Non funziona, ma se funziona..

Voleva competere con WhatsApp, ora cambia tutto: su Kik guadagni criptomonete vere creando contenuti

Con già 15 milioni di utenti attivi, l'app di instant messaging del trentenne canadese Ted Livingston cambia modello di business e lancia il Kin, una propria criptovaluta (su Ethereum)

Kik, per chi non lo sapesse, è un’app di instant messaging che permette agli utenti di condividere foto, disegni, emoticons, messaggi vocali, e altri contenuti.

Un’app di successo che conta 15 milioni di utenti attivi ogni mese e che è stata in grado di raccogliere oltre 200 milioni di dollari di capitali, ma che impallidisce al confronto dei suoi più diretti competitors: Facebook conta oltre 1 miliardo di utenti attivi al mese, mentre WeChat, grazie alla sua fortissima presenza nei mercati asiatici, conta 938 milioni di utenti attivi al mese. 

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Come WeChat, ma sulla blockchain

Il sogno di Ted Livingston, founder di Kik, è quello di diventare la “WeChat dell’Ovest”: ma per conquistare l’America non bastano più 3 caravelle e per contrastare giganti come Facebook e Google, Livingston ha deciso di re-inventarsi e commercializzare Kin, una nuova criptovaluta creata a partire dalla blockchain di Ethereum.

Lo scopo è quello di realizzare un’app di messaggistica autosufficiente, non dipendente dalla pubblicità e dai Venture Capitalist, e creare, così, anche un nuovo modello di business sostenibile per le startup. Le startup, infatti, allo stato attuale non riescono a sopravvivere perché Facebook e Google saranno sempre troppo grandi e potenti di chiunque voglia emergere dal basso e porteranno a un futuro con meno opportunità, meno innovazione e meno libertà.

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Kin, la criptovaluta che si “mina” creando contenuti

La scommessa di Livingston è realizzare un ecosistema dove Kin è la criptovaluta e Kik è la piattaforma dove avvengono gli scambi. Sfruttare quindi i 15 milioni di utenti attivi al mese sull’app per far diventare l’Ecosistema Kin il più grande e utilizzato portafoglio di criptovaluta al mondo.

La peculiarità di Kin è che si basa su una sorta di gamification all’interno del modello delle blockchain che garantisce una valutazione orizzontale dei contenuti: l’unico modo per “minare” Kin è creare contenuti cool e divertenti per la community, a differenza dei bitcoin – la criptovaluta più famosa – dove “chiunque” può sbloccare le catene e ottenere valore.

In questo ecosistema il valore è davvero user generated con l’obiettivo di creare un ciclo che autoalimenti il sistema generando vantaggi per tutti, anche per gli sviluppatori che saranno ripagati in criptovaluta.  

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Problemi e Opportunità

Ci sono diversi problemi di base per la realizzazione del sogno di Livingston e Kik:

  1. quello delle criptovalute è un mondo ancora molto complesso, oscuro alla stragrande maggioranza degli utenti internet. Per risolvere questo problema, Livingston ha creato un’interfaccia semplice per Kik, introducendo già nel 2014 un sistema di Kik Point per poter acquistare beni all’interno della piattaforma.
  2. La sicurezza è un aspetto centrale nella riuscita del progetto: attualmente ci si può registrare a Kik in forma anonima e questo potrebbe generare dei lati oscuri nell’utilizzo della piattaforma (mercato nero, pedopornografia…). Per ovviare a questa problematica, l’acquisto dei Kin potrà essere fatto solo da account approfonditamente verificati; inoltre Kik sta investendo oltre 10 milioni di dollari nello sviluppo di nuovi tools per moderare e controllare il sistema.
  3. Il terzo grande problema è la domanda. Al momento solo un centinaio di utenti sta utilizzando il sistema in fase di test,: riusciranno questi super-user a incentivare l’utilizzo di Kin e aumentare così il valore della criptovaluta? La risposta sta nel sistema di gamification creato da Livingstone; l’unico modo per creare valore è realizzare contenuti cool che invoglino gli utenti ad acquistare all’interno di Kik, chiudendo quindi l’ecosistema il più possibile alle speculazioni che sono il male attuale delle criptovalute sul mercato.

Quella di Kik è una scommessa importante, difficile da vincere, ma che risponde a esigenze precise della società del futuro. Solo il tempo saprà dirci se Ted Livingstone, il giovane startupper canadese, sarà stato in grado di anticipare i tech trend del futuro.

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