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Cos’è (e come funziona) il Flick, la nuova unità di tempo creata da Facebook

Il tempo trascorso sui social media: com'è cambiato e come è cambiata la nostra percezione

Martina Bellani

social media manager @SoSimple

Più difficile dello spiegare ai genitori l’utilizzo di Facebook senza rischiare che poi gli blocchino il profilo per spam; più complicato del riuscire a fare le foto su Instagram con l’orizzonte dritto; più impossibile dell’evitare le catene con Padre Pio glitterato su Whatsapp e più improbabile del congiuntivo corretto dopo cinque long island in un sabato sera qualunque.

Sedetevi e respirate profondamente, perché da oggi dovrete spiegare ai vostri nonni che Facebook ha creato una nuova unità di tempo: il Flick.

 

La parola è stata creata dall’unione della parola frame – inteso come fotogramma – e tick, ossia il ticchettio, che nell’immaginario collettivo è il termine che più scandisce il passare e lo scorrere del tempo.
Il flick è definito come la settecentocinquemilionesimaseicentomillesima parte di un secondo (1/705.600.000 secondi, o 1,4172×10-9 secondi, se non avete il debito di matematica ancora sulle spalle) e rappresenta il tempo medio trascorso dagli utenti a visualizzare un singolo post. Per certi versi, potrebbe dunque essere ricondotto al livello di attenzione degli utenti nei confronti dei contenuti fruibili sul social network. In realtà la nascita del Flick è da ricondurre ad una necessità tecnica: è un vero e proprio escamotage per cercare di rendere più semplice ed efficiente lo sviluppo di nuovi prodotti audio e video, snellendo per lo più i processi di produzione e codifica per neutralizzare i possibili errori di programmazione.

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La storia del tempo

Non è la prima volta che il tempo viene definito e relazionato alla quotidianità umana. Nel Medioevo, infatti, esisteva il momento, vera e propria unità di misura, successivamente sostituita dalle ore, dai minuti e dai secondi odierni.
Se vogliamo dare sfogo alle reminiscenze filosofiche, dobbiamo scomodare i greci e riportare alla memoria il concetto di Kairós e Krónos: Krónos è il tempo astratto che scorre, la durata quantitativa. Kairós invece è qualitativo: giusto, opportuno, il momento preciso, propizio, stabilito, la buona occasione.

La percezione del tempo

Insomma, verrebbe da dire che quel che conta davvero è la percezione del tempo, che cambia continuamente ed in continua relazione con noi, con la nostra quotidianità e con la società in cui viviamo. Così come già teorizzato da Bergson nella sua tesi di contrapposizione fra il tempo (oggettivo) e la durata (soggettiva), non diremo niente di nuovo se riportassimo alla memoria quelle ore che non passavano mai durante le lezioni più noiose all’università e di come i giorni passino invece velocissimi durante le ferie estive al mare. Ma avreste mai pensato di vivere in un’epoca in cui la scansione temporale sarebbe stata dettata dai social?

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Il tempo e i social

Sebbene Facebook continui a fare grandi numeri, gli utenti trascorrono sempre meno tempo sulla piattaforma. Questa tesi ha perfettamente senso: con gli ultimi algoritmi Zuckerberg ha premiato la qualità a scapito della quantità. Sappiamo benissimo che i contenuti provenienti da parenti e amici vengono privilegiati, così come i video. Di conseguenza, l’approccio sembra essere quello di mettere a disposizione degli utenti nel più breve tempo possibile tutte le informazioni necessarie, abbassando significativamente il tempo trascorso sulla piattaforma. Non siamo più sommersi dalle pubblicità – benché questo spezzi il cuore a tutti gli addetti del web marketing – e quindi trascorriamo meno tempo sui social.

È davvero così?

A livello di tempo, inteso come quantità, potrebbe essere; ma quanto i social invece scandiscono il nostro tempo? Quanto i social assorbono il nostro tempo e lo trasformano, dilatandolo o bruciandolo? Verrebbe da rispondere d’istinto così: tantissimo.

A colazione controlliamo subito se c’è qualche news su Twitter che ci interessa, dimenticandoci il caffè sul fuoco. Sul treno o sul tram guardiamo gli ultimi aggiornamenti dei nostri contatti perdendoci la fermata perché completamente assorbiti dalla news feed. Siamo distratti, se dobbiamo studiare, dalle notifiche che continuano a suonare e ci mettiamo molto più tempo a leggere un libro perché se il mio amico commenta su Facebook cosa faccio, non rispondo?

Quindi, quanto assorbono, trasformano, dilatano e bruciano il nostro tempo i social? Confermato: tantissimo.

Visto che Facebook ha creato una sua unità di misura, dobbiamo dunque imparare ad utilizzarla per quantificare e definire il tempo? Allora, se così fosse, il tempo che impiego per la colazione è lo stesso che impiegherei per leggere 10 post. Quindi quanti flick sono? In quanti flick lo do questo esame? Fra quanti flick arriva lui? Dammi 30 flick per mandare questa mail e non se ne parla più. La riunione è fra 50 flick, ricordati! Ci vuole allenamento, senza dubbio.

Sarà questo il nostro futuro?

Di certo c’è solo una cosa: i social hanno modificato la nostra percezione del tempo e hanno reso necessaria la creazione di una nuova unità di misura, così come era successo in passato grazie alle stagioni, alla filosofia e alla cultura dell’epoca in questione. Pensare quindi che i social siano un mero strumento di marketing e non uno strumento assorbito completamente nel quotidiano e nel nostro lifestyle – dettandone anche le regole talvolta – è ormai, sarete d’accordo con me, un concetto del tutto superato.