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Quali sono i limiti dell’On-demand Economy in Europa?

Dopo i casi di Deliveroo e Uber, una breve analisi su un modello di business che sembra dimostrare molti limiti se applicato nel Vecchio Continente

Mauro D'Amico

Sales&Marketing Strategist

L’ultima eclatante notizia riguardo a Uber ci impone quantomeno una breve riflessione sullo stato dell’On-demand Economy nel Vecchio Continente.

Partiamo quindi da Londra. Secondo l’ente che gestisce il trasporto pubblico inglese, Uber non possiede i requisiti necessari per garantire la piena sicurezza nell’erogazione del servizio di trasporto privato e quindi le verrà negato il rinnovo della licenza per operare nella capitale.

Ovviamente Uber farà ricorso e potrà garantire momentaneamente lavoro ai circa 40 mila autisti che collaborano con la piattaforma tecnologica made in USA, almeno fino alla pronuncia del giudice.

Altrettanto ovviamente è già partita la raccolta di firme a sostegno di Uber e sono arrivate le scuse del nuovo CEO Dara Khosrowshahi, tanto per marcare la differenza con il suo predecessore e founder Travis Kalanick – noto ancor più che per la crescita worldwide della sua azienda, per i suoi modi a volte poco politicamente corretti.

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Tratteggiata così la vicenda, Uber sembra un capro espiatorio in balia delle vetuste normative della Vecchia Europa. In realtà si tratta dell’ennesimo segnale che questo modello di business fa acqua da un po’ troppi buchi.

Proviamo quindi a sbilanciarci di più nell’analisi e a far finta di essere uno startup mentor di fronte a questi modelli aziendali.

Molto probabilmente quello di Uber (e dei suoi competitor del settore dei trasporti) è uno di quelli più profittevoli, rispetto ai vari player del food delivery e del lavoretto occasionale per riparare le cose di casa. Tuttavia possiamo riscontrare alcuni aspetti che vanno certamente evidenziati.

1. Scarsa fidelizzazione del Cliente

Sarà anche colpa dei diversi casi di proteste e di episodi poco edificanti dal punto di vista dell’immagine del brand aziendale, ma quello che si può riscontrare nella clientela di questi servizi on-demand è la mancanza di fedeltà. Non essendoci un brand particolarmente captive, per nessuno di noi utenti è molto importante mantenerci fedeli ad un servizio specifico di food delivery ad esempio: l’importante è che mi arrivi quel tipo di cibo a casa. Perché, in altre parole, dovrei usare Uber al posto di MyTaxi, se non per mera convenienza?

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2. Eccessiva dipendenza dai Venture Capital

In moltissime delle on-demand company esiste nell’equity una quota molto importante da parte di alcuni Venture Capital che mascherano le perdite correnti di queste aziende, un po’ come facevano i presidenti delle squadre di calcio di serie A italiane negli anni ’90. Senza queste iniezioni di denaro, il business non sarebbe sostenibile, ma il mantra del Venture Capital è “Winner takes all” e quindi continuano ad investire su quello che ritengono il loro cavallo vincente per remunerare il capitale investito.

3. La resistenza della componente umana

L’idea del posto fisso e del lavoro che garantisca il proprio welfare personale sono dinamiche socioculturali che probabilmente questi modelli non hanno tenuto nella dovuta considerazione quando hanno pensato di esportare questa “economia del lavoretto” da un contesto anglo-sassone a quello dell’Europa Continentale. Le numerose rivendicazioni di sostenibilità umana e salariale ne sono solo la diretta inevitabile conseguenza.

4. Mancanza di Employer Branding

Il fatto che non esistano dipendenti, ma principalmente collaboratori, spinge le persone che mettono il cappellino di Uber e Deliveroo a sentirsi mercenari o al più liberi professionisti che possono prestare in ogni momento i loro servigi a chi offre una remunerazione maggiore. L’estremizzazione di questa mancanza di Employer Branding è testimoniata dai casi in cui i collaboratori di queste on-demand company si sono comportati nei confronti dei clienti finali in modo non accettabile e talvolta addirittura violento.

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Il futuro dell’On-demand Economy: l’automazione completa

La sopravvivenza di questi modelli sarà garantita – forse – alle prime aziende che riusciranno a sostituire la forza lavoro umana: auto che si guidano da sole e droni che fanno le consegne teleguidati da remoto. Questa prospettiva è molto probabilmente ben chiara in Silicon Valley, dove nel 2018 si sperimenteranno nuovi scenari di reddito di base per non arrivare impreparati al futuro cambio di paradigma lavorativo.

Nel frattempo questo tipo di modello economico è stato ribattezzato “1099 economy”: piccoli lavori su commissione da notificare all’agenzia delle entrate statunitense, attraverso il cosiddetto “modulo 1099”.

E voi per ordinare la prossima pizza a domicilio userete Uber Eats o chiamerete direttamente il pizzaiolo sotto casa?

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