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Social Media Gaming, cos’è e perché è utile adottarlo

Curiosi di scoprire cosa sia il Social Media Gaming? Ve lo spieghiamo raccontandovi perché è utile adottarlo in una buona strategia marketing!

Il fatto che ci sia un bambino in ognuno di noi non è soltanto un modo di dire, e nemmeno una facile riduzione ai minimi termini di alcune interessanti teorie freudiane. Si tratta di un dato di fatto confermato a più riprese, quotidianamente, da numerosi fattori. Uno di questi è senz’altro il nostro costante bisogno di attività ludiche.

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Non si è mai troppo grandi, infatti, per una partita a Bubble Saga sul telefono, magari mentre andiamo a lavoro sui mezzi pubblici, così come non si è mai abbastanza eleganti e austeri per rinunciare a tentare di superare quel difficile livello di Candy Crush in cui siamo bloccati da giorni.

Il gaming, fenomeno che ci accingiamo a spiegare, si basa proprio su questa particolarità della specie umana, ovvero l’incapacità di separarsi dalla sua parte infantile.
Ma andiamo con ordine, prima di tutto è utile chiarire alcuni aspetti da non dare per scontati.

Cosa sono gaming e social gaming?

Il gaming, detto anche gamification, può essere tradotto letteralmente come “ludicizzazione” e costituisce una strategia di marketing che prevede l’impiego di giochi per attirare consumatori.

Il social gaming, puntando alla condivisione di dati o di risultati, stimola una “competizione” sana e amichevole. Per i giocatori infatti non è prevista una vera e propria interconnessione nelle fasi di gioco, quanto più un’esperienza solitaria all’interno di classifiche collettive.

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Non bisogna però immaginare il gaming soltanto come gioco vero e proprio, quanto più come attività ludica in situazioni in cui essa non è necessariamente prevista. Non si tratta sempre di incasellare gemme del medesimo colore o incastrare pezzi di Tetris, a volte il gaming può essere il coinvolgimento del pubblico in qualcosa che stimoli la sua curiosità.

Per capirci, vi illustriamo un esempio proveniente dal quartiere londinese di Mayfair. Ci riferiamo al negozio di abbigliamento Ted Baker in cui, un qualsiasi martedì di marzo, fece capolino, in vetrina, questa scritta: “Hello, Nosey Neighbor!” (Ciao, vicino ficcanaso!). Si tratta di una campagna pubblicitaria per la promozione della collezione primavera 2017.

Una volta attirati dalla scritta, si incontra un gruppo di manichini rappresentanti i Bakers (tipica famiglia provinciale, protagonista di TedPix) e soprattutto, premendo la mano su un hotspot posto sulla vetrina, si ha la possibilità di scattare una foto in cui si emanano fasci di luce verdi dagli occhi.

Quali sono le caratteristiche principali del social gaming?

I ‘social game’ uniscono la comune attrazione per i giochi, alla tendenza al seguire le mode e alla sempre più forte presenza delle persone sui social network. Ma come funzionano? Semplice: basta effettuare una registrazione gratuita sulla piattaforma di gioco e assecondare le eventuali limitazioni dovute all’essere registrati o meno su un social network.

L’aspetto social non va ricercato solamente nel luogo in cui si svolge l’attività ludica, ma anche e soprattutto nel suo aspetto comunitario e sociale: condividere i propri risultati, vedere il proprio nome scalare le classifiche e, perché no, poter discutere con altri di un hobby comune, appassiona le persone e difficilmente le porta a stancarsi come invece potrebbe fare il rapporto con una console.

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Alcuni giochi sono terreno fertile, inoltre, per amicizie (a distanza o vicine) e crea una vera e propria fidelizzazione che si evidenzia nei confronti delle tipologie di giochi preferite. Non è raro, per esempio, trovare nei negozi gadget di giochi nati sui social o per gli smartphone.

Perché adottare il social gaming?

Come visto finora, i vantaggi del social gaming sono molteplici. Tuttavia, per poter davvero comprendere la portata di questo fenomeno, basti pensare a quanto spesso ci troviamo negli spazi “pubblici” chiamati social network.

Con la pioggia o con il sole, durante un lungo viaggio in treno o nel breve tragitto di un paio di fermate di autobus, tutti noi finiamo per fare capolino o lunghe passeggiate nelle piazze di Facebook, Instagram, o Twitter.

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Se a questo aggiungiamo qualcosa che è sempre esistito e che sempre esisterà (come giochi e divertimento) ecco che diamo origine a una riproduzione digitale (più o meno innocua, ma certamente familiare) del Paese dei Balocchi di Collodi.

Considerato quanto osservato da Mushahwar di Intel, ovvero che la gamification ha reso possibile ridisegnare l’esperienza dei clienti, è facile comprendere come il social gaming sia un valido strumento di marketing per avvicinare il cliente al prodotto e fidelizzarlo nei confronti del marchio, senza che questo avvenga in maniera passiva e invasiva ma anzi coinvolgente, divertente e, soprattutto, attiva.

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