Questa non la sapevi

Advertising Intelligence, ovvero come tracciare (di nascosto) gli utenti con una campagna (e come difenderci)

Secondo l'Università di Washington basta investire piccole somme per spiare le abitudini delle persone e i loro comportamenti online. Vi spieghiamo come funziona questa nuova profilazione selvaggia

Fabio Casciabanca
Fabio Casciabanca

Editor Business Ninja Marketing

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È possibile che alcune aziende utilizzino le campagne di advertising online per tracciare le abitudini e i gusti degli utenti invadendo la loro privacy? Secondo i ricercatori dell’Università di Washington, la risposta è affermativa.

Lo studio dei ricercatori americani si è basato sul confronto dei dati analizzati di 10 utenti “falsi” appositamente creati e 10 persone reali, ai quali sono state nascoste le intenzioni del test per valutare efficacemente l’interazione con gli annunci e le App.

Advertising intelligence

Real time profiling con le campagne advertising

Se da un lato una buona profilazione è necessaria per indirizzare i contenuti a soggetti realmente interessati ai prodotti che si pubblicizzano, l’invadenza di alcuni strumenti tecnologi pone serie questioni su quali e quante informazioni siamo davvero in grado di mantenere private utilizzando smartphone e social network.

Basterebbero infatti piccoli investimenti in advertising online per ricavare tutta una serie di dati sensibili che non dovrebbero essere disponibili, come stabilire la posizione dell’utente tramite la geolocalizzazione e verificare in tempo reale se si stanno utilizzando altre applicazioni.

Se pensiamo ai tanti servizi di dating online, i dati rilevabili possono considerarsi come veri e propri dati sensibili, che attengono alle preferenze sessuali degli utilizzatori; lo stesso parametro può essere utilizzato per recepire informazioni di carattere religioso e politico. Una sorveglianza in tempo reale da far invidia al grande fratello orwelliano.

Advertising Intelligence e app

Facciamo un esempio concreto: targettizzando al massimo il nostro pubblico, potremmo produrre un annuncio mirato soltanto alle persone che risiedono in una posizione specifica molto ristretta; in questo modo, potremmo contare quante persone di un determinato quartiere o di una via utilizzino Tinder, la famosa app di dating, o Quran reciters, un servizio che permette di usufruire dei contenuti del Corano anche a chi non conosca la lingua araba. Non solo, valutando in quali momenti della giornata avvengono gli accessi, sarebbe possibile tracciare anche una sorta di rete tra i soggetti coinvolti.

Si tratta solo di un esempio: incrociando i dati tra più soggetti è possibile estrapolare una lunga serie di informazioni sugli utilizzatori.

Advertising intelligence

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L’Advertising è il nuovo Grande Fratello?

Secondo i ricercatori Paul Vines, Franziska Roesner e Tadayoshi Kohno basterebbe una piccola somma, equivalente a 1000 USD, per tracciare in modo sistematico il comportamento dei soggetti sottoposti a indagine. Ogni volta che l’utente clicca un banner, sono molti i dati telematici trasmessi: oltre alla localizzazione si può raccogliere facilmente il tipo di device utilizzato e il relativo indirizzo IP, il sistema operativo in uso, l’orario dell’accesso e molto altro.

Nel processo sono coinvolti tutti gli operatori: dall’editore che ospita gli annunci sulle piattaforme, alle agenzia di advertising che si occupano della realizzazione della pubblicità, fino all’utilizzatore finale che ne diventa inconsapevole vittima.

Se l’entità del fenomeno non è ancora evidente, basti pensare che, probabilmente, la maggior parte dei dati sensibili estratti (ad esempio attraverso l’accettazione di cookies di terze parti su un sito) non viene ancora utilizzata.

Come tutelare la nostra privacy

Integrare questo tipo di informazioni con i contenuti e le notizie che quotidianamente pubblichiamo sui nostri account social può fornire un quadro davvero chiaro di quali siano le nostre abitudini, gusti, preferenze sessuali, orientamento politico e religioso; tutte informazioni che, salvo una nostra scelta precisa, non dovrebbero affatto essere condivise.

Advertising intelligence

Questo tipo di tracciamento, denominato ADINT (da advertising intelligence), permette quindi, semplicemente, di acquisire informazioni personali acquistando spazi per gli annunci.

Nello specifico, quali sono i dati richiesti che vengono estrapolati con più facilità?

Dati demografici: età, sesso e lingua sono forniti in modo praticamente sistematico, ma attraverso le app che utilizziamo è possibile anche sapere se siamo appassionati di sport e se lo pratichiamo e quali siano le nostre abitudini sessuali.

Interessi: una buona percentuale dei dati rilevabili riguarda gli interessi ma anche le nostre condizioni di salute (utilizziamo un reminder che ci ricorda ogni quanto assumere un farmaco?); dati che sono certamente personali e non dovrebbero essere visti da nessuno.

Informazioni personali identificabili: ad esempio l’indirizzo e-mail, il numero di telefono che diamo in pasto a servizi come Facebook, l’avvenimento importante della nascita di un figlio o del matrimonio. Si tratta di informazioni uniche e personali, attribuibili solo a noi.

Localizzazione: sapere dove ci troviamo, quando ci spostiamo in un luogo e per quanto tempo ci rimaniamo è tuttora molto semplice.

Ma non possiamo andare offline

Risulta chiaro che le questioni sollevate dai ricercatori dell’università americana meritino ulteriori discussioni al fine di valutare, concretamente, quanto i sistemi avanzati di advertising e raccolta dei dati possano far vacillare il barcollante muro della privacy.

Al momento, l’unica soluzione possibile che ci garantisca di conservare i nostri dati sensibili al riparo da occhi indiscreti è scollegarsi e vivere la giornata offline. Ma siamo sicuri che non sia un dato importante anche questo?