Digital economy

Airbnb spaventa gli investitori: non vuole quotarsi entro l’anno

Airbnb naviga a vista: alla ricerca di un nuovo CFO e con una roadmap per la IPO tutta da rivedere

Mauro D'Amico

Sales&Marketing Strategist

Pochi mesi fa il CEO di Airbnb Brian Chesky aveva confermato a Fortune che l’azienda si trovava solo a metà di un progetto lungo due anni; la maggior parte degli investitori si è quindi convinta della possibilità di una quotazione in Borsa entro il 2018, sulla scia di Spotify e, molto probabilmente, anche di Dropbox.

Per questo motivo, il recente annuncio che disattende le aspettative di una offerta pubblica e che ufficializza la ricerca sul mercato di un nuovo CFO al posto di Laurence Tosi, sta prestando il fianco a qualche illazione sulla compagnia.

Brian Chesky da parte sua serra i ranghi, promuovendo la fedelissima Belinda Johnson – in azienda sin dal 2011 – da Chief Legal Officer al ruolo chiave di Chief Operating Officer.

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Le Performance di Airbnb, al di là della quotazione in Borsa

Fondata nel 2008, Aibnb opera in circa 200 paesi ed ha una valutazione di più di 30 miliardi di dollari. Sebbene ci siano stati degli attriti con le municipalità di numerose città come New York, San Francisco, Amsterdam, Berlino e Parigi, resta uno dei pochi Unicorni della più recente ondata della Digital Economy ad avere un bilancio in positivo: ricavi per 2,8 miliardi di dollari e un EBIT di 450 milioni. (fonte Bloomberg)

Il CEO Brian Chesky nasce come industrial designer ed è in questo ambito che conosce entrambi i co-founder di Airbnb. Insieme colpiscono l’attenzione della West Coast con un curioso progetto di packaging legato a Obama e McCain, all’epoca della sfida tra i due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti d’America

Restiamo quindi in attesa delle prossime mosse di Brian Chesky che si trova ora esposto ai venti di quelli che lo ritengono troppo umanista e troppo poco calcolatore per guidare un’azienda come quella che lui stesso ha fondato quasi 10 anni fa insieme a Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk.

Del resto, l’ex CEO di Uber Travis Kalanick era lodato per i motivi opposti, e sappiamo bene come sia andata a finire