Il commento

C’era una volta la reputation, ovvero: cronistoria del (finto?) duello Arisa-Levante

Il caso del catfight tra le due cantanti diventa il pretesto per capire come si può rovinare la propria reputation online

Nei giorni scorsi Vanity Fair ha dedicato un articolo con gallery fotografica a Levante e Arisa, intitolato La nuova Arisa come Levante. Il tema? Il look scelto da Arisa, considerato troppo simile a quello della giudice di X-Factor. Un tema esplosivo, considerando la suscettibilità delle star: infatti, la risposta della diretta interessata non si è fatta attendere. Levante ha scelto una stories di Instagram per rispondere: con una “profondissima” metafora, il senso del messaggio era di “farsi il cereale suo”.

Da lì l’Internet ha potuto godere di uno scontro epico a colpi di Instagram Stories, alimentando una conversazione che si è trasferita ad un certo punto anche su Twitter, dove l’hashtag “Levante” ha occupato la seconda posizione per tutta la serata.
Per ammorbidire i temi, Levante ha affermato che il tutto fosse stato uno scherzo: Arisa, però, ha continuato a postare foto di attrici e cantanti famose dai tempi di Cleopatra per i capelli lunghi e scuri, salvo poi dichiarare anche lei dopo diversi post che il tutto fosse stato uno scherzo.

Alle due cantanti non hanno creduto nemmeno le rispettive legioni di fan, considerando come sia stato bellamente ignorato il lieto fine e sia continuata la battaglia a colpi di #TeamArisa e #TeamLevante (con il secondo nettamente in minoranza).

Ora, tutto questo può essere considerato solo un semplice cat fight fra cantanti molto suscettibili: oppure, può essere il pretesto per portarsi a casa una piccola lezione su come la personal reputation online possa subire colpi molto duri partendo da misunderstanding abbastanza banali.

Levante-Arisa-personal reputation

Perché la personal reputation di Levante ne risentirà

Apparentemente non è successo nulla di tragico: due celebrities si sono accapigliate usando i social. Analizziamo però la situazione in maniera più tecnica: Levante sta (o stava) vivendo un momento d’oro per quanto riguarda la sua reputation online. Attenta a costruire un’identità digitale hipster tra look gipsy chic e concerti in sale con massimo mille posti (nonostante il successo nazionalpopolare), in questi mesi ha raggiunto la notorietà anche fra un pubblico di massa grazie alla sua partecipazione a X-Factor. La visibilità portata dal talent show di Sky era stata l’occasione giusta per proporsi – grazie anche a una scelta di vestiario abbastanza mirata che non era passata inosservata – come paladina del girl power.

Inizialmente mal digerita, la tematica Gender warrior – proposta bene a livello di strategia social con foto e stories molto intimistiche con le concorrenti di X-Factor – aveva pagato: la reputazione di Levante era cresciuta, e anzi il desiderio tanto inseguito di cambiare il posizionamento del proprio personal branding sembrava esser stato esaudito.

La storia con Arisa, che ha esplicitamente messo in mostra tutti i peggiori luoghi comuni sulle donne, ha sgretolato quella faticosa narrazione di women empowerment. Non a caso il 40% dei commenti negativi si è soffermato su questo punto.

Levante-Arisa-personal reputation

Non tradire mai il tuo target

La partecipazione a X-Factor di Levante l’aveva accreditata verso un pubblico molto diverso da quello cui era solita parlare: la sua immagine da cantautrice hipster cozzava con quell’immagine così pop. Dal punto di vista della strategia digitale, Levante ha affrontato il ruolo televisivo con ingenuità. Ha talvolta commesso errori, piccoli ma evidenti: non è riuscita a capire e ascoltare fino in fondo i suoi fan, ha assunto posizioni troppo morbide nei confronti di temi divisivi, ha commesso una piccola gaffe su Fedez e Chiara Ferragni: tutto questo però non è bastato a farle capire che il rischio di “uscire fuori” dal perimetro era alto, minando il lavoro di “riposizionamento” che lentamente era riuscita a costruire.

Arisa, che era stata presa di mira qualche anno fa, è diventata il tassello mancante per la tempesta social perfetta: la regina George falsa e invidiosa che aggredisce una star professionalmente stimata e che era stata in passato vessata. Un’evidenza che ha di fatto smentito totalmente quanto di buono fatto per proporsi come “paladina” dei diritti.

 

Come risolvere casi simili: ammettere i propri errori

Da comunicatori siamo abituati a dover gestire situazioni simili: personalità o aziende che, magari anche ingenuamente, si sono ritrovati in una situazione causata magari da una scarsa capacità di prevedere le crisi. Non è la fine del mondo, Levante non ha commesso nessun crimine e non ha compiuto atti gravi. Quello che resta però è che il suo tentativo di riposizionarsi su un nuovo asset di valori è stato messo seriamente in pericolo, e sicuramente sarà difficile per lei (e chi lavora con lei) tornare a parlare con leggerezza di tematiche legate al women empowerment senza che qualcuno tiri fuori la polemica con Arisa, richiamandola alla coerenza.

Se si tratta davvero di uno scherzo è stato, a livello strategico, disastroso. Se si è trattato, invece, di un modo per risolvere la polemica è stato maldestro. Non solo Arisa ne è uscita riabilitata, ma Levante ne è uscita danneggiata, con i connotati di una cantante sopravvalutata, presuntuosa e decisamente poco carina nei confronti delle colleghe.

Che si tratti di grandi crisi reputazionali di multinazionali o delle beghe tra Levante e Arisa, chiedere scusa quando si sbaglia rimane sempre una strategia vincente. Ammettere l’errore e correre il rischio, per una volta, di sembrare una persona vera, fallibile e alla mano risulta sempre essere la via più sicura: Levante avrebbe probabilmente consolidato il suo racconto digitale, assolvendo il ruolo di ragazza normale, magari a cui rode anche un po’ quando la collega si compra lo stesso vestito; in fondo, sarebbe stata una legittimazione anche per quel ruolo di “femminista” che in molti le hanno accusato di voler assolvere senza ragion d’essere.