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7 trend eCommerce (e alcuni esempi italiani) da tenere d’occhio nel 2018

Seo, ovviamente, ma anche big data e community: direttamente da Ecommerce Hub una lista dei top trend per chi fa o vuole vendere online

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L’andamento delle vendite online, si sa, è nelle mani dei consumatori. Possono accedere ad innumerevoli informazioni e sono in grado di valutare, considerare e realizzare il desiderio per un prodotto, prima ancora che un rivenditore o un brand riescano ad intercettarne il potenziale interesse. È quindi fondamentale restare costantemente aggiornati circa le tendenze del mercato.

La terza edizione dell’Ecommerce Hub, che si è tenuta a Salerno, ha puntato i riflettori sui top trend del momento in materia di commercio elettronico. Scopriamoli insieme.

1. Facebook targeting e annunci dinamici

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Facebook è il social che ha cambiato il modo di accedere alla rete, andando ad incidere anche sul modo di effettuare shopping online. La sfida di oggi consiste nel raggiungere il pubblico in target nel momento giusto col prodotto più rilevante. Occorre quindi cambiare il modo di fare advertising attraverso  il targeting e gli annunci dinamici.

È essenziale profilare il proprio pubblico, Facebook consente di selezionarlo manualmente in base a caratteristiche quali età e luogo, permette di caricare la propria lista di contatti per connettersi con i propri clienti, invita all’utilizzo delle informazioni dei propri utenti per individuare audience con caratteristiche simili.

Gli annunci dinamici consentono di mostrare solo prodotti che i potenziali clienti hanno già guardato, consigliando loro anche prodotti simili o correlati, con la possibilità di indirizzare gli utenti su tutti i propri dispositivi.

2. eCommerce e marketplace, nemici o alleati?

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Il 50% delle persone che ha intenzione di acquistare, inizia la propria ricerca su Amazon. Il colosso di Jeff Bezos rappresenta quindi una minaccia o un’opportunità?

Per anni i big player del mercato hanno diffidato dei marketplace per tutelare il proprio marchio, per forti preoccupazioni riguardanti i prezzi di vendita, i prodotti falsi e la diminuzione delle conversioni sul proprio sito. Oggi i numeri parlano chiaro e non si può rinunciare ad una fetta di mercato così importante.

La vendita su un marketplace consente di testare il prodotto se non si è certi del successo o di voler affrontare rischi finanziari e permette di avere una fonte diversa di volume d’affari per ridurre la dipendenza da un unico fornitore di traffico.

La commissione applicata al prezzo di vendita è certamente un fattore che può scoraggiare, ma risulta comunque essere inferiore al costo di acquisizione di un nuovo cliente.

3. La previsione delle ricerche attraverso le Keyword

La scelta delle keyword da posizionare è sempre ardua, ma comprendere le dinamiche del sistema search di Google aiuta ad effettuare una selezione mirata.

Le ricerche su Google sono influenzate dal contesto e Big G cerca di comprendere il search intent dietro una query per fornire risposte differenti in contesti diversi. I risultati offerti si basano su tre elementi: la geolocalizzazione, le ricerche precedenti e la Safe Search. La chiave per farsi trovare è quindi prevedere come saranno effettuate le ricerche, tenendo presente però che gli interessi cambiano nel tempo.

Al centro del processo c’è dunque l’utente e una buona conoscenza del settore è fondamentale per individuare le proprie buyer personas. Il buyer’s journey è infatti il miglior alleato per capire quali intenzioni andare ad intercettare. Ci si informa sul problema e si individuano possibili soluzioni, si effettua un confronto e si valutano le opzioni, si cerca infine la soluzione tra promozioni, prodotti specifici e contatti diretti.

4. Una community appassionata: il caso Ninja Marketing e Ninja Academy

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Da 0 a 4,5 milioni di euro di corsi online partendo da un blog. Ninja Marketing è il primo sito di informazione sul marketing e la comunicazione online, la case history di successo guidata da Mirko Pallera.
Alla base deve esserci un prodotto straordinario, ben comunicato. Occorre preparare la community al prodotto, la relazione è infatti conditio sine qua non per il successivo acquisto.
Una buona progettazione di piattaforma passa attraverso l’analisi della concorrenza, un’adeguata architettura dell’informazione, UX e wireframe, interfaccia grafica accattivante, sviluppo e testing del sito. Deve quindi conseguire una riorganizzazione del team interno e infine la costruzione di un conversion funnel.

5. Marketing Automation tra software e strategia

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La marketing automation offre numerose attività di tipo automatico utili alla gestione di un eCommerce: lightbox, pop up comportamentali responsive, message bar sono solo alcune delle automazioni più utili.

Si tratta di un’attività ancora poco utilizzata per via della difficoltà a comprenderne la funzionalità.

La chiave del successo risiede nella profilazione, per poter offrire agli utenti contenuti personalizzati sviluppandoli in base a relazioni, intenti ed interessi.

Occorre agire in modo mirato, la value proposition deve essere chiara per i nuovi visitatori, la comunicazione deve essere personalizzata per i nuovi clienti.

Il software resta però soltanto lo strumento, per la marketing automation è fondamentale una strategia che integri dati, persone, contenuti e processi.

La strategia più efficace per affrontare un progetto di marketing automation deve comporsi di: definizione di obiettivi e KPI, gestione dei contatti, nutrimento dei contatti, misurazione del ROI.

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6. La linking interna come il filo di Arianna

L’obiettivo finale dell’eCommerce risiede nel guidare il cliente verso il carrello ma il percorso deve essere rapido e lineare, affinché l’utente non decida di acquistare da un’altra piattaforma. Per raggiungere l’uscita del labirinto, l’utente deve seguire il filo di Arianna costruito dai link interni.

I link interni sono uno dei punti di forza maggiori lato SEO, se selezionati con cura possono mantenere l’utente all’interno del sito, consentendogli di navigare da una pagina all’altra, tra prodotti simili e correlati, fino al raggiungimento della pagina carrello.

La linking interna va costantemente verificata, in 30 secondi il crawler di Google sancisce la posizione del prodotto in Serp. I collegamenti non funzionanti vanno eliminati, gli errori 404 rischiano di allontanare potenziali clienti.

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7. L’analisi delle performance per “prevedere” il futuro

È fondamentale conoscere il linguaggio della community ed individuare quali siano le parole ricercate all’interno del proprio sito, occorre effettuare un vera e propria stima del ROI potenziale di una keyword.
Per ottimizzare le performance di marketing è quindi importante analizzare i dati per trasformarli in informazioni. Il machine learning aiuta a “prevedere” il futuro.

Analizzare il customer journey e aggregare i dati in datawarehouse consente di  comprendere l’importanza di ogni passaggio.
Per una corretta data analysis bisogna interrogarsi sul momento e sul modo in cui vengono intercettati i potenziali clienti. Il tipo di informazioni da analizzare, le fonti a  cui accedere, i dati specifici da analizzare.