Scenari

Le smart cities non sono (ancora) intelligenti quanto crediamo

Senza la capacità di sfruttare queste opportunità, le nostre city-region potranno diventare più grandi ma non saranno di certo più intelligenti

Sono molte le discussioni generate intorno all’argomento delle smart cities, ma il dibattito sembra essersi spostato verso le smart region, che oggi rappresentano una grande opportunità per valorizzare le caratteristiche del tessuto urbano italiano ed europeo. 

smart city

Le città di tutto il pianeta, per rispondere al fenomeno crescente dell’urbanizzazione, puntano a diventare smart. Ne sono un esempio Seoul, San Francisco, New York, Londra, Barcellona e Milano (nel suo piccolo). 

Le previsioni dell’ONU

La sfida sembra quella di trovare soluzioni efficaci per ridurre i consumi energetici e allo stesso tempo potenziare i servizi offerti ai cittadini. La migrazione verso le città sta aumentando a tal punto che, entro il 2050, l’ONU prevede che circa due terzi della popolazione mondiale vivrà nelle città.

Ragioni economiche, sociali e politiche ci chiedono di controllare il processo di urbanizzazione che negli ultimi anni è accelerato in maniera esponenziale. Una vera e propria necessità che ci impone l’obiettivo di gestire in maniera intelligente tutto il tessuto urbano. L’operazione sarà possibile solo grazie all’uso delle nuove tecnologie e, in particolare, alle potenzialità dei dati.

Oltre a essere efficienti e operative, le città dovranno essere creative e innovative. Dobbiamo rendere i centri urbani, posti eccellenti per fare business, luoghi attraenti per vivere e lavorare, così da attirare persone e imprese. Devono anche essere inclusivi e non esclusivi.

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L’idea di smart city

La smart city può essere considerata come la sintesi di sei componenti: economia, persone, governance, mobilità, ambiente e assistenza quotidiana.

Il collegamento tra questi ambiti dovrebbe portare alla costruzione di strumenti di governance che garantiscano una corretta organizzazione e gestione di tutti gli aspetti legati all’integrazione dell’infrastruttura digitale, contribuendo alla costruzione della smart region.

Le cose, però, non sono mai così semplici come sembrano. La scarsa qualità dell’aria, uno dei più importanti rischi ambientali per la salute pubblica, è diventata una grande priorità. Ad esempio, l’invito del governo britannico a vietare entro il 2040 la commercializzazione di auto a benzina e diesel promuoverà veicoli elettrici e sosterrà l’agenda verde; una legislazione decisamente a favore delle smart city e di una maggiore mobilità sostenibile.

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Un’opportunità che potrebbe migliorare sia l’utilizzo dell’energia che la logistica dei trasporti, rendendo la vita più facile ai pendolari e alle persone che vivono in città. Inoltre i sistemi di trasporto pubblico trarrebbero ulteriore beneficio da un monitoraggio rigoroso e in tempo reale dei flussi di persone, fornendo opzioni alternative di percorso.

Il problema dell’elaborazione dei dati

L’altra questione che riguarda le smart city si focalizza su come sia possibile crescere e allo stesso tempo attrarre imprese innovative. Le persone qualificate e le imprese ad alte performance si attraggono reciprocamente, ed entrambe sono attratte da luoghi con buone scuole, alloggi, servizi, beni culturali, attrazioni, nonché sistemi di trasporto efficienti e aria pulita. L’obiettivo è generare un circolo virtuoso di crescita e rinnovamento che possa portare beneficio a entrambe le parti.

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Il pensiero economico neoclassico afferma che i mercati operano in modo più efficiente se riducono i gap di informazione e le asimmetrie. Le smart city, con la loro attitudine alla raccolta e all’analisi dei dati, sono quasi pronte ad incarnare questo pensiero.

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Ma il problema è un altro: anche se abbiamo accesso a un numero crescente di dati, il costo per ottenerli ed elaborarli resta comunque alto. Se l’obiettivo è quello di consentire l’integrazione in tempo reale di più fonti, il costo e la complessità non dovrebbero essere così sottostimati. 

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I comuni e le piccole città sono rimasti ai confini di un intenso processo globale di rinnovamento dei tessuti urbani che richiede l’estensione del modello smart city a territori di vasta scala: le smart region intese come città intelligenti diffuse a livello territoriale.

Il più grande ostacolo deriva dalla mancanza di abilità e capacità specifiche della forza lavoro. In realtà le città non sono così intelligenti come sembrano, sono le persone ad esserlo. La nostra sfida, infatti, è quella di sviluppare le competenze necessarie per essere in grado di analizzare e interpretare il significato di questi dati. Senza la capacità di sfruttare queste opportunità, le nostre city-region potranno diventare più grandi ma non saranno di certo più intelligenti.