Nuovi mestieri

Experience designer, un lavoro di cui sentiremo molto parlare

Fare experience design significa aiutare i brand ad avvicinarsi alle persone e soddisfare davvero i loro bisogni. Ecco i vantaggi per il business e per chi lo saprà fare bene

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Chiunque studi Experience Design all’università o lavori come Experience Designer si sarà trovato in innumerevoli occasioni in cui gli viene chiesto di cosa effettivamente si occupa. Questa disciplina, infatti, chiama in gioco moltissimi aspetti legati alla comunicazione, alla tecnologia, alla semiotica, alla psicologia, e non è così facile da illustrare.

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Esperienza, cosa vuol dire e quanto conta

Il concetto chiave è quello di esperienza, il cuore dell’esistenza umana. Le nostre opinioni e visioni del mondo sono frammentate da eventi, inconvenienti, episodi e interazioni che condividiamo con altre persone, oggetti, luoghi, servizi, norme, attività e qualsiasi cosa che incontriamo nell’ambiente attorno a noi. Con tutto ciò che interagiamo, proviamo esperienza. Non serve farsi domande troppo esistenziali, ma tutti possiamo capire che siamo in questo mondo proprio per questo, per fare, provare, sentire esperienza.

Non solo, siamo qui anche per apprendere, per conoscere, per interagire nel modo migliore con ciò che ci sta attorno. A questo proposito, è importante sottolineare che non abbiamo mai avuto prima un accesso così significativo alla conoscenza, permesso dalla tecnologia e dalla nostra evoluzione insieme ad essa. In questo modo, le nostre aspettative rispetto agli artefatti che ci circondano crescono sempre di più, testimoniando il fatto che siamo in continua ricerca di nuove modalità secondo cui soddisfare i nostri bisogni e i nostri desideri. Consapevolmente o inconsapevolmente, il risultato è l’evoluzione della nostra esperienza.

È un concetto chiave anche per l’autodefinizione di noi stessi. Sempre più spesso, infatti, siamo interessati a esperienze più coinvolgenti possibili. Preferiamo un bellissimo viaggio all’acquisto di una smart TV o all’ultima borsa di Louis Vuitton, siamo più coinvolti nel fare qualcosa, piuttosto che nel possedere qualcosa. E nel momento in cui arriviamo a possedere qualcosa, esigiamo che le sue caratteristiche soddisfino i nostri bisogni – vogliamo che un oggetto sia come lo vogliamo, altrimenti non lo acquisteremo.

Experience

Tu chiamalo se vuoi, design

Se si chiama in gioco il design, invece, è innegabile che questa disciplina si sia inserita in moltissimi ambiti; “design” è una parola usata in così tante occasioni che ha quasi perso il suo valore. L’arte del fare, del progettare qualcosa, il suo aspetto esteriore, la sua affordance, sono tutte differenti forme differenti del design, da considerare in qualsiasi tipo di processo.

Ogni cosa progettata dall’uomo è elaborata mediante un processo di design, che segue la nostra evoluzione e quella dell’ambiente con cui interagiamo, sviluppando sempre più applicazioni e caratteristiche differenti. Negli ultimi anni, grazie alla spinta mediatica su strategie come il design thinking o ambiti come la User eXperience, il design è stato incluso in molti processi di business.

Moltissime realtà si sono infatti rese conto che il design non può venire considerato solo come una materia riguardante esclusivamente l’estetica degli artefatti, ma deve venire usato strategicamente come modo di pensare; la progettazione diventa così un “modus operandi”, esplodendo in tutto il suo potenziale e portando notevoli vantaggi a coloro che ne usufruiscono. Lo stesso progettare secondo ciò che vuole il consumatore, infatti, significa includere il design nel proprio modo di pensare.

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Design

Come progettare per l’esperienza

Va da sé che se si unisce il concetto di esperienza a quello di design, il risultato è una grandissima opportunità. Progettare per l’esperienza, infatti, va oltre il semplice design del prodotto; l’esperienza è in grado di soddisfare le aspettative, se si ha la possibilità di produrre qualcosa che a sua volta genera un’esperienza soddisfacente per qualcuno, questa è la migliore strada da poter intraprendere per un designer. Ecco che, quindi, moltissimi business hanno compreso il valore dell’Experience Design, e stanno da tempo investendo nella progettazione incentrata sull’utente, sulle interazioni uomo-artefatto, sull’innovazione della componente emotiva suscitata da un prodotto, proprio in quegli elementi che hanno a che fare con i momenti nei quali le persone entrano in contatto con i brand. Progettare per l’esperienza non diventa così una moda passeggera, ma un obbligo competitivo.

Un esempio pratico? Apple. Sembra scontato, ma se si ha mai acquistato un prodotto Apple, ci si rende conto di quanto l’Experience Design sia importante per questo brand. Dal servizio dentro lo store, alla transazione mediante Apple-pay, all’odore che si sente quando si apre la confezione dell’oggetto acquistato, all’inconfondibile design del prodotto, all’iconico sistema e interfaccia presente nel device, tutto ciò ci fa capire come Apple progetti qualunque cosa pensando all’esperienza dell’utente finale, come questo brand valorizzi il concetto di human-centred product.

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Come già dichiarato da alcuni designer della mela, per altro, questo è un obiettivo raggiunto grazie al fatto che il design non è qualcosa di cui si occupa solo il designer. Il successo si raggiunge nel produrre esperienze che siano il risultato di un processo fatto da molte connessioni tra discipline differenti. Il prodotto Apple viene dalla consapevolezza di tutti quelli che fanno parte di questo processo: manager, esperti di marketing, creativi, designer, stakeholder, fino ad arrivare agli stessi utenti – tutti contribuiscono alla creazione di un’esperienza che diventa complessiva, non individuale.

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Mentre alcuni brand fanno ancora molta fatica ad adattarsi nel modo corretto con l’avvento del mondo digitale, altri si sono battuti per garantire esperienze indimenticabili per i loro consumatori grazie ai loro prodotti, mettendo gli obiettivi legati a realizzare queste esperienze al centro delle loro strategie di business, resistendo e affrontando nel modo giusto la difficile sfida del tempo che scorre, inesorabilmente, verso una sempre più complessa evoluzione.