Intervista

Instagramer of the Week: conosciamo Giulia Valentina

Giulia Valentina racconta a Ninja le sue opinioni su Instagram e il suo rapporto con questo social network. Scopriamo cosa si cela dietro un'influencer carismatica e piena d'ironia.

Andrea Zucchiatti
Andrea Zucchiatti

Digital Strategist Junior

Giulia Valentina non è una semplice Instagramer, è una vera e propria influencer, che basa soprattutto su Instagram la sua attività. Chiunque la segue avverte subito la sua simpatia e l’ironia presente praticamente in ogni post e in ogni Story. Amante di moda, make-up, viaggi, lifestyle, scrive per Grazia.it e ha da poco iniziato un programma su Real Time, TGIG (Thank God It’s Giulia), dove racconta la cultura americana attraverso modi di dire pittoreschi e particolari espressioni sulla quotidianità. Su Instagram dà sfogo a una personalità unica, dirompente, corredata da un fisico da modella. Tra scatti dei suoi famosi cani (le sue “wawe”, come vengono chiamate da lei e i suoi follower) e stories da stand-up comedian, scopriamola in questa chiacchierata con lei.

Instagram, e poi?

Ciao Giulia! Iniziamo, domanda di rito: raccontaci tutto (o quasi) di te con tre hashtag.

«Ma io gli hashtag non li utilizzo proprio mai, infatti mi sgridano sempre! Non saprei, se me li chiedessi alla fine?».

Va bene, ti lascio pensare. Passiamo alla seconda domanda: la tua attività da influencer si basa soprattutto, o quasi esclusivamente, sull’utilizzo di Instagram. Quali sono i vantaggi di questo social network, secondo te? 

«Sicuramente Instagram è bello perché fa incuriosire le persone a te, è una piattaforma molto immediata, dove puoi mostrare ciò che sei attraverso vari contenuti. Se in un profilo, però, i contenuti interessanti vengono meno, uno esce. Il vantaggio di questo social network, infatti, è che ti permette di presentarti alle persone con immediatezza, come se fossi una specie di negozio, con una bella vetrina. Ma se poi il negozio fa schifo, una persona esce; così sono i profili Instagram. Credo che Instagram si possa usare da solo, ma a un certo punto, personalmente, trovo la necessità di dovermi espandere attraverso altre realtà, come Grazia, TGIG o mie passate collaborazioni in televisione; sentivo e sento il bisogno di espandermi. Ovvio, per chi vuole basare sulla fotografia il suo lavoro è sicuramente la piattaforma più adatta, ma se si vuole sperimentare anche altri campi, non basta».

Raccontarsi sui social network

Su IG sei un vulcano, difficile resistere alle tue provocazioni sulle stories o alle tue incredibili didascalie. Chi ti segue, però, capisce subito che sei veramente così, nella vita “reale”. È importante essere sé stessi su questo social, per persone come te?

«Quando vivi questo tipo di realtà ti rendi conto che ci sono persone esattamente come nei social, altri che te le aspettavi totalmente diverse. Secondo me quelli che si espongono di più sono effettivamente così. Forse è un po’ come essere un comico, a me piace far ridere; spesso chi vuole far ridere nella vita di tutti i giorni sono persone molto serie, non sono così arzille come quando hanno un pubblico davanti. Certo, io sono così, ma dipende in che contesto mi incontri. Su Instagram è ovvio che sono me stessa, ma se mi incontri per strada mentre sto facendo altro magari non sono come nella Insta-story di mezz’ora prima. A volte sento una certa pressione quando incontro le persone che mi seguono: “ma mi vedono come si aspettano di vedermi?”.
In generale sì, in quel momento sono me stessa, ma ci sono tante altre versioni di me che non appaiono su Instagram. Io ho anche un mio profilo privato, ma è solo un diario, non mi segue nessuno, è più che altro per me stessa; lì mi sfogo senza nessun tipo di filtro o tematiche particolari, e ne ho bisogno. É anche il motivo per cui con il mio profilo di @giuliavalentina non seguo nessuno; la mia cerchia di amici la vorrei tenere in un altro contesto. Il mio profilo Instagram è un po’ come fare stand-up comedy per me, sono me stessa ma io non sono solo quella versione lì. Tutto questo mi fa venire in mente un libro che a me piace molto: Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello, che può anche risultare molto attuale».

Moda, make-up, lifestyle, eventi, lezioni di “magic english” che ora si sono evolute nel tuo programma su Real Time, TGIG, il tutto collegato da incredibili ventate di ironia. Tutto questo, e anche di più, nella tua attività su Instagram. Quanto è importante una strategia, sapere cosa e quando postarla? 

«Per due anni ho fatto tutto da sola, nonostante avessi potuto affiancarmi ad alcune agenzie. Postavo contenuti day-by-day, molto istintivamente, senza un particolare piano editoriale. Non mi affidavo ad altre realtà perché nemmeno io sapevo a cosa andavo incontro e soprattutto quali erano i miei obiettivi, rischiavo di farmi condizionare troppo. Adesso invece mi sono affidata a un’agenzia per alcune operazioni, perché ho più chiaro il mio percorso e dove vorrei arrivare. È ovvio che è importante avere una continuità nei contenuti, cerco un po’ di bilanciare un po’ tutte le mie tematiche: quello che è TGIG, le mie wawe, gli articoli che scrivo su Grazia, ecc, in sintesi, ciò che piace. Con la mia agenzia, cerco di pensare a un piano che mi permetta piano piano di arrivare a una carriera nell’ambito video, non necessariamente televisivo. Tutti i giorni pubblico molto facilmente perché sono una persona curiosa: la famosa procrastination, la tendenza a rimandare ciò che devi fare concentrandoti su altro, che sia anche semplicemente cercare tutte le relazioni di una parola che ti incuriosisce, mi caratterizza appieno; in questo modo, mi vengono in mente contenuti su cui postare molto spontaneamente. È importante, quindi, dare continuità ai contenuti, organizzando il profilo come se fosse un settimanale: tutto ciò che esce è bilanciato per arrivare a qualcosa che possa piacere, senza dimenticare un importante tocco di spontaneità».

Stories

La tua attività si concentra soprattutto sull’utilizzo delle Stories, in cui probabilmente dai sfogo alla vera Giulia. Perché utilizzi così tanto questo strumento?

«Sono un appassionata di stand-up comedy. Le Stories sono un modo “protetto” di cimentarmi in questa disciplina, sfogano la mia voglia di diventare una specie di stand-up comedian. Dal vivo non lo farei, mentre su Instagram posso rivedere quello che ho detto, si può non avere l’ansia che la gente non rida o che non gli piaccia ciò che hai detto o ciò che hai fatto. Spesso chi incontro mi dice “seguo le tue Stories”, non “ti seguo su Instagram”, come prima seguivano i miei “Snapchat Friday” (pubblicavo solo di venerdì perché sono una persona molto pigra, oltre che un po’ bugiarda: spesso invento scuse per non andare alle cene, se avessi fatto Snapchat tutti i giorni mi avrebbero scoperto!), perché è quello che piace! Istintivamente, direi che faccio Stories per questa mia passione della stand-up comedy, che altrimenti avrei difficoltà ad affrontare; poi, vedo che questo tipo di contenuti piace molto, quindi l’ho iniziato a proporre più spesso. E poi, parliamoci chiaro, c’è meno pressione che nei post: lì dev’essere tutto perfetto, la foto dev’essere praticamente immacolata.»

Io che mi riposo dopo aver fatto troppe stories ieri. #overstory

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Non solo follower

Una domanda classica, scontata, ma doverosa: e con i tuoi follower? Che rapporto hai?

«Li amo. Li amo tutti perché penso a quando ne incontro cinque o sei e mi stanno ad ascoltare, a quando ridono per ciò che dico. Come ti dicevo, mi sento un po’ una stand-up comedian, e loro li vedo come un mio pubblico. Quindi, mi stanno simpatici, e creo più occasioni possibili per incontrarci al di fuori dei classici eventi sponsorizzati. Ho notato che alcuni mi seguono perché forse in qualche modo mi assomigliano, si ritrovano un po’ in me. Ecco perché adoro parlare con loro, incontrarli, sapere chi sono e cosa pensano. Ad esempio, ora sto organizzando un book club, dove ci scambieremo i libri e parleremo un sacco. Io faccio stand-up comedy senza vedere il mio pubblico, quindi quando li incontro mi piace conoscerli e interagire con loro, ecco perché li adoro, mi danno anche questa possibilità, di conoscere con chi parlo. Se facessi quello che faccio su un palco senza conoscere chi mi guarda, avrei molta paura».

E la tua nuova esperienza con TGIG da dov’è nata? Il tuo continuo interagire con i tuoi follower anche mediante parole e modi di dire in lingua americana cosa porta alla tua personalità, e al tuo profilo?

«Ho fatto la scuola americana, ma mi fanno ridere quelli che dicono che è bello farla solo per imparare l’inglese. Le mie lezioni di Magic English, TGIG e tutto il resto li faccio proprio perché ho fatto questo tipo di percorso scolastico, che non porta solo a sapere la lingua. Questo percorso ti influenza, ti apre la mente ad altre cose, differenti da quello che abbiamo qui in Italia. Se ora io spesso passo la giornata a guardare i comici americani e magari ho preso un po’ del loro stile è perché ho fatto quel tipo di scuola. È lo stile USA del mio percorso da liceale che mi ha influenzato, che mi ha immerso in una cultura nuova».

Back to the hashtag

Torno all’inizio, hai pensato a tre hashtag che ti rappresentano?

«Dopo questa intervista ti direi sicuramente #StandUpComedy e #TGIG, ma non saprei davvero dirtene un terzo, gli hashtag davvero non li utilizzo mai!».

Il terzo hashtag lo mettiamo noi di Ninja, dopo questa chiacchierata: #itsbeenaslice. La volevamo salutare con un modo di dire americano che significa che siamo stati davvero felici del tempo speso con lei, chissà se lo inserirà nel prossimo episodio di TGIG?

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