Scienza

Al Mit hanno scoperto un metodo per iniettare farmaci direttamente nel cervello

Un ago microscopico e delle piccole pompe impiantate nel cranio consentono di iniettare le sostanze che curano malattie neurologiche localmente riducendo gli effetti collaterali

Lara Martino

Giornalista professionista

Uno dei problemi principali legati all’assunzione di farmaci è dovuto agli effetti indesiderati che la modalità di assunzione può avere. Secondo quanto riportato dal sito The Next Web, alcuni scienziati del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno quindi pensato di sviluppare un sistema che sfrutta una tecnologia di impianto cerebrale profondo per somministrare le medicine che curano i disturbi neurologici e i problemi mentali.

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Un ago microscopico nel cervello

Il sistema, che si chiama “miniaturized neural drug delivery system (MiNDS)”, sfrutta un ago microscopico (150 micron di diametro), con all’interno dei tubi. Quest’ago è collegato a delle pompe impiantate nel cranio. Questo sistema può iniettare la sostanza direttamente nell’area del cervello che ne ha bisogno lungo un arco di tempo di circa due mesi.

La somministrazione locale

I primi test della tecnologia sono stati fatti sui topi e sulle scimmie e si sono rivelati efficaci. La somministrazione indiretta dei farmaci, prima che arrivi a svolgere la sua funzione nel cervello, nella maggior parte dei casi causa problemi ad altre parti del corpo. Stiamo parlando della cura di malattie come la sclerosi multipla, il Parkinson o la depressione. I farmaci assunti per via orale, prima di agire sul cervello per curare queste patologie, vanno praticamente ovunque nell’organismo. Trovare un metodo funzionante per evitarlo agendo localmente potrebbe ridurre considerevolmente i problemi ulteriori che le persone affette da queste patologie incontrano mentre si curano.

Osservare i cambiamenti del cervello

«Possiamo somministrare piccolissime quantità di molti farmaci rispetto a quanto possiamo fare endovena o per via orale e possiamo anche manipolare i cambiamenti di comportamento attraverso i farmaci», ha detto Canan Dagdeviren, LG Electronics Career Development Assistant Professor of Media Arts and Sciences e autore principale dello studio che è stato pubblicato nel numero del 24 gennaio di Science Translational Medicine. Di fatto, quindi, questo sistema, oltre a fornire una possibilità di cura alternativa consente anche l’osservazione più da vicino il funzionamento del cervello attraverso l’inserimento di elettrodi e il monitoraggio dei cambiamenti meccanici e chimici che si verificano al suo interno.

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La cura di molte malattie

Ovviamente se la tecnologia si dovesse rivelare efficace anche sull’uomo, non si fermerebbe al trattamento delle malattie neurologiche: «Dal momento che il dispositivo è personalizzabile, nel futuro potremmo avere canali diversi per diverse sostanze per attaccare i tumori, il Parkinson o l’Alzheimer», ha aggiunto al magazine del MIT Dagviren. «Anche se gli scienziati dovessero trovare la molecola perfetta per il trattamento di queste malattie, rimarrebbe il problema del metodo di somministrazione. Abbiamo bisogno di trovare urgentemente dei nuovi metodi», ha sottolineato Ann Graybiel, un’altra delle autrici dello studio.