Il report

Davvero i governi manipolano i social?

Ecco cosa indica il report stilato dalla Ong Freedom House sul rapporto tra controllo dei social e governi mondiali

Francesco Pannullo

Social Media Manager @Giffoni Innovation Hub

Nell’epoca della Russia che entra in gioco nelle elezioni del Presidente degli Stati Uniti d’America, delle Fake News confezionate ad arte, dell’accesso vietato ai social in alcune nazioni del mondo, la risposta al titolo dell’articolo è secca, spietata e per certi versi scontata: in alcune parti del mondo, sì.

Secondo Freedom House, ONG che conduce attività di ricerca e sensibilizzazione su democrazia, libertà politiche, e diritti umani, cresce a livello mondiale il numero di governi che prendono il controllo dei social network per manipolarne i contenuti e reprimere il dissenso online.

Freedom on the net

Freedom on the Net 2017 è il nome del report che ogni anno indica lo status del rapporto tra utilizzo libero della rete e dei social network e di 65 paesi nel mondo e che indica il tasso di penetrazione delle manipolazioni effettuate dai governi, e il dato che subito risalta all’occhio è che nel periodo preso in analisi Solo 13 dei 65 Paesi presi in esame hanno migliorato la qualità, la libertà e la trasparenza della loro informazione. In poche parole, meno di un quarto degli utenti totali in possesso di una connessione internet possono accedervi in totale libertà.
Non solo Stati Uniti e Russiagate, secondo il report, anche altri 17 paesi hanno subito interferenze tramite social network e mezzi di informazione durante il loro periodo elettorale: fake news al vetriolo, informazioni manipolate, disinformazione e atti di sabotaggio sono stati perpetrati ed accertati nei confronti della libera costruzione di un’opinione pubblica dei cittadini delle nazioni costrette (il più delle volte inconsciamente) a subire.

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Ma come agiscono questi meccanismi di distorsione di massa? Beh, c’è veramente un’ampia varietà di scelta: dalla Cina (che anche quest’anno vince il premio di maggiore oppressore per il terzo anno consecutivo), che vieta l’accesso alle pagine straniere e non approvate dal governo, alla Russia che come ormai ben noto ha addestrato vere e proprie squadre di troll pronte ad interferire nella campagna elettorale americana, alla più svariata produzione da parte di regimi più o meno riconosciuti di contenuti Pro-Governo, all’utilizzo di Bot pronti a rispondere e ad infangare i loro avversari politici in qualsiasi momento e su qualsiasi contenuto da loro pubblicato, fino ad arrivare ai veri e propri “TROLL PAKATI” pronti a commentare e a difendere a spada tratta i loro governi e – last, but not the least-  i “tradizionali” attacchi fisici nei confronti degli oppositori.

Ma probabilmente le tecniche più devastanti e che destano più sconcerto restano quelle applicate alla limitazione delle funzioni delle reti mobile e al divieto di utilizzo delle dirette live (soprattutto durante proteste e rivolte), con disservizi pronti a capitare proprio durante periodi particolari dell’anno, come ad esempio durante gli appuntamenti elettorali.

 

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Tutto questo protende a generare un continuo declino nella libertà di informazione online, ormai da 7 anni a questa parte.
Gli effetti devastanti delle tecniche di disinformazione però non tardano a farsi notare ovviamente a discapito della libertà di pensiero e della varietà di orizzonti dell’utenza sottoposta a tale “violenza”.
Non è raro infatti che la realtà percepita attraverso ciò che filtra dagli organi di informazione controllati risulti edulcorata rispetto a quello che poi rispecchia lo stato reale delle cose. Il risultante stato di alienazione di chi viene sottoposto e bombardato continuamente dalla verità che è purtroppo costretta a sentire, riesce a porre tutto l’audience in una vera e propria bolla isolata dalla realtà, tutto questo in barba ai principi di attivismo civico e democrazia.

Ma quali saranno gli scenari futuri prospettati da Freedom House?
Trovate tutte le risposte alle domande, gli approfondimenti e le statistiche qui nel report Freedom on the net.
Anche perché sappiamo bene che dopotutto, la libertà d’espressione non è un’opinione, o almeno per ora.