Health Tech

Verso l’uomo bionico, così sarà l’Health grazie alla stampa 3D

Tessuti, organi,protesi ecco come le stampanti 3D cambiano il settore healthcare

Silvia Di Gennaro

Marketing & Communication Assistant

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L’aumento dei costi sulla sanità prospetta una crescente diminuzione della copertura per la popolazione mondiale (già oggi, solo la metà ne ha accesso) e un aumento della spesa pro-capite su cure e farmaci (per coloro che ne hanno la possibilità).

La tecnologia, e in questo caso le stampanti 3D, possono far crescere l’aspettativa di vita proponendo soluzioni a costi contenuti, aumentando l’accesso alle cure e rivelandosi, quindi, una vera rivoluzione Health Tech.

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Le stampanti 3D non sono un’invenzione recente: furono brevettate per la prima volta nel 1986 dall’ingegnere americano Chuck Hull. Rimaste per anni un baluardo di una piccola nicchia, è con l’avanzamento della digitalizzazione e la rivoluzione 4.0 che grandi brand mondiali, così come startup e privati, ne stanno sperimentando le potenzialità.

Le stampanti 3D si prestano a svariati usi e settori dall’automotive all’abbigliamento fino alla gioielleria, ma è nel Health Tech che a oggi rivelano applicazioni “sbalorditive”.

Protesi Personalizzate

Si parla in ogni settore dell’importanza di personalizzare un prodotto, un servizio, un’assistenza per il consumatore.; lo stesso vale per la medicina. Quando parliamo di medicina personalizzata ci riferiamo a terapie su misura del paziente, basate sulle sue caratteristiche uniche. Con le stampanti 3D è possibile anche realizzare protesi personalizzate che si adattano perfettamente al corpo del paziente che ne ha bisogno.

Un altro esempio sono gli esoscheletri robotici, che aiutano i pazienti disabili a rimettersi in piedi e camminare, grazie a una struttura su misura alimentata da motori elettrici. Ekso Bionic è una delle aziende pioniere in questo campo e nel 2016 ha ottenuto l’autorizzazione da FDA per il loro utilizzo clinico.

Gli esoscheletri robotici non sono importanti solo per le persone disabili: per esempio, sempre nel settore della sanità, potrebbero supportare i medici durante lunghe ore in sala operatoria.

Bio-stampanti e Ingegneria tissutale

Con bio-stampanti 3D si intendono stampanti alimentate da bio-inchiostro con all’interno cellule, in grado di ricreare tessuti, organi e organoidi simili a quelli umani.

Tra le applicazioni che riusciamo a immaginare con più facilità, c’è il trapianto di organoidi riprodotti con cellule staminali che, una volta impiantati nel corpo, andrebbero a crescere autonomamente fino a sostituire l’organo malato, nel momento in cui smette di funzionare.

Un ramo importante da tenere presente è quello  della ricerca: la possibilità di testare su tessuti e organi simil umani l’efficacia di farmaci potrebbe cambiare totalmente (in meglio) la vita degli animali che vengono ancora utilizzati come cavie. L’utilizzo delle bio-stampanti potrebbe quindi ridurre il rischio di inefficacia nella cura del paziente e l’enorme perdita di denaro investito dalle industrie farmaceutiche.

Health Tech per la Stampa della cute in 3D

Per le vittime di ustioni la stampa 3D della cute umana potrebbe rappresentare una possibilità per ripristinare la pelle sfigurata da incidenti. A oggi infatti i trapianti cutanei oltre ad essere dolorosi, sono limitati da un punto di vista estetico e non possono riparare tutte le tipologie di danno.

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Un team di ricercatori dell’Università Carlos III a Madrid, in collaborazione con l’azienda BioDan Group, ha presentato il prototipo per una bio-stampante 3D che, alimentata da plasma umano e materia estratta dalle biopsie della pelle, è in grado di riprodurre circa 100 cm² di cute umana in solo mezz’ora.

Il trapianto non è l’unica applicazione della “cute 3d“. Nel 2015,  L’Oreal è entrata in collaborazione con l’azienda Organovo per sviluppare le “cute test” sui prodotti cosmetici.

Farmacologia

Un’altra rivoluzione della stampa 3D, in grado di capovolgere il mondo farmaceutico e la vita dei pazienti, è la pillola stampata in 3D, che contiene più farmaci (quelli di cui abbiamo bisogno) con differenti tempi di rilascio. La cosiddetta “polypill” è stata già testata su pazienti affetti da diabete e prospetta di diffondersi in altre aree di cura.

Qualcuno ipotizza che in futuro sarà il paziente stesso a stampare da sé i farmaci ordinando online “i componenti”. Tuttavia le norme stringenti che regolano il settore farmaceutico rendono difficile pensare a una realizzazione in tal senso, almeno per il momento.

Strumentazioni Mediche

La stampa 3D ridurrebbe in modo sostanziale i costi sanitari realizzando le strumentazioni mediche, sia nell’utilizzo diretto sul paziente, come ad esempio stampi in gesso (personalizzati) o stecche a sostegno di dita rotte, sia per testare operazioni su modelli di tumori o organi del paziente prima di arrivare in sala operatoria.

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