Opinioni

“Il Fascismo della Silicon Valley che vorrebbe chiudere Internet e fermare bitcoin”

Internet sta morendo, Stripe non accetta più bitcoin, Visa e Mastercard ne bloccano le transazioni e i magazine di mezzo mondo reggono il gioco

Pietro Bonomo
Pietro Bonomo

Digital Entrepreneur

Scrivo questo articolo con un po’ d’imbarazzo, perché digito queste parole in aereo, sul mio iPhone. Con ogni probabilità lo condividerò su Facebook e qualcuno, un giorno, lo troverà attraverso le pagine dei risultati delle ricerca di Google. Tutti attori delle mie elucubrazioni a seguire.

Scrivo questo articolo perché, ultimamente, ogni volta che per mestiere o per diletto vivo questi ambienti comunicativi, sento un forte disagio. Una sorta di nube nera di senso di colpa e costrizione morale ed intellettuale mi tormenta. Vorrei uscire da certe logiche ma non posso. Questo è il problema. Fuori da certi schemi o canali esiste solo la condanna all’oblio. Outcast.

La nuova Autarchia

Autarchia è un termine che per noi Italiani può essere più che altro una reminiscenza, perché uno degli esempi più rilevanti di “economia chiusa” è proprio Made in Italy and Germany.

Si tratta dell’economia voluta dai governi dei nostri cari Hitler e Mussolini per i quali, nelle loro politiche di conquista del mondo, l’apertura a collaborazioni e scambi internazionali non era in agenda. Piuttosto, piaceva copiare il meglio degli altri e farne una versione propria, al fine di azzerare la necessità d’importazione di beni e sfruttare al massimo le risorse interne.

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Ma si sa: l’uomo non è naturalmente incline a stare dentro recinti o confini, a meno che non sia obbligato con la forza da politiche locali. Quindi, per far funzionare un’economia chiusa, è necessario creare un sistema di polarizzazione dell’informazione e vari mezzi di repressione per mantenere il controllo. Solitamente si cerca un colpevole di tutti i mali del mondo, magari una minoranza che compie azioni disdicevoli e che va estirpata per scongiurare il pericolo.

Ormai l’Algoritmo comanda il mondo

Su queste basi nasce il concetto di Fascismo. Questa volta, sorprendentemente, la sala dei bottoni non è nei palazzoni romanici dei centri nevralgici della vecchia Europa, ma nei futuristici spazi della Silicon Valley americana, tra Palo Alto, Mountain View e Cupertino.

Più mi aggiro nelle zone blu di Facebook, cerco qualcosa su Google o finisco vittima della sterminata offerta di Amazon, più mi rendo conto che le sinapsi si restringono e le informazioni che registro ed elaboro sono sempre minori, meno critiche e più consolidate.

Sul Web, il bianco è sempre più bianco ed il nero, sempre più nero.

Questo accade soprattutto quando parlo con amici e colleghi. Andiamo quasi sempre d’accordo! Ma com’è possibile? È l’Algoritmo! L’Algoritmo ci ha accoppiati di proposito.

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Per fortuna, vivo in una zona del mondo dove mi trovo a contatto con le più estreme contraddizioni e questo mi aiuta a rendermi conto che in realtà non so nulla. Il poco che conosco non è mai perfettamente coerente e sento di non essere sicuro di niente.

Di conseguenza, iniziano delle micro rivoluzioni personali che mi portano a delle idee che, a volte, voglio realizzare. Ed ecco che iniziano i problemi di compliance con il Reich imbastito dai generali della terra dove tutto è possibile: la Silicon Valley.

Il ban di Facebook e la guerra alle crypto

Porto un esempio che mi è particolarmente caro, il ban annunciato da Facebook dei contenuti relativi alla Blockchain. Facebook pare proprio voglia bloccare la promozione di tutti i contenuti che riguardano la blockchain. Non solo le ICO e le proposte d’investimento, ma qualunque contenuto che contenga parole chiave come bitcoin, cryptocurrencies o simili.

Questo proprio dopo aver annunciato a gennaio l’ipotesi di valutare l’uso della tecnologia del ledger distribuito. Ovviamente, Google segue a ruota ed annuncia il blocco su AdWords di ogni keyword legata alla Blockchain. Sembra proprio di essere davanti ad una controffensiva del Ministero della Censura Silicon Valleiano.

Mentre attendiamo che l’abolizione della legge per la Net Neutrality faccia i suoi danni censori in USA, Apple si porta avanti e rimuove Telegram dal suo store, con l’accusa di violare le linee guida ospitando contenuti vietati (pedofilia, terrorismo, etc).

Come se avessero il controllo dei contenuti che ci scambiamo su WhatsApp! Oppure lo hanno?

Non datemi del complottista ma, per chi non lo sapesse, Telegram è russo, completamente criptato e si accinge a trovare la via dell’adozione di massa grazie alla blockchain. A corollario di tutto ciò, Stripe non accetta più Bitcoin, Visa e MasterCard bloccano tutte le carte legate alle cripto monete e i magazines di tutto il mondo si scagliano contro bitcoin&friends.

Ha tutta l’aria di essere un’azione coordinata, sviluppata contemporaneamente da più soggetti nell’arco di quindici giorni.

Sembra che questa tecnologia sia stata recepita come elemento esterno, non funzionale ai propri scopi da questo organismo fagocitatore di altre tecnologie. Affamato di potere e controllo, ecco che l’organismo tenta di espellere questa idea dal suo Impero Digitale.

I nuovi recinti digital

Considerando che quasi tutta l’informazione a cui siamo esposti passa direttamente o indirettamente da Facebook e Google, potremmo avere la convinzione che facciano bene a bloccare questi contenuti. Soprattutto perché ci raccontano che il Bitcoin è la moneta dei terroristi, che non ci sono controlli, sono tutti evasori o truffatori. Lo pensate anche voi, vero? Ok, ve lo concedo.

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Parliamo di come Snapchat è stato copiato da Facebook ed inserito su Messenger, perché i più giovani si stavano spostando verso altri lidi. Di come i video non li vediamo più su YouTube, ma su Facebook. Di come WhatsApp è stato acquistato da Mark per lasciarlo lì, stantio, per spostare un po’ per volta tutto su Messenger. Di come ha tentato con Marketplace, di fare fuori eBay.

Di come Google, dopo essersi arricchito con le OTA (Online Travel Agencies) vendendogli pubblicità, si è messo a fargli concorrenza a costo zero. Di come Amazon si è preso il mercato del Retail e punta al mercato della logistica, uccidendo tutta quella fantastica varietà multiforme e multicolore degli eCommerce del 2000.

Potrei portare decine di esempi, ma proviamo a trarre le conclusioni per capire come tocca tutti da vicino.

La fine di Internet (o forse no)

Dobbiamo essere consapevoli che oggi, qualunque idea possiamo avere, qualunque investimento in termini di tempo e denaro possiamo fare, non importa quanto siamo bravi. C’è un Imperatore che in qualunque momento, potrebbe decidere di puntare il pollice in basso per noi e per quelli come noi, e saremmo condannati all’oblio. Senza spiegazioni, né preavviso. Tutti i nostri sforzi azzerati dalla notte alla mattina. Outcast.

L’Imperatore potrebbe decidere che la nostra è un’idea favolosa e tentare di comprarci per alcuni “spicci”, e se non vogliamo vendere per idealismo o perché non conveniente, ci copierà. Hanno già spazzato via e regolamentato interi mercati. Attenzione, Regolamentato. E l’ha fatto non un governo, ma un’azienda privata. Pena? Oblio digitale.

Abbiamo perso Internet. L’idea alla base è stata corrotta, il sogno è svanito. Siamo di fronte ad uno scenario di orwelliana immaginazione, ma oggi abbiamo una nuova possibilità, la blockchain. Un sistema senza padrone e senza controllore, autoregolato dalla saggezza della folla.

E se i progetti Blockchain fossero gli anticorpi che Internet ha sviluppato per difendersi dal Cancro che oggi lo affligge? Be Smart!