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Meglio una presentazione orale o le slide?

Una ricerca della Harvard University ha messo a confronto le presentazioni orali e quelle realizzate con tool come PowerPoint e Prezi per capire quali sono più efficaci

Clara Puzzovio

Content strategist

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Discorso a braccio, PowerPoint o Prezi: quale presentazione è più efficace? Stavolta la questione non è al centro dell’ennesima chiacchierata tra colleghi, ma di uno studio del Dipartimento di Psicologia della prestigiosa Harvard University.

I ricercatori hanno simulato uno scenario realistico in cui i partecipanti all’esperimento sono stati chiamati a realizzare le loro presentazioni come se stessero illustrando un progetto aziendale e ad assistervi come fossero clienti.

Dopo aver raccolto i feedback, è stato rilevato che gli ascoltatori avevano maturato opinioni diverse sul progetto presentato, ma che la diversità di opinione non era stata generata dal medium attraverso il quale era stato esposto, in quanto lo scenario veniva invece colto da tutti alla stessa maniera.

Nelle conclusioni si sentenzia “il mezzo di presentazione è solo uno dei tanti fattori che determinano il successo di una presentazione e le presentazioni esposte attraverso ogni genere di modalità possono avere successo o fallire”.

3 consigli per una presentazione efficace

Se la scienza pare liquidarci con un “basta che funzioni”, conviene ricorrere alla saggezza dell’esperienza. Facciamo un passo indietro, usciamo dal laboratorio scientifico della Harvard University, e torniamo ai cari vecchi consigli tra colleghi per una presentazione efficace, ispirati direttamente dalle tre modalità oggetto dell’esperimento.

1. Presentazione orale – non è un one man show

“Io non porto mai slide, faccio un discorso a braccio!”: anche no. State presentando un progetto, state spiegando un argomento, state raccontando un’esperienza: in qualsiasi caso, non siete voi l’oggetto della presentazione, quindi non eclissate la presentazione con la vostra presenza. Sarete pure i migliori public speaker del mondo, ma non potete trascurare un fattore: il pubblico deve avere dei riferimenti visivi attraverso cui seguire il filo del discorso, perciò fatevi accompagnare da delle slide, poche, essenziali, semplici, ma necessarie.

 

2. PowerPoint – informare con le slide, raccontare con la voce

Chi ha inventato la Casella di testo di PowerPoint vive atroci scrupoli: si chiede se avrebbe fatto meglio a chiamarla Casella di POCO testo. Quante volte ci siamo trovati, infatti, davanti a slide interamente invase da testo? Quante volte abbiamo ascoltato il relatore ripetere esattamente le stesse parole scritte sulla slide? E quante volte ci siamo chiesti “Perché???”.

Con tante parole a voce e tante parole sulle slide il pubblico è costretto a scegliere se ascoltare o leggere e alla terza slide, ormai stufo, smette di fare entrambe le cose.

Cerchiamo di indicare sulle slide solo i concetti chiave della presentazione, di modo da ottenere una sorta di mappa che guidi noi nell’esposizione e il pubblico nella comprensione.

Se sentite il bisogno di avere un supporto al vostro discorso, preparate delle slide o dei foglietti per uso personale da sfogliare durante l’esposizione. Non c’è niente di male nel cercare dei metodi per essere più sicuri del proprio discorso! Costringere gli altri a leggere decine di slide noiose invece rasenta il sadismo.

 

3. Prezi – sorprendere, ma con stile

Zooma, rimbalza, scorri, ruota, sfuma, colora. Immagini, video e musica. E qui facciamo entrare le majorette che compongono il logo dell’azienda, no? No!

Così come tante parole possono far perdere il focus, anche troppe animazioni possono sortire lo stesso effetto.

Gli effetti servono a sottolineare l’importanza di un contenuto, ad evidenziarlo rispetto agli altri, per questo devono essere utilizzati con moderazione e in punti specifici della presentazione. Il rischio, altrimenti, è quello di appiattire il tono, facendo passare inosservato il contenuto che doveva godere di maggiore evidenza.

Anche le transizioni devono essere considerate un modo per sottolineare i collegamenti spontanei tra i temi, non un momento di intrattenimento. L’obiettivo è sempre stimolare la comprensione e l’interesse, quindi il quadro finale dei contenuti deve ricordare più i neuroni e le sinapsi organicamente a lavoro nel cervello che le braccia e le gambe intrecciate a caso su un tappeto di Twister, per intenderci.

 

Questi erano i miei consigli per una presentazione efficace. Quali sono i vostri?