Airbnb

“Un’azienda non deve solo guadagnare, ma durare all’infinito”. Lo scrive il boss di Airbnb alla sua community

Brian Chesky si definisce fortunato e parla di una vision che sconfina nel sogno

Marco Fongaro

Web Marketing Assistant

Brian Chesky è Cofondatore, CEO e Capo della Comunità di Airbnb, ma anche “l’incredibilmente fortunato” autore di una recente lettera aperta destinata alla comunità di Airbnb.

Perché l’incipt di Chesky chiama in causa la sua buona sorte? Ce lo spiega lui.

Orizzonte infinito di tempo

Fortunato” perché l’idea di tre amici di pagare l’affitto affittando una camera a sconosciuti si è trasformata in un business milionario? Indubbiamente.

Ma l’entusiasmo del CEO è alto anche perché dopo 10 anni di attività è tempo di mettere nero su bianco la mission che guida Airbnb nel 21° secolo e oltre.

Dal presente verso il futuro si protende la prima linea guida dell’azienda, l’orizzonte infinito di tempo. Chesky parte da un’assunzione di responsabilità: in un mondo in cui la fiducia nelle istituzioni è al minimo storico e le persone vivono sempre più in bolle digitali, le aziende sono chiamate a trainare l’evoluzione della società.

Per questo, così come la tecnologia si evolve continuamente, anche le aziende devono abbandonare il focus finanziario di breve periodo in favore di un valore e di un impatto reale nel lungo termine. Ma Chesky va oltre, immaginando una “infinite company”. La vision diventa dunque un fine volutamente irrealizzabile, un ideale irraggiungibile che impedisca all’azienda di terminare la sua esistenza.

L’obiettivo non è di battere la concorrenza, vincere o perdere, bensì di conciliare audacia e responsabilità contribuendo a cambiare la società in meglio.

Turismo low cost

Brian Chesky

Il cambiamento in questione deve essere funzionale agli interessi degli stakeholder, che il CEO di Airbnb divide in tre categorie: “l’azienda (impiegati e azionisti), la comunità (ospiti e anfitrioni) e il mondo in cui Airbnb opera.

I compromessi tra questi tre mondi, soprattutto quando si chiamano in causa profitti e valori morali, non sono facili. Ne è riprova la recente richiesta di otto metropoli europee alla Commissione Europea: obbligare Airbnb a rendere pubblici i dati dei suoi clienti.

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Questa mossa è da inquadrarsi nella strategia più generale di limitare il turismo nelle grandi città, il quale impatta eccessivamente sul mercato immobiliare e sulla vita dei residenti.

All’appello di Amsterdam, Barcellona, Bruxelles, Cracovia, Madrid, Parigi, Reykjavík e Vienna Airbnb risponde con fermezza, affermando di regolare gli affitti collaborando con oltre 300 comuni e “adoperandosi per una crescita responsabile” al contrario di molti competitor.

Il magico mondo di Airbnb

Il magico mondo di Airbnb

Il sogno di Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk si scontra con la realtà ma continua, forte anche del supporto di Ken Chenault: l’ex CEO di American Express stato infatti nominato primo membro indipendente del consiglio di amministrazione di Airbnb.

Le ultime parole della lettera aperta sono tuttavia per altre persone, e più precisamente per gli ospiti e la community di Airbnb che, Chesky ricorda, ospitando milioni di estranei in casa “mi hanno insegnato due cose: le persone sono fondamentalmente buone e siamo al 99% uguali”.

Da qui la visione, quasi onirica, di un “magico mondo di Airbnb”, dove le comunità possono non solo offrire una casa a tutti i viaggiatori, ma anche farli sentire realmente a casa propria, regalando loro un reale senso di appartenenza universale.

«Probabilmente non realizzeremo mai pienamente questa visione, ma moriremo provandoci», conclude il CEO.