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Il Tindstagramming e altri pericoli delle app di dating, spiegati

Il dating più ancora dei social sta cambiando la società, perché cambia il modo in cui ci relazioniamo con gli altri. Ma i rischi sono dietro l'angolo, ad esempio il Tindstagramming

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In un mondo popolato da centinaia di siti e app per il dating, in cui si può con poco sforzo conoscere la persona più adatta a noi, in base a parametri quali il tipo di relazione che si cerca, la fascia d’età di appartenenza o la geolocalizzazione, sta emergendo un nuovo ‘trend’ tra gli utenti di queste applicazioni: il Tindstagramming, definito dal New York Magazine, come “l’atto di intrufolarsi nei messaggi diretti di Instagram, in seguito ad un tentativo fallito di contattare qualcuno su Tinder”.

Ma vediamo come nasce questo fenomeno. Nel momento in cui ci si iscrive a Tinder si viene invasi da un elevato numero di persone con le quali entrare in contatto. Agli utenti viene presentato il profilo di una persona attraverso un’immagine: se si scorre l’immagine a sinistra vuol dire che non si è interessati a quell’utente, mentre scorrendo a destra si evidenzia che c’è un apprezzamento. Se entrambe le persone dichiarano interesse, scatta quello che in gergo social viene definito match: da questo momento le due persone possono scriversi in chat e organizzare un appuntamento.

Tutto molto semplice in teoria, ma in realtà non tutti gli utenti che ricevono un rifiuto riescono ad accettarlo e, poiché Tinder dà la possibilità di collegare i propri account social al profilo, ad esempio Instagram o Facebook, questi utenti tentano di sovvertire la regola basilare dell’app, tentando di contattare su altre piattaforme social quelle persone che non hanno mostrato interesse, inviando messaggi diretti sui profili Instagram.

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La scelta di Tinder, risalente al 2015, di dare la possibilità ai propri utenti di collegare altri account social per poter aumentare la nascita di potenziali interazioni, sembrava una opportunità grandiosa per i suoi iscritti. Prima di questa novità, la politica era molto diversa, si cercava di mantenere l’anonimato degli utenti, tanto che le sole informazioni alle quali poter accedere erano il nome, l’occupazione, il tipo di istruzione e tutto ciò che gli utenti decidevano di rivelare attraverso la loro bio. Pertanto, se non si riusciva ad entrare in contatto con qualcuno era praticamente impossibile tentare di farlo fuori dall’applicazione.

Ma cosa spinge una persona a ricorrere ad altri tentativi, come messaggiare qualcuno su Instagram, nel momento in cui si viene rifiutati su Tinder? Perché quella persona dovrebbe essere interessata a rispondervi se non ha mostrato interesse a conoscervi su un app creata proprio con questa finalità? Chi è esattamente il Tindstagrammer?

Una giornalista del New York Magazine ha condotto delle interviste con degli utenti di Tinder per tentare di comprendere il fenomeno e le sue ripercussioni.

Daniel Elf, Tindstagrammer di Tel Aviv, sostiene che “il profilo di Tinder, il più delle volte, non fornisce abbastanza informazioni utili a trovare un terreno di intesa con l’altra persona. Ma quando invio un messaggio diretto su un altro social, posso mostrare me stesso — quella persona, su Internet, che ho costruito coscientemente”.

C’è chi dice no (più di una  volta)

Quanto un semplice ed ingenuo messaggio su Instagram può assumere contorni diversi, e diventare un tentativo di stolkerare qualcuno?

Madison Killiananche lei intervistata dal quotidiano americano, racconta la sua esperienza di “vittima” del Tindstagramming, documentata anche sul  suo account Twitter: “Solitamente, si tratta di un tizio che mi ha visto su Tinder e che pensa che io sia molto ‘calda’. Ovviamente non rispettano le frontiere quando ti inviano messaggi, nonostante voi abbiate deciso di non ‘matchare’ con lui. Le risposte che gli ho dato e il mio rifiuto lo hanno fatto arrabbiare a tal punto che ha inserito un annuncio falso su Craiglist postando il mio account Instagram, così quando mi sono svegliata la mattina seguente, mi sono ritrovata messaggi di 15 sconosciuti ‘eccitati’ .

“Inizialmente, sembrava inoffensivo, solo un tipo dolce che era molto interessato a me”, racconta Katie Meuser, a proposito di un utente di Tinder che si è trasformato in un Tindstagrammer. “Gli ho detto che che ero lusingata, ma che non era interessata ad incontrarlo, ma ha continuato ad inviarmi messaggi, non rispettando il fatto che io gli dicessi di no. Ha continuato a dire che era una persona romantica e che non dovevo spaventarmi, così ha continuato ad inviarmi messaggi indesiderati per oltre due anni, finché non ho deciso di bloccarlo qualche mese fa”.

 

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Verrebbe naturale chiedersi, ma perché ha aspettato ben due anni prima di bloccarlo? In realtà non è semplice gestire questo fenomeno, perché entrano in gioco molte variabili. Se semplicemente s’ignora una persona che si presenta in maniera gentile, si rischia di ricevere messaggi per due anni, se invece si risponde ribadendo un no, già palesemente evidenziato su Tinder, si rischia di essere vittima degli insulti o delle vendette di chi viene rifiutato per la seconda volta.

Le esperienze di Madison Killian o di Katie Meuser non costituiscono certo un caso isolato, questo fenomeno è molto più diffuso di quanto pensiamo, e sfocia spesso in ripetuti e molesti tentativi di approcciare qualcuno. Tendiamo a sminuirlo perché non avviene nella vita reale, ma il fatto che ciò avvenga sui social media non vuol dire che vada legittimato. Un rifiuto assume lo stesso significato, sia che avvenga di persona sia che venga esplicitato attraverso un messaggio. Eppure molti non sembrano farsene un problema, dietro uno schermo ci si sente liberi di dire qualunque cosa, senza  freni o inibizioni. Non si è più in grado di accettare un rifiuto? Perché non si riesce a considerare l’idea che semplicemente una donna, o viceversa un uomo, non possa essere interessata a delle avances?

Mike, un altro Tindstagrammer intervistato dalla giornalista, racconta come ha iniziato a scrivere messaggi su Instagram alle ragazze prima di mettersi in contatto con loro su Tinder, in modo da “poter continuare a chattare con loro nell’eventualità di un match non andato a buon fine”. “La ragione per cui lo faccio – sottolinea-  è probabilmente perché è facile. Sì, può essere inefficace, funziona 2 o 3 volte su 30, ma richiede uno sforzo così basso che non costa farlo, se si è disposti a fare di tutto per incontrare delle ragazze”.

Tinder e Instagram possono arginare questo fenomeno?

Ma allora come si può affrontare questo problema? Dipende davvero tutto dalle scelte dei gestori di queste piattaforme? Se Tinder dovesse decidere di eliminare gli account collegati ad Instagram,  o Instagram dovesse rimuovere i messaggi diretti, il problema probabilmente non si risolverebbe.

Il fenomeno del Tindstagramming ha una radice più profonda, non accade semplicemente perché è facile o perché l’algoritmo dell’applicazione lo permette, accade perché molte persone ancora non si fidano della capacità di una donna di dire no e di accettarlo. Il Tindstagramming non è dunque un problema legato solo alle piattaforme social, ma è dettato dalla incapacità umana di comprendere e accettare che non si può insistere davanti a un rifiuto, che non è lo strumento né tantomeno l’insistenza a fare la differenza.

Bisognerebbe solo rendersi conto che il fatto che una donna che possieda un profilo Tinder o Instagram non vuol dire che automaticamente debba essere interessata a chiunque la contatti, che l’equazione ‘è su Tinder quindi è disposta ad incontrare degli uomini’ non ha alcun fondamento, e non si può forzare la mano.

Come nella vita reale, anche sui social media c’è un confine che non andrebbe mai valicato. Nell’epoca delle relazioni nate in chat, della ricerca costante di qualcuno/a che sia disposto a mettere fine alla solitudine personale, dell’intercambiabilità esasperata, che porta a cambiare e sostituire donne e uomini come si farebbe con un paio di scarpe, forse ci dovremmo fermare un attimo a chiederci dove stiamo andando e cosa stiamo cercando realmente. Perché è indubbio, la tecnologia, i social media e le infinite app di incontri potranno anche averci semplificato la vita, oggi possiamo permetterci di non uscire di casa per conoscere qualcuno, ma siamo sicuri che tutto questo progresso non stia contribuendo ad una regressione delle relazioni affettive, creando una sessualità virtuale e spesso irreale? Stiamo sostituendo gli incontri reali e le conversazioni  con persone che potremmo incontrare fortuitamente ogni giorno per affidarci nelle mani di un algoritmo? 

Se, nell’era delle app per gli incontri, sta cambiando la geografia dell’amore e delle relazioni (di qualunque genere esse siano), il fenomeno del Tindstagramming è uno dei sintomi di una società che non è più in grado di relazionarsi di persona e, dunque, di dare un significato e d’interpretare la comunicazione verbale, e non verbale, di chi abbiamo di fronte?

Illustrazione di Copertina di Sara Ciprandi – www.saraciprandi.com