Da sapere

Cinque cose sul branded content che ogni azienda dovrebbe conoscere

Uno strumento che in mano al brand giusto è in grado di lasciare il segno nella vita delle persone

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Si è concluso oggi a Roma The Brand Must Go On, l’evento dedicato ai brand, ma soprattutto alla sfida che oggi coinvolge anche i media e gli universi narrativi, come programmi o serie tv.

Se un tempo infatti ai brand bastava la pubblicità per essere nella mente delle persone, oggi è necessario costruire una vera identità, che mostri i messaggi dell’azienda attraverso strumenti e strategie capaci di entrare nella vita di clienti e potenziali tali. I contenuti e soprattutto i contenuti di qualità diventano la chiave per creare quelle che nel tempo si trasformeranno in vere e proprie relazioni.

Se ci pensiamo bene, in fondo, tutti i brand che si sono sedimentati a lungo nell’immaginario collettivo (pensiamo a Coca-Cola, o a Barilla se vogliamo restare in Italia) hanno già costruito in questo modo la loro relazione con le persone, creando contenuti sempre diversi, che sono entrati nella nostre vite ogni giorno.

Ecco quindi, cinque cose fondamentali da ricordare sul branded content.

Coca-Cola-Journey

1. Una novità che in realtà non è nulla di nuovo

In effetti, a ben guardare, il branded content non è un format nuovo nato con il digitale, anzi. Si tratta di una delle prime forme di pubblicità, quando le aziende supportavano come sponsor specifici show e programmi per il cinema e poi per la televisione. Un esempio su tutti: le soap opera prendono il loro nome proprio dal tipo di prodotti pubblicizzati nelle prime produzioni statunitensi, detersivi e saponi di aziende che si rivolgevano al pubblico femminile quale destinatario principale della soap opera.

Molte di queste aziende, invece di finanziare solamente le produzioni di soap opera attraverso la pubblicità, si impegnarono direttamente nella loro produzione, come P&G per la soap opera Sentieri.

Sentieri

2. Il branded content coinvolge di più

Il branded content non è semplicemente un trend o una moda, ma è uno strumento che funziona effettivamente. A dirlo sono i dati, perché i consumatori che vengono coinvolti da un branded content ricordano il brand promosso circa il 59% in più rispetto a un annuncio display a ad altri contenuti dello stesso brand.

Proprio perché il soggetto principale non è il prodotto o il marchio, che rimane in sottofondo costante, questo crea più fiducia nelle persone e contribuisce a creare un rapporto con il brand. Ricordi ad esempio la campagna Real Beauty di Dove?

3. Non è più il brand a cercare i clienti, ma il contrario

Poiché i branded content sono contenuti di qualità, potrebbe verificarsi lo strano fenomeno per cui saranno gli stessi consumatori a cercare i canali del brand per vederne i contenuti. Non sarà più l’azienda a “inseguire” i clienti, ma il paradigma sarà ribaltato.

4. Il contenuto branded deve sempre essere in linea con il brand

Ogni branded content deve essere costruito intorno al brand stesso, tenendo sempre in considerazione tone di voce e community di riferimento. Quello che deve emergere, infatti è l’identità del brand nella sua autenticità e unicità.

5. I branded content non sono una moda passeggera

Lo dicevamo nel punto uno e non possiamo non ribadirlo: il branded content non è qualcosa che è nato con il digitale, ma porta con sé una lunga (e blasonata) tradizione. Ecco perché è necessario considerarlo come uno degli strumenti a disposizione dei brand non solo qui e ora, ma nel lungo periodo. Costruire contenuti che rispecchino davvero il brand può rivelarsi la chiave per entrare nel cuore delle persone e soprattutto per restarci.

barbie

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