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Il ruolo della SEO nell’Inbound Marketing

La SEO ha un ruolo importantissimo nel processo inbound. Grazie ad essa possiamo attirare sul nostro sito persone che prima ignoravano l’esistenza del nostro brand.

Luca De Berardinis

Docente Ninja Academy

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    Chi si occupa di marketing oggi, non può non conoscere la metodologia inbound; ovvero quel processo ideato da HubSpot che consente di trasformare un utente sconosciuto in un cliente e, successivamente, in un promotore spontaneo del tuo brand.

    Se sei tra quelli che non conoscono bene l’inbound marketing, di seguito trovi una breva descrizione di questo nuovo modo di fare marketing. Se invece conosci già questo sistema, la lettura del prossimo paragrafo servirà comunque a rinfrescare la memoria e a fissare concetti magari poco chiari.

    Cos’è l’inbound marketing

    L’inbound marketing è quella metodologia del marketing digitale che, attraverso 4 fasi ben precise, ci permette di individuare persone che non conoscono ancora il nostro brand e di trasformarle in clienti e, successivamente, in promotori spontanei della nostra attività. Di seguito uno schema esemplificativo tratto dal sito di HubSpot:

    inbound_marketing

    #1 Attrarre

    La prima fase del processo di inbound consiste nell’attrarre sul sito web dell’azienda (o del professionista) persone potenzialmente interessate ai prodotti/servizi che vengono offerti. È una fase importantissima, forse la più importante. Il motivo? Beh, ci permette di far arrivare sul nostro sito ufficiale o su una delle nostre properties, persone che prima non ci conoscevano ma che hanno comunque bisogno (più o meno esplicito) dei nostri prodotti.

    #2 Convertire

    La seconda fase consiste nel convertire le persone che sono arrivate sul nostro sito in lead, ovvero in utenti interessati ai nostri prodotti/servizi. Per aumentare il tasso di conversione è possibile utilizzare form, call-to-action e landing page che hanno il medesimo obiettivo, ovvero quello di concentrare l’attenzione dell’utente e convincerlo a formulare una richiesta di preventivo, scaricare un pdf, fare un acquisto, prenotare un volo, lasciare il suo nominativo e la sua mail.

    Illustration unity of business people leading to success - raster

    #3 Chiudere

    Nell’inbound marketing, chiudere significa far sì che il lead diventi effettivamente nostro cliente, acquistando un prodotto di cui nella fase 2 aveva richiesto informazioni, pagando un servizio di cui nella fase 2 aveva solo richiesto un preventivo etc etc… Tutto ciò che consente al lead di diventare un cliente attraverso mail di follow-up, crm, attività commerciale per telefono o direttamente in negozio fa parte delle attività della terza fase dell’inbound marketing.

    #4 Deliziare

    La quarta ed ultima fase della metodologia inbound consiste nel deliziare quelli che sono ormai nostri clienti soddisfatti e fedeli al brand. Come? Attraverso una serie di attività che possono essere: invio di contenuti educativi per utilizzare al meglio e con maggiore consapevolezza i prodotti/servizi acquistati; invio di surveys per comprendere il livello di soddisfazione del cliente e se questo consiglierebbe la nostra azienda ad amici e parenti. Tutto ciò che serve per stimolare il passaparola del cliente entra a pieno titolo in quest’ultima fase del processo che ci porta a chiudere il ciclo virtuale.

    Se guardi la linea viola del grafico qui sopra, noterai che riporta tutto al primo step. Questo perché tutte le persone che verranno in contatto col mio cliente soddisfatto ripartiranno da lì, ma con una consapevolezza diversa, avendo ricevuto un importante feedback che influenzerà positivamente le loro decisioni di acquisto. Come vedi è un processo a ciclo chiuso e che può autoalimentarsi all’infinito, fermo restando la qualità del prodotto/servizio offerto, la serietà dell’azienda e la capacità della stessa di entrare in risonanza con i reali bisogni della gente.

    La SEO nel primo step dell’inbound marketing

    Dopo aver rispolverato le 4 fasi dell’inbound concentriamoci sulla prima, ovvero sulla Search Engine Optimization, l’insieme delle tecniche e delle strategie volte a posizionare un sito in modo tale che questo intercetti le persone giuste al momento giusto sui motori di ricerca.

    Esatto, il momento giusto! Cioè il preciso istante in cui una persona va a cercare informazioni su Google circa un prodotto, un servizio, un’idea, un bisogno più o meno esplicito. È proprio in questa fase, detta anche ZMOT (Zero Moment of Truth o momento zero della verità) che una persona può entrare in contatto (seppur virtualmente) con la nostra azienda.

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    È il momento in cui presentiamo il nostro primo biglietto da visita, quello che promette di rispondere in modo esaustivo alla domanda/esigenza che l’utente sta ponendo in quell’istante a Google. Il biglietto da visita si chiama snippet, ovvero l’insieme di Tag Title, Meta Description e URL che costituiscono uno dei risultati della SERP. Come nell’esempio qui di seguito…

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    Uno dei compiti della SEO è proprio quello di ottimizzare lo snippet che appare nella pagina dei risultati di ricerca, ovvero le meta informazioni che sono un’anteprima di ciò che l’utente leggerà una volta cliccato su quel risultato.

    Il lavoro di ottimizzazione SEO è un mix equilibrato di psicologia, marketing e copywriting. Non sono parole a caso giusto per farsi belli… è proprio quello che succede!

    • Psicologia: perché devi comprendere lo stadio informativo in cui si trova l’utente e capire come e cosa cerca in questa sua fase del processo di acquisto.
    • Marketing: perché prima di definire il title e description devi aver compreso le reali esigenze delle tue buyer personas, ovvero dei tuoi potenziali clienti.
    • Copywriting: perché bisogna sapere scrivere (oltre che in italiano) per catturare l’attenzione del lettore e persuaderlo al punto da invogliarlo a cliccare sul link azzurro.

    Nel tag title hai a disposizione circa 60 caratteri spazi compresi per presentare il contenuto della tua pagina in modo convincente ed esaustivo. Nella meta descrizione (il testo in nero) hai circa 120 (max 150) caratteri con cui convincere il tuo lettore che sta per cliccare sul risultato giusto, quello che risponderà nel migliore dei modi alla sua richiesta.

    Poi c’è anche l’URL (Uniform Resource Locator), ovvero l’indirizzo della tua pagina web, su cui puoi lavorare per essere pertinente anche con le paroline che usi subito dopo il nome a dominio. Per una guida efficace su come ottimizzare l’URL ti rimando al mio articolo su Argoserv “9 modi per url-are come piace a Google” che ti consiglio di leggere.

    Ma l’ottimizzazione dello snippet di Google è solo uno dei tanti aspetti di cui si occupa la SEO nel processo di Inbound. Per conquistare nuovi lead e trasformarli in clienti soddisfatti o, meglio, in ambasciatori del tuo brand, occorre ben altro. Iscriviti al Master Online in Digital Marketing dove ti parlerò della parte più succosa dell’argomento. Ti aspetto! 😉