Pericoli online

Cinderella Challenge, la pericolosa (e folle) sfida sui social tra le teenager

Comprendere dove questa "società estetica" stia sbagliando, è doveroso e necessario affinché i social network non si trasformino in armi

Valerio Faedda
Valerio Faedda

Web Editor & Social Media Manager @Club Esse

Perché? Perché? Perché? E ancora, perché?! Mentre ci si fa domande su qualsiasi cosa riguardi l’introduzione delle nuove tecnologie nella vita di tutti i giorni, sulla rivoluzione digitale e su come i social media stiano cambiando per sempre la percezione del mondo circostante, forse ci si pone poche volte delle domande semplici che cominciano con “Perché?”.

Perché sempre più adolescenti sentono il bisogno di fare log out dai social network? Perché il messaggio effimero di un’estetica legata alla first impression tarda a cambiare? Perché i ragazzi, pur di avere visibilità, mettono in pericolo la propria vita, come forse inconsapevolmente accade con la Cinderella Challenge?

E, soprattutto, perché troppo spesso se ne parla in un articolo, senza poi affrontare il disagio con iniziative concrete di ascolto?

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Sono tante, troppe probabilmente, le domande a cui si dovrebbe cercare di dare una risposta. Quello che si può sicuramente fare però, è cercare di comprendere l’ennesima folle mania che circola tra le teenager sul web: la Cinderella Challenge, ovvero una sfida dove le ragazze si “affamano” per avere un giro vita sottile come quello irrealistico della celebre principessa Disney.

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Il rapporto degli utenti con i social media

Un interessante studio condotto dall’Office for National Statistics, mostra, su un campione di 2.500 intervistati e divisi per gruppi generazionali dai 16 anni in su, la percentuale di utenti che pensa che i social media abbiano avuto un impatto positivo sulla società nel Regno Unito nel 2017.

Il dato statistico curioso nascosto tra queste cifre è che tra i più giovani internauti della cosiddettà Gen Z (che suona molto come il titolo di un film inedito del mitico George A. Romero), solo poco meno di un terzo pensa che i social influiscano positivamente sulla società.

In un rapporto dell’Unicef, che affronta il benessere degli adolescenti tra gli 11 e i 15 anni che vivono nei paesi occidentali, si prende atto che l’Italia risulta essere il paese con gli adolescenti più infelici.

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Mentre attraverso i dati di MTF, The Conversation ha realizzato una lucida analisi, tentando di tracciare un indicatore dei livelli di felicità di un milione di adolescenti americani.

Da questi dati si evince che i giovani che spendono troppo tempo in rete, utilizzando i social network, applicazioni di messaggistica e video chat risultano molto più infelici di chi invece spende il proprio tempo all’aria aperta, con gli amici, o a praticare sport, servizi di volontariato o religiosi, a fare i compiti o a leggere.

Tutto ciò, ci dà l’opportunità di riflettere: è possibile che i brand, i marketer, i comunicatori, i media e in generale la società mediatica tutta, stiano veicolando un messaggio sbagliato, basato sull’estetica e sull’apparenza delle cose, e che tale messaggio non sia più sufficiente per le nuove generazioni, il cui unico modello di riferimento è la cura ossessiva della bellezza esteriore?

Sono davvero i dispositivi a disposizione e la nuova tecnologia responsabili di questa “infelicità epidemica” (sempre per citare The Conversation), che provocano l’aumento della diffusione di disturbi come depressione, autolesionismo e suicidio?

Cinderella Challenge: solo l’ennesima sfida social tra le tante

Dal Thigh Gap al Bikini Bridge, passando per la Condom Snorting Challenge fino ad arrivare alla Cinderella Challenge. Che cos’è, lo spiega bene la dottoressa Barbara Greenberg, psicologa nel campo adolescenziale e familiare del Connecticut: “Il gioco finale o l’obiettivo è quello di sviluppare un corpo con proporzioni simili a Cenerentola, con quella vita incredibilmente piccola“, adatta solo (e forse nemmeno più di tanto) ad un personaggio immaginario della Disney.

Per ottenere tale risultato ovviamente, le ragazze che “accettano” questa sfida proveniente dal Giappone, si impegnano in una dieta faticosa che a volte può portare a disturbi alimentari, con conseguenze molto pericolose.

Ed esisterebbe anche una formula (naturalmente priva di qualsiasi valenza scientifica) per calcolare il “giusto” peso da raggiungere (classificabile come “sottopeso” secondo il più tradizionale IMC o Indice di Massa Corporea), che si otterrebbe moltiplicando il quadrato della propria altezza per 18.

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“All’inizio può sembrare davvero innocuo, ma in realtà è piuttosto pericoloso”, ha affermato la Greenberg, sostenendo che per ottenere quei risultati, le giovani utenti social, di età compresa tra la tarda adolescenza e i primi 20, cominciano una “dieta” che le frustra fino a farle detestare i loro corpi.

E in effetti, a guardare le reazioni delle iGen su Twitter, verrebbe proprio da pensare che non ci sia (per loro) niente di male nel partecipare alla Cinderella Challenge.

I don’t get what’s so controversial. Some people just want to be skinny. There’s nothing wrong with that.

— ♡ (@smhaimee_) 22 febbraio 2018

My weight goal is actually my Cinderella weight…

— c s/h (@ultsyeoI) 22 febbraio 2018

To reach my Cinderella weight, I’ve got to lose 49 lbs.

— ᶜᴴᴬᴺᴱᴸ? (@Chanel_twt_) 22 febbraio 2018

“C’è molta pressione non solo per fare bene a scuola, per avere amici, per raggiungere risultati”, ha detto la Greenberg. “E uno di questi è un corpo dall’aspetto prepubescente irrealistico, che è impossibile per una ragazza che ha raggiunto la pubertà“.

E come spesso accade, queste sfide si trasformano in una competizione social, dove se riesci ad ottenere questo o quel risultato diventi membro di un club esclusivo che però non esiste, se non per coloro che ne sono coinvolte.

Conclusioni molto poco fiabesche

Se si pensa che il tempo che passiamo online è praticamente raddoppiato in dieci anni (dal 2006 al 2016) e che l’82% degli iGen, o Gen Z, o più comunemente denominati fino allo scorso decennio come adolescenti, utilizza i social network tutti i giorni, si può essere portati a pensare che l’infelicità, l’inadeguatezza e la frustrazione dei giovani, siano decisamente collegate all’utilizzo sconsiderato e sregolato della tecnologia.

Esistono anche altri dati, che svelano un secondo lato della faccenda, ovvero che gli adolescenti che non usano affatto la tecnologia sono tendenzialmente un po’ meno felici di quelli che la usano con moderazione.

Perciò, si potrebbe affermare che le persone più felici siano quelle che, con l’aiuto del buon senso e di qualche regola, usano con cautela la tecnologia e trascorrono un po’ di tempo davanti a uno schermo, ma senza esagerare. Quanto? Meno di un’ora al giorno, poi uscite a fare qualcos’altro.

E se proprio non si riesce a fare a meno del proprio smartphone o del computer, la soluzione ideale sembrerebbe quella di esporre un po’ meno i nostri giovani ad un sistema mediatico e a tutti i canali che lo compongono, poiché indirettamente o meno, esercitano delle pressioni veicolando immagini corporee piuttosto irrealistiche, come nel caso della Cinderella Challenge.

Questo, almeno fino a quando non si comprenderà che anche i brand, i marketer e i comunicatori devono assumersi una responsabilità definita rispetto a ciò che comunicano.

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Valerio Faedda

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La cinematerapia con me è l'unica cosa che funzioni. Osservo tutto, leggo tutto e ascolto tutto, poi, faccio come mi pare con entusiasmo. Laureato in Comunicazione multimediale ... continua

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