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Social media e politica: Iran, tra elezioni e censura

Come i candidati alla presidenza dell'Iran si scontrano con i limiti imposti sui social media

Verrebbe da pensare che il presidente di un paese in cui i media sono sotto controllo statale possa aggirare la censura senza problemi. Ma non in Iran, dove il potere è condiviso tra leader eletti e dittatori religiosi, tutto è più complicato. E succede che i partiti, sia moderati che conservatori, si vedano costretti a sfidare le stesse regole che dovranno poi difendere durante il loro mandato.

Ma in una nazione in cui circa il 60% della popolazione ha meno di 30 anni, è attiva sui social media e sente ancora bruciare la sconfitta della Rivoluzione Verde è facile che la disillusione tenga lontani dalla cabina elettorale. Ecco perché, in vista delle elezioni del 19 maggio sia il partito moderato che quello conservatore stanno trovando modi per aggirare la censura ed essere presenti dove conta.

Proprio il team del presidente uscente Hassan Rouani ha rilasciato online la versione originale di un video passato invece sulla televisione nazionale con tagli di scene ritenute offensive a causa di canti a sostegno dell’ex presidente Khatami, cosa illegale. In pochi minuti il video ha iniziato a circolare via Telegram, che conta 40 milioni di utenti in Iran (circa la metà della popolazione).

Non ci sarebbe nulla di sorprendente nel constatare che tutti e sei i candidati hanno un account ufficiale su Twitter. Peccato che Twitter sia stato dichiarato illegale nel Paese, così come Facebook. Tuttavia, sono centinaia di migliaia gli iraniani che accedono ai social network attraverso proxy e VPN per evitare i filtri e per raggiungerli là dove conta: e anche i candidati hanno fatto lo stesso.

In seguito al dibattito presidenziale del 28 aprile, ad esempio, si è diffusa una foto che vede Eshagh Jahangiri, attuale vice presidente di Rouhani, nelle vesti di Superman. L’ex candidato si è però ritirato dalla corsa presidenziale spingendo i suoi  sostenitori a supportare il presidente uscente.

Del resto Rouhani si è più volte schierato a favore di un Internet libero in Iran, ritenendolo un fondamentale diritto civile e un’opportunità, anziché denigrarlo come una cassa di risonanza di comportamento immorale. Tuttavia nessuna azione effettiva è stata intrapresa durante il suo mandato e Instagram Live, che era stato utilizzato da alcuni candidati per raccontare gli sviluppi della campagna, è stato bloccato il mese scorso.

Ecco perché il fatto più sorprendente è che anche i conservatori stiano utilizzando i social media. Ad esempio i profili dei partiti conservatori hanno rilasciato una foto in cui vengono messe a confronto la piazza di Isfahan durante il comizio del conservatore Ibrahim Raisi (gremita di sostenitori) e quello di Rouhani (semi deserta).

I conservatori hanno inoltre diffuso un video in cui minatori furiosi attaccano la macchina di Rouhani durante una sua visita alla miniera in cui dozzine di lavoratori hanno perso la vita, oltre che documenti che legano il presidente a fatti di corruzione nel settore immobiliare.

Questo non significa che l’accesso ai social media sia effettivamente libero, con la Guardia Rivoluzionaria sempre attenta a ciò che accade online. A marzo, ad esempio, una dozzina di amministratori del canale Telegram dei moderati sono stati arrestati.

I social media restano quindi sia uno strumento potente per definire le sorti dell’Iran, oltre che tema di dibattito, che si spera verrà risolto in senso più liberitario una volta arrivati al verdetto delle urne.

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