Social

#MeToo in Cina, contro la censura le donne usano le Emoji

E se l'hashtag più popolare al mondo contro la violenza sulle donne viene censurato sui social cinesi? Niente paura, ci sono le Emoji!

Chiara Morini

Contributor

    Nel 2004, Luo Xixi era una giovane dottoranda dell’Università Beihang di Pechino quando rimase vittima di molestie da parte di un suo professore.

    Appena pochi mesi fa Xixi, ispirata dal successo dell’hashtag #MeToo a partire dagli scandali per molestie sulle donne dello showbiz hollywoodiano nati con il caso Weinstein, decise di scrivere su Weibo una lettera aperta per raccontare quel fatto accaduto proprio durante l’università.

    C’è solo un problema: come molti hashtag o trend in tema di diritti sociali, anche a #MeToo è toccato il ban del governo cinese che proibisce o cancella parole poco gradite, o meglio, “sensibili”. L’ingegno degli utenti cinesi ha sempre avuto la meglio, anche se per poco.

    Censura e Web in Cina: il caso #MeToo è solo una goccia nell’oceano

    Quando si parla di censura in rete è quasi d’obbligo un riferimento alla Cina, Paese che sin dai primi anni del World Wide Web ha sempre incontrato enormi ostacoli nella diffusione di notizie. Eppure gli utenti cinesi hanno spesso negli anni trovato ingegnosi escamotage per poter dire la loro opinione seppur camuffandola.

    i social network e la censura

    Nel 1998 il Partito Comunista Cinese, temendo di non riuscire a contenere la diffusione di informazioni sul network da parte del piccolo e temuto Partito Democratico Cinese, bannò sul web tutte le notizie relative a quest’ultimo e diede inizio al Golden Shield Project, meglio conosciuto come progetto del Great Firewall of China.

    Ma nel 2009 sul web cinese iniziò a circolare una strana storia di un animale fantastico: si trattava di un alpaca con un bizzarro nome, Caonima, letteralmente “Grass Mud Horse” traducibile come alpaca ma foneticamente simile a quella parola che, in inglese, sarebbe traducibile come “Motherf*cker”, una delle parolacce vietate sul web cinese insieme a molte parole scomode al governo.

    caonima

    Ad aiutare i cinesi nell’impresa di aggirare la censura c’è sempre stata la lingua tonale unita alla scrittura di natura pittografica: l’una in grado di lasciare l’orecchio libero di interpretare le parole simili a quelle “sgradevoli”, l’altra capace di eludere qualsiasi filtro applicato dalla censura sui social.

    Dagli animali fantastici le Emoji: #MeToo diventa #??

    I tempi cambiano e anche i metodi di opporsi alle prepotenze. Ecco che in ausilio degli utenti della Cina arriva un alleato molto social: le Emoji. Invece che eludere la censura con metodi complessi come l’invenzione di nuove parole omofone a quelle proibite o addirittura la creazione di creature immaginarie, sembrerebbe molto più semplice sfruttare le immagini da tastiera.

    Ecco che allora molte donne cinesi che volevano condividere esperienze sull’argomento o semplicemente diffondere un messaggio aggiungendo il relativo hashtag, non potendo usare il famoso #MeToo hanno iniziato a scrivere #??.

    180307181642-20180307-chinese-me-too-illo

    A questo punto entrano in azione due chiavi di lettura: quella visuale e quella linguistica. Visualmente parlando si tratta di due semplici Emoji, uno raffigurante una ciotola di riso, l’altro la testa di un coniglietto. Linguisticamente parlando, non è un caso però che la parola cinese per riso sia traslitterabile con la sillaba “Mi” e quella per coniglio con “Tu” (secondo il sistema di trascrizione romanizzata Pinyin, ndr.).

    Per chiunque parli e legga il cinese mandarino è facile quindi leggere le due immagini come l’equivalente sonoro di #MeToo.

    Dietro il faccino di un coniglietto c’è la rabbia di migliaia di donne

    Non solo quelle negli Stati Uniti ma anche le donne cinesi stanno cercando di trasformare un momento di protesta in una serie di azioni concrete. In Cina purtroppo manca una chiara definizione del reato delle molestie sessualiuna legge del 2005 ha infatti reso punibili le molestie sul posto di lavoro, ma non è mai stato dato un senso concreto del significato di “molestie”, rendendo il reato praticamente non ascrivibile.

    180307221652-china-sexual-assault-me-too-movement-rivers-pkg-00024307-full-169

    Sui social media cinesi frasi come “contro molestie sessuali” sono state bannate insieme a moltissime petizioni online per la causa e allo stesso hashtag #MeToo (#我也是 – anch’io), costringendo così gli utenti all’utilizzo di omonimie e altri metodi per raggirare la censura (#??oppure #米兔 – riso coniglio-) .

    A diffondere il messaggio c’è anche lo sforzo di un movimento femminista che, sin dalle prime avvisaglie di censura, ha iniziato a diffondere informazioni e petizioni anche grazie all’ausilio dei due Emoji #??.

    Al momento il movimento che si occupa della diffusione di questo tipo di informazioni è composto da giovani donne istruite e tutte emigrate verso altri Paesi, ma per ognuna di queste donne ce ne sono centinaia rimaste nell’ombra.

    O forse di più visto che gli organi preposti al controllo dei social diventano sempre più precisi e impeccabili nello scovare tutto ciò che può essere o sembrare eversivo. Al momento della stesura di questo articolo, infatti, sembrava quasi impossibile trovare tracce del suddetto hashtag sia sulla piattaforma di microblogging Weibo che su WeChat.

    Scritto da

    Chiara Morini

    Contributor

    Mangiatrice compulsiva di serie tv e graphic novel, (soprav)vive a Roma ma intraprende frequenti voli pindarici intorno al mondo. Ha iniziato come soffiatrice di cartucce del ... continua

      Condividi questo articolo


      Segui Chiara Morini .

      Amiamo ricevere i tuoi commenti a ideas@ninjamarketing.it