Disabilità

Dare voce alla lingua dei segni, in tempo reale. C’è riuscita una startup ungherese

Non è fantascienza, anzi non è mai stata così reale la possibilità di dare un suono alla lingua dei segni grazie a SignAll la startup in grado di tradurre i gesti in parole

SignAll è un sistema di interpretazione e traduzione che si pone l’ambiziosa sfida di trasformare in suoni la lingua dei segni (LIS).

La parte più difficile di questo progetto non è la mera interpretazione dei segni, come racconta l’azienda: la componente gestuale, infatti, è forse l’aspetto più semplice da tradurre, funziona proprio come un dizionario! Il vero problema, lo è di quasi tutte le tecnologie e le intelligenze artificiali, è assomigliare davvero all’uomo, quindi coniugare alla traduzione espressioni, tono e metrica della frase.

La startup ungherese SignAll ha creato uno strumento di traduzione composto da tecnologie visive: 3 videocamere, sensori audio, tecnologie di decodifica e un Pc in grado di trasmettere ad alta voce il discorso “gesticolato” in LIS, dandone la più fedele interpretazione possibile.

Come funziona

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SignAll sembra aver scovato il segreto per tradurre ad alta voce la linguadei segni, una lingua composta non solo da segni e gesti, ma anche, e soprattutto, da espressioni visive e movimenti.

Ecco perchè il prototipo creato è fatto di una combinazione di telecamere, sensori e pc, in grado di catturare i movimenti compiuti e tradurre i gesti in un linguaggio parlato, quasi in tempo reale.

La tecnologia può essere tarata su ogni interlocutore, così da dare alla traduzione un significato ancora più preciso e personale (in questo caso si parla di traduzione e non trascrizione in quanto la lingua dei segni non si compone di un vero e proprio alfabeto come quello fonetico, ma più di gestualità in grado di esprimere concetti).

Come ogni Chatbot che si rispetti SignAll, non si limita solamente ad evidenziare le singole parole espresse, ma ragiona con frasi di senso compiuto in modo da riuscire a dare forma a veri e propri discorsi, composti da parole, tono di voce ed enfasi del messaggio.

Non bastava solo comporre frasi di senso compiuto, era importante soprattutto rendere umano un discorso che da mani umane prende forma.

Chi ha inventato SignAll

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Ungherese, fondata da un ragazzino problematico e da un nerd matematico; parliamo di Dolphin Technology, l’azienda che ha dato vita a SignAll, spin-off protagonista della codificazione della lingua dei segni in linguaggio verbale.

L’azienda nasce nel 2004 e fin da subito si distingue per la passione per la tecnologia al servizio dell’uomo. Nel 2014 si impegna nel progetto di SignAll riscuotendo successi sia nazionali sia internazionali fino ad aggiudicarsi, nel 2016, più di un milione di finanziamento internazionale per la produzione di una tecnologia in grado di tradurre la lingua dei segni americano in tempo reale.

L’obiettivo di rendere possibili conversazioni quotidiane tra persone udenti e persone affette da deficit uditivo e vocale non è mai stato così vicino: a dimostrazione di come la tecnologia debba fare del suo meglio per rendere la vita agli uomini più semplice e che gli uomini debbano essere in grado di padroneggiarla in modo impeccabile per diventare progresso tecnologico.

Le altre idee per colmare differenze di linguaggio

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Che la tecnologia debba far scavalcare agli uomini ostacoli che prima sembravano insormontabili, soprattutto nel campo del dialogo, prima ancora della condivisione, lo sa bene anche Uber, il colosso della liberalizzazione dei trasporti, che nella sua app Ubereats ha previsto l’inserimento di una componente aggiuntiva in grado di aiutare i propri drivers sordomuti a farsi capire dal cliente. Dire Ciao o Grazie non sarà mai stato così semplice!

Se torniamo a parlare di tecnologie per rendere vocale la lingua dei segni, non possiamo non citare la startup italiana Limix che si pone l’obiettivo, con la sua tecnologia Talking Hands, quello di trasformare la LIS in discorsi fonetici con traduzione in simultanea ed interazione con le tecnologie casalinghe, per il nuovo prototipo; insomma sensori e mani bioniche in grado di dialogare con l’automazione della casa.

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Infine ci sembra giusto citare l’università di Antwerp negli USA che ha studiato un braccio robotico in grado di fare esattamente il contrario di ciò che abbiamo detto fin ora: la traduzione dal linguaggio verbale alla lingua dei segni in modo simultaneo e veloce. Ancora una volta con l’obiettivo di integrare le persone affette da questa disabilità di non perdere nemmeno una parola del discorso.

SignAll e tutti gli altri casi ci dimostrano, finalmente, che la tecnologia può e deve essere anche dalla parte degli uomini e non uno strumento di alienazione dalla realtà.*

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*EDIT: Articolo modificato in parte in seguito alla segnalazione di un lettore. Il termine corretto per lingua che veicola i propri significati attraverso un sistema codificato di segni delle mani, espressioni del viso e movimenti del corpo è “lingua dei segni” e non “linguaggio dei segni” come riportato nella precedente versione del post.

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