Analisi

Tutti i possibili usi della realtà aumentata nel turismo

Realtà aumentata e virtuale saranno davvero la rivoluzione del mondo dei viaggi?

È passato ormai più di un anno dall’uscita che ha portato la realtà aumentata alla ribalta e che ha fatto capire a tutti noi quante possibilità straordinarie un simile strumento mettesse a disposizione: il rilascio dell’app di Pokémon Go. È passato ormai più di un anno, e nonostante le premesse sopra, Pokémon Go è anche l’unico boom del genere che c’è stato.

In realtà dire che non ci sono più stati grandi successi di applicazione della realtà aumentata dopo Pokemon Go è fuorviante: sebbene non ci siano stati altri fenomeni virali di simile portata, molte industrie hanno colto l’occasione per “svecchiarsi” e provare a sfruttare il potenziale della realtà aumentata per offrire servizi innovativi.

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I limiti della realtà aumentata sono tanti, a partire dalla durata della batteria dei nostri amati smartphone, che sembra essere sempre più breve quanto più innovativi diventano. Ma basta solo l’idea giusta per riuscire ad entrare nelle tasche di migliaia di persone con la realtà aumentata, perché non ci sono barriere all’ingresso (come ad esempio l’acquisto del visore quando si parla di VR): tutti abbiamo almeno uno smartphone

Per questo uno dei settori in cui l’aspettativa nei confronti della realtà aumentata è più alta è quello turistico, e sebbene sembri a prima vista che il grande boom qui non sia ancora arrivato, in verità il numero di applicazioni là fuori che sfrutta questa tecnologia per rendere più piacevole il viaggio o la sua preparazione è altissimo, e in continuo aumento. E le possibilità sembrano davvero infinite…

Siamo già circondati da realtà aumentata nel turismo

Sì, anche se non ce ne accorgiamo, è così. A partire da Pokémon Go stesso: che impatto ha avuto quel gioco sull’industria turistica? Quanta visibilità e traffico ha portato a certi bar o zone delle città che si trovavano vicino a un Pokestop? Tanto da rendere necessario l’intervento delle forze dell’ordine in più di un’occasione, quando la location era casualmente un posto inadatto ad ospitare folle di persone. Insomma, il primo impatto “di massa” della realtà virtuale, in realtà, non è stato solo videoludico – è stato turistico, da un certo punto di vista.

Il primo problema però sorge proprio qui: in Pokémon Go la realtà aumentata sfruttava le località reali ai fini del gioco, rendendo la realtà virtuale il fine ultimo delle azioni dei giocatori. La vera rivoluzione in ambito turistico si avrà invece quando qualcuno riuscirà a fare il contrario, ovvero sfruttare la realtà aumentata per spingere le persone a esplorare una località in maniera turistica, e quando questo qualcuno avrà lo stesso successo di Pokémon Go. Ma questa è un’altra storia.

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Un esempio di questa tipologia di utilizzo della realtà aumentata ai fini del turismo consapevole è quello che viene sempre più spesso realizzato da musei e simili, soprattutto quelli più innovativi. Grazie ad un’applicazione ad hoc i visitatori possono interagire con determinate postazioni all’interno del museo, in modo da ottenere un’interazione virtuale che si sovrapponga al mondo reale. Così per esempio le ossa dei dinosauri prendono vita, garantendo un’esperienza molto più completa, o gli animali dello zoo escono dalle gabbie e si fanno i selfie insieme ai visitatori.

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Ma le applicazioni sono molteplici e spaziano per tutta la filiera turistica e lungo tutto il percorso esperienziale del turista, con modalità che vanno dall’uso comune già oggi alla pura fantascienza (per ora).

Dalla prenotazione dell’hotel, che ci può portare in tour virtuali delle strutture e dei luoghi che vogliamo visitare, alla visita alla città, che può diventare un’esperienza completamente diversa con uno smartphone e le app giuste.

Ad esempio, passeggiando per le moderne vie delle città d’arte Europee, si potrebbe sollevare lo smartphone per vedere improvvisamente i grattacieli trasformarsi in antichi palazzi, sovrapposti alla realtà nello schermo del telefono. Anche in mezzo alla natura, con l’applicazione giusta, la realtà aumentata potrebbe rivelarsi molto utile (se non fondamentale): lo schermo del telefono potrebbe mostrarci in tempo reale un tag sopra le cime innevate che ci circondano, facendoci sapere nome e altitudine delle principali formazioni rocciose e non solo. Interessante nel migliore dei casi, a dir poco salva-vita in possibili circostanze estreme e impreviste. O ancora, in mezzo al traffico di una città sconosciuta, il telefono potrebbe guidarci verso la destinazione facendo apparire direttamente frecce e simboli utili proprio sulla fotografia in tempo reale della strada di fronte a noi.

Per non parlare della magia straordinaria di un menù di un ristorante in cinese che, davanti ai nostri occhi, si trasforma in (non proprio perfetto ma comprensibile) italiano sullo schermo del nostro telefono grazie a Google Translate! Insomma, ce n’è per tutti. Persino il meteo può diventare molto più divertente, con l’AR.

E l’esperienza reale, allora?

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E se arrivassimo ad un punto in cui potessimo letteralmente viaggiare in terre lontane soltanto indossando un visore per la VR, vorremmo ancora viaggiare veramente?

Per rispondere, basta fare un’altra domanda: avete mai provato quei classici giochi in realtà virtuale che fanno provare l’esperienza di una montagna russa? Per quanto fatto bene, graficamente accattivante, integrato con tecnologie di movimento, ecc…, questa esperienza vi ha forse fatto sentire talmente soddisfatti da non voler più andare su una montagna russa reale? Ovviamente no.

La gita con gli amici, la giornata all’aperto, gli hotdog per pranzo che rischiano di essere vomitati al primo giro della morte, sono tutte esperienze reali che il mondo virtuale non può (e non potrà, almeno per un altro po’) offrire. Piuttosto, dopo averlo provato dal divano di casa con la realtà virtuale, vorreste subito andare a scoprire l’originale in prima persona.

Ecco, questo è il rapporto che l’industria turistica potrebbe avere con la realtà virtuale e aumentata. Le due, anzi, dovrebbero lavorare a stretto contatto: la realtà virtuale è il perfetto strumento di marketing, la pubblicità più accattivante che esista; la realtà aumentata, dall’altra parte, è lo strumento per rendere l’esperienza in sé ancora più straordinaria. Una combo fantastica, no?

Tanto che persino il mondo del lavoro potrebbe provare a prendere spunto dai tanto discussi nomadi digitali per introdurre il viaggio con la realtà virtuale in ufficio. Con quali probabilità di successo non è dato saperlo, ma staremo a vedere.