Ballet, il London Contemporary Ballet Theatre e attualmente il Norwegian National Ballet. Ma nel frattempo si è laureata con lode in fisica ad Harvard e ha conseguito un dottorato in ottica quantistica presso l’Università di Oxford.

È stata nominata tra i Forbes 30 under 30 del 2018 ed era una dei 12 candidati astronauti selezionati, su migliaia di candidati, per il programma di BBC Two “Astronauts: Do you have what it takes?”.

Merritt non voleva più sentire che per lei era possibile perseguire solo il sogno della danza o solo la carriera come fisica. Per questo ha lavorato duramente per dimostrare che arti e scienze non si escludono a vicenda e per ispirare migliaia di giovani ragazze e ragazzi dimostrando che non esiste un percorso standard per fare le cose nella nostra vita.

Attualmente Merritt lavora sulla commistione tra scienza e arte, guidando un movimento che crea lavori all’avanguardia che integrano la fisica e la danza sotto forma di film in realtà virtuale, installazioni di danza con robot o contenuti online.

La storia di Amelia Earhart

La vita (e la morte) di Amelia Earhart sono diventate così leggendarie che, a distanza di settant’anni c’è ancora chi cerca il relitto del suo aereo misteriosamente scomparso sul Pacifico nel 1937. Questa donna coraggiosa, infatti, è ricordata come la prima aviatrice della storia, con i suoi capelli corti e i suoi completi maschili.

In realtà la storia le ha poi reso una gloria superiore a quella che lei stessa si aspettasse: non è stata soltanto la regina dei cieli, ma per tantissime donne è diventata un’icona, un simbolo che arriva fino ai giorni nostri.

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Quando Amelia Earhart cominciò a sfidare i cieli, negli anni Venti, l’aviazione era nella sua epoca d’oro: gli aerei erano ormai capaci di trasvolare i mari e perfino di trasportare carichi. Così anche alcune donne cominciavano a cimentarsi come pilota, prendendo il brevetto di volo, ma nessuna divenne mai famosa come Amelia. Dopo il successo della trasvolata atlantica in solitaria nel 1932, Amelia visitò l’Europa dove venne accolta come un Capo di Stato, ma questo non era sufficiente.

La gloria era nel tentativo di quel volo sul Pacifico, con il suo areoplano giallo (il Canarino) che la consegnò poi definitivamente al mito.

“Sono molto consapevole dei rischi – aveva scritto prima di partire -. Voglio farlo perché voglio farlo. Le donne devono tentare di compiere le stesse imprese che hanno tentato gli uomini. Se falliscono, il loro fallimento dovrà essere una sfida per altre donne”.