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Quanta fame (di solidarietà) abbiamo?

Gli scarti di bellezza del cibo, 110 kg di spreco pro capite all'anno solo in Inghilterra, la Carta di Milano, il movimento Freegan.

Immagina di entrare nel solito supermercato e pensare che un terzo di ciò che vedi finisca nella spazzatura.

Follia? No, è la realtà.

E’  da tempo risaputo che i prodotti esposti nei supermercati richiedono alcune peculiarità estetiche per essere venduti, ma appena ne manca una  quel cibo viene scartato. Eppure le qualità di quell’articolo sono le stesse: ecco dove nasce la necessità di fare cultura in merito e modificare i canoni del mercato.

Il peso dello spreco

La FAO stima nel mondo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo gettate ogni anno per un valore complessivo di 750 miliardi di dollari, mentre 795 milioni di persone soffrono ancora la fame. Da questa parte del mondo siamo così tanto nutriti da necessitare di diete e soffrire di obesità, che sembra assurdo pensare ci siano persone denutrite, anche nella vicina Europa Sud Orientale.

Lo scorso 20 settembre il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, si è unito all’appello lanciato nel corso della 72esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite: Fame Zero  con l’obiettivo di ridurre gli sprechi alimentari per uno sviluppo sostenibile.

Esiste inoltre un altro tipo di spreco, quello domestico: ciò che acquistiamo e poi lasciamo marcire e/o non consumiamo: lo spreco maggiore pro capite si registra in Inghilterra, con 110 kg a testa, seguono Stati Uniti (109 kg), Francia (99 kg), Germania (82 kg) e Svezia (72 kg). Pensa per un attimo a tramutare il peso del cibo in essere umano: avresti dei fratelli più alti di te in cucina.

Francia:  la prima al mondo a legiferare contro lo spreco alimentare

Lo spreco alimentare in Francia ora è reato: lo scorso febbraio è entrata in vigore la legge che regolamenta, punendolo, il “gaspillage alimentaire”, ovvero lo spreco di prodotti ancora commestibili.

La legge francese prevede una lista di buoni comportamenti per i gestori di supermercati e rende obbligatori accordi con organizzazioni caritative e modifica la legislazione sulla responsabilità dei produttori di prodotti difettosi.

Inoltre è prevista tra gli obiettivi la sensibilizzazione capillare facendo cultura in merito nel lungo periodo dell’educazione scolastica.

Italia: che fine fanno gli scarti imperfetti dei supermercati?

Esistono innumerevoli  iniziative da Nord a Sud affinchè lo spreco non passi inosservato, ma finalmente dal 2 agosto 2016 c’è una legge contro gli sprechi alimentari che, tra l’altro, ha stanziato un finanziamento da due milioni di euro per l’acquisto di alimenti da destinare agli indigenti; istituito un Fondo da tre milioni di euro destinato al finanziamento di progetti innovativi contro lo spreco; dato ai Comuni la facoltà di applicare un coefficiente di riduzione della tariffa sui rifiuti alle utenze non domestiche (TARI) relative ad attività produttive che producono e distribuiscono beni alimentari in caso di donazione gratuita agli indigenti.
Tutto è partito dal movimento Spreco Zero  nato in Emilia Romagna grazie al Comune di Sasso Marconi (Bo) e allo spin off accademico dell’Università di Bologna Last Minute Market  – attivo dal 2002 per ridurre gli sprechi attraverso progetti per Comuni, Province, Regioni e Imprese sull’ intero territorio nazionale.

Ogni anno vengono recuperate 550 mila tonnellate di cibo in eccedenza e distribuite a chi è in difficoltà. L’obiettivo è arrivare a 1 milione di tonnellate.

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Il Mipaaf ha divulgato nel mese di settembre una lista di consigli e informazioni pratiche per combattere gli sprechi alimentari attraverso la campagna #iononspreco : bastano piccoli gesti quotidiani per ridurre sensibilmente le perdite di cibo attraverso un consumo più consapevole e sostenibile.

A CASA ETICHETTA io non spreco

 

La carta di Milano

GIORNATA NAZIONALE CONTRO LO SPRECO
 Il 3 ottobre è la giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare: solo in Italia il cibo che finisce nella spazzatura vale 12 miliardi di euro e il 50% degli sprechi si registra tra le mura di casa.

Un fenomeno che si è voluto contrastare con la stesura e la condivisione della Carta di Milano : un documento proposto in occasione di Expo 2015 che elenca i princìpi riguardanti la sostenibilità ambientale, la nutrizione e i diritti umani (tra cui rientra il diritto al cibo) e ad oggi è già stata tradotta in 19 lingue. Puoi condividerla, scaricarla e firmarla anche tu come simbolo di impegno nel rispettarla e prenderti cura del presente e della generazione che verrà, cliccando qui .

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Il movimento dei Freegans

Il Freeganism, (nome composto da free e vegan) nasce in America negli anni Novanta, per protesta contro lo stile di vita consumistico che, proprio negli Stati Uniti, ha raggiunto il massimo grado di espressione.

Questa comunità ha uno stile di vita che abbraccia ideali come la condivisione, il riuso, il riciclo, la riduzione dei rifiuti, tante iniziative ecosolidali e soprattutto il recupero del cibo anziché l’acquisto: la raccolta di merce in eccedenza o magari di “scarti di bellezza” avviene nel retro dei supermercati o nei cassonetti vicini.

Per quanto a prima vista possa sembrare una follia, basta cercare alcune testimonianze per rendersi conto di quanto cibo ancora utilizzabile sia buttato via.