Intervista

Satispay e la corsa al mobile payment in Italia

Ci siamo fatti raccontare la storia, i risultati e le aspettative per il futuro da Alberto Dalmasso, co-founder e CEO

In un settore super-concorrenziale e innovativo, ricco di grandi player internazionali come quello del mobile payment,  la storia di Satispay è quella di una piccola start up locale che riesce anno dopo anno a crescere a ritmi frenetici.

Il mobile payment è uno dei settori tech a maggiore crescita anno su anno: secondo le analisi dell’Osservatorio sul Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano, recentemente rilasciato per il 2016/2017, i pagamenti innovativi hanno superato quest’anno i 30 miliardi di Euro, e i soli pagamenti via mobile sono cresciuti del 63% nell’ultimo anno, raggiungendo una cifra complessiva di 3,9 miliardi di Euro di scambi.

E in questo settore si affacciano davvero tutti, a partire ovviamente dalle principali banche, che si sono attivate in diverse misure per digitalizzare i propri servizi, senza contare Paypal, che ha fatto sentire la sua voce agli italiani anche attraverso campagne televisive.

E poi ci sono una serie di player internazionali, più o meno connessi al mondo bancario e dei pagamenti, che però hanno deciso di lanciarsi in questo mondo: Apple Pay, che arriverà ufficialmente in Italia a breve, Google con il suo Android Pay e anche Amazon, che con Amazon Pay offre un servizio un po’ diverso dagli altri ma pur sempre concorrenziale nel momento in cui si parla di scambi di denaro.

Nella giungla del mobile payment in Italia

Orientarsi nella giungla del mobile payment non è scontato, visto che ogni produttore offre servizi diversi – c’è chi si concentra sul mobile remote payment, chi sullo scambio tra privati (mobile money transfer), chi sull’interazione con il POS nei punti vendita, e molte altre soluzioni innovative.

Satispay è riuscita a crescere basando il proprio modello di business su tre elementi:

  • semplicità, creando un’applicazione intuitiva simile a quelle di messaggistica;
  • sicurezza, perché utilizza solo il numero di telefono e l’IBAN dei propri clienti per i pagamenti, rendendo la procedura iniziale un po’ più macchinosa ma il risultato finale sicuramente più safe;
  • indipendenza, che è anche la principale differenza rispetto alla maggior parte degli altri player sopra citati.

Satispay, infatti, ha creato un network di pagamento indipendente da banche e operatori che consente, rispetto al tradizionale flusso di pagamenti elettronici con le carte, tramite solo un’app per smartphone di pagare sia nei negozi fisici che online, ma anche di scambiarsi denaro P2P con i contatti della propria rubrica. Il tutto in modo totalmente gratuito per gli utenti e incredibilmente conveniente per gli esercenti.

Ci siamo fatti raccontare la storia, i risultati e le aspettative per il futuro di questa azienda direttamente da Alberto Dalmasso, co-founder e CEO di Satispay.

Satispay - Da sx Dario Brignone, Samuele Pinta e Alberto Dalmasso

Satispay – Da sx Dario Brignone, Samuele Pinta e Alberto Dalmasso

In un contesto super concorrenziale come quello visto sopra del mobile payment in Italia, come ha fatto una start up locale come Satispay a prosperare fino ad ottenere un finanziamento da 14 milioni? 

La risposta va divisa in più parti. Essere una start up nata senza alcuna esperienza pregressa nel tradizionale mondo bancario e dei pagamenti ci ha consentito di guardare ai bisogni reali delle persone in modo privo di condizionamenti, e di elaborare una risposta partendo dalle ultime evoluzioni regolamentari, che per noi erano “pura opportunità”.

Questo ha portato alla creazione di un modello realmente innovativo e disruptive: un sistema che bypassa completamente gli strumenti tradizionali e per questo è talmente efficiente e conveniente da convincere privati, esercenti e investitori. Il mercato è in effetti in grande fermento ma ci sono davvero ancora molte differenze tra i vari servizi. Penso sia stato l’insieme di questi fattori, congiuntamente al valore della squadra che abbiamo formato, ad aver convinto gli investitori a darci nei primi due round 8,5 milioni, e che ha portato quello in corso già a una soglia di oltre 14 milioni, e non essendo chiuso potrebbe salire.

Satispay mobile payment

Quali sono le caratteristiche che vi contraddistinguono e, in un certo senso, vi proteggono dagli altri player in questa battaglia?

Questi servizi sono molto diversi. In generale non li temiamo, anzi diversi di questi li vediamo come un’opportunità di integrazione e quindi di crescita per noi. Questi colossi che stanno approcciando il mercato hanno il loro core business in altro, e il pagamento è un “accessorio”, spesso funzionale ad alimentare altri prodotti. Per noi il pagamento è il core business, e in questo servizio mettiamo la massima qualità.

Tra l’altro, noi siamo nati con un modello internazionale. Esistiamo in forza della direttiva europea dei pagamenti e dal giorno zero il nostro business plan è stato pensato su scala internazionale. Oggi siamo concentrati solo in Italia perché la nostra strategia di crescita fonda sul consolidamento saldo della leadership qui prima di sbarcare su altri mercati europei.

Mobile payment in Italia

Satispay è un po’ il “tutto in uno” del mobile payment, quindi. Quanto le banche tradizionali sono ostacolate proprio dalla loro “tradizionalità” ad operare nel settore mobile?

Il settore bancario certamente si deve liberare da molti vincoli di “approccio” e “processo”. Qualche illuminato lo ha capito. Ad esempio, nel nostro azionariato come importante socio industriale figura ICCREA, la holding delle Banche di Credito Cooperativo; molte di queste banche territoriali sono straordinariamente attive nella proposizione di Satispay ai loro clienti, e questo genera grande vantaggio sia a noi che a loro.

Tra l’altro, noi siamo diventati Istituto di Moneta elettronica a Londra, mantenendo comunque la sede principale in Italia, perché esserlo là ci consente di gestire il nostro piano di espansione europeo erogando il servizio con estrema semplicità, cosa che non avremmo potuto fare dall’Italia.

Tutto l’ecosistema bancario è ormai sempre più spostato nel palmo della nostra mano e si potrebbe dire che il mobile payment è il presente dei pagamenti. A questo punto, qual è il futuro?

C’è ancora molto da fare. Noi che oggi abbiamo la leadership nel mobile payment in Italia, abbiamo 130.000 utenti attivi. Anzi, i nostri sono super attivi, perché utilizzano il servizio una media di 6 volte al mese e crescono di 500 nuovi utenti al giorno, così come gli esercenti che accettano Satispay sono 16.000 e crescono di 70 nuovi al giorno. Ma è chiaro che parliamo di numeri che devono ancora raggiungere la massa critica prima di far percepire in modo diffuso il cambio culturale nel pagamento.

Quindi direi che il futuro sarà la larghissima diffusione di questi sistemi, per diventare pressoché gli unici metodi di pagamento: nei negozi fisici e online, nella pubblica amministrazione e tra privati. Per noi, inoltre, il futuro parla le lingue d’Europa e vede la nostra identità di canale relazionale diventare sempre più forte. La nostra, infatti è una modalità di pagamento che offre un valore aggiunto al servizio nei negozi, eliminando le code, consentendo – ad esempio – in un ristorante di pagare comodamente dal tavolo o dalla macchina in un distributore, e soprattutto consente alla clientela di accedere ad alcune offerte esclusive.

Satispay è un canale molto efficace per promuovere la propria attività, tramite la funzionalità di cashback, che viene segnalato nell’app con un bollino in corrispondenza dell’icona del negozio; così, anche in periodi in cui non ci sono i saldi, l’esercente può attrarre maggiore clientela comunicando senza invadenza i vantaggi dell’acquisto presso il suo negozio. Questo fa di Satispay uno strumento ideale per costruire politiche di loyalty e promozione.