Duelli industriali

Una società del gruppo Google vuole 1 miliardo di risarcimento da Uber

L'accusa è furto di segreto industriale. Tutto nasce da un ex Waymo che aveva mollato l'azienda per fondare una startup poi venduta a Uber

Fabio Casciabanca
Fabio Casciabanca

Editor Business Ninja Marketing

Scuse pubbliche e almeno un miliardo di dollari di risarcimento è la richiesta di Waymo di Alphabet a Uber per chiudere la controversia sul segreto industriale riguardo allo sviluppo di automobili a guida autonoma di cui Uber si sarebbe appropriata.

Waymo ha anche richiesto un controllo indipendente, in modo che il servizio di trasporto privato non possa utilizzare, in futuro, la tecnologia oggetto del contendere che potrebbe essere il vero spartiacque nell’affermazione di un’azienda leader nel servizio di guida automatica senza conducente. La richiesta è stata, fino a questo momento, respinta da Uber.

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Perché un arbitrato

La società che fa capo ad Alphabet (la holding nata da Google) aveva già chiesto un rinvio al giudice per poter esaminare la situazione al meglio e vagliare con attenzione alcune documentazioni non ancora presentate: le motivazioni di questo rallentamento sono probabilmente da attribuire alla volontà di mettere in difficoltà Uber minandone già da ora la leadership nel settore; il giudice che si è occupato del caso ha indirizzato le aziende verso una mediazione, con un magistrato appositamente nominato.

Amy Candido, uno degli avvocati di Waymo, ha rifiutato di commentare la fase di risoluzione ma insiste sul fatto che i motivi per rivalersi su Uber sono abbastanza chiari e ha sottolineato che l’unica intenzione di Waymo è quella di impedire che Uber possa continuare a utilizzare una tecnologia che non gli appartiene.

Tutto inizia con un ex che li molla per fare la sua startup

Waymo aveva citato in giudizio Uber già nel febbraio di quest’anno, sostenendo che si fosse appropriata di alcuni segreti industriali attraverso l’acquisizione di Otto, una nuova startup sul settore creata da Anthony Levandowsky, ex ingegnere proprio di Waymo, che, secondo le accuse, avrebbe scaricato oltre 14.000 file confidenziali proprio prima di abbandonare la nave.

La causa aveva fin da subito creato problemi a Uber, perché il giudice in maggio aveva stabilito un divieto preventivo dell’utilizzo di Lidar, un tipo di sensori che ha un ruolo chiave nello sviluppo dei nuovi sistemi di guida autonoma. A nulla è servito il licenziamento successivo di Levandowsy da parte di Uber, che ha comunque rifiutato di rispondere alle domande degli avvocati di Waymo.

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Le dimissioni di Kalanick

Nel frattempo, il co-fondatore di Uber Travis Kalanick si era dimesso in giugno dopo che le accuse di condotta illegale in azienda sono diventate pubbliche. Un giudice del Delaware ha messo in giudizio la causa e lo ha inviato all’arbitrato privato.

Gran parte delle “prove” sono state depositate sotto sigillo, rendendo impossibile agli osservatori esterni valutare indipendentemente la forza degli argomenti di ciascuna parte.

Tutto è da decidere

Chi avrà la meglio, la richiesta di risarcimento per il furto di segreto industriale di Waymo, o Uber che sostiene di aver implementato e aggiunto enorme valore alla tecnologia esistente?