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Week in social: Facebook tra pulsante dislike e scandali, WhatsApp alla conquista delle stories

Facebook introdurrà il tasto dislike e le city guide, Instagram insegue Snapchat e WhatsApp si unisce alla corsa alle stories

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Venerdì, tempo di programmare il vostro weekend ma soprattutto tempo di #WeekInSocial, la rubrica che riassume tutto quello che è capitato durante la settimana nel magico mondo dei social network. Questa settimana il piatto è veramente ricco, quindi cominciamo subito a… riassumere.

Instagram: arrivano i geostickers

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Snapchat è nuovamente fonte d’ispirazione per tutti i social network, quindi anche Instagram. La prossima “novità” sarà l’introduzione dei geosticker, ossia quelli che appaiono quando ci si trova in una località specifica. Al momento è possibile personalizzare le proprie stories con gli adesivi dedicati a New York e Giacarta.

Una novità non da poco riguarderà la navigabilità dei filtri: chi assisterà alla storia, avrà la possibilità di essere rimandato alla location page della città in questione – la pagina in cui vengono raggruppate tutte le foto che vi sono state scattate – semplicemente cliccando sull’adesivo. 

L’obiettivo di Instagram è quello di offrire ai suoi utenti una geolocalizzazione più dettagliata, differenziata per città e quartieri: attualmente, per esempio, se ci si trova nel quartiere di Brooklyn si ha la possibilità di scegliere l’adesivo Bklyn.

Le Stories hanno rappresentato per Instagram un vero salto di qualità: non per niente, di recente sono state introdotte le inserzioni al loro interno.

Snapchat e la festa della Donna

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Nel frattempo, in quel di Snapchat, abbiamo festeggiato la Festa della Donna attraverso maschere speciali – Lenses, per essere tecnici – sviluppate per l’occasione, che ritraggono i volti di tre donne celebri: la chimica e fisica Marie Curie, l’artista Frida Kahlo e Rosa Parks, attivista che, a suo modo, ha cambiato per sempre la storia dei diritti civili.

Frida Kahlo è considerata, a suo modo, una pioniera dei selfie, poiché “attraverso i suoi autoritratti raccontò una storia d’amore, di vita, di forza e di passione”, come sostiene la Frida Kahlo Corporation, che detiene i diritti d’immagine dell’artista messicana e ha collaborato nello sviluppo del filtro che ne riprende le fattezze. Il filtro dedicato a Rosa Parks è stato sviluppato con la collaborazione del Rosa and Raymond Parks Institute for Self Development e riprende anche una sua celebre citazione, che recita: You must never be fearful about what you are doing when it is rightInfine, il filtro dedicato alla scienziata Marie Curie è arricchito da strumenti scientifici. Una bella iniziativa per festeggiare: celebrando donne che hanno fatto la storia con tecnologie e linguaggi che ne scriveranno il prosieguo.

La creatura di Evan Spiegel e Bobby Murphy è da poco quotata in Borsa e ha tagliato i 500.000.000 di download, tuttavia rimane ancora dello scetticismo su quanto l’app sia entrata effettivamente a far parte del nostro social habitat quotidiano. Ciò non toglie che sia il social network più copiato del momento, e se l’imitazione è la più sincera forma di adulazione, essere emulati da un colosso come Facebook concede a Snapchat di darsi qualche aria.

WhatsApp: Stories a tempo determinato

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Dopo Facebook e Instagram, anche WhatsApp ha preso parte alla corsa ai contenuti volatili, che si auto-distruggono dopo 24 ore. La nuova funzione “stato” di WhatsApp, infatti, consente di condividere contenuti a scadenza con i propri contatti, con alcuni di questi o con una persona soltanto: del resto, siamo nell’epoca del tempo determinato.

Insomma: buone notizie per la nostra privacy e un altro passo mosso verso una società che punta sempre più all’effimerità e alla fuga dalle responsabilità delle proprie azioni – o storiesOrmai gli utenti hanno l’imbarazzo della scelta – forse troppo – e continuano a elaborare storie tutte uguali, per canali così diversi. Inutile dire che una volta che questo tipo di contenuti è approdato su Instagram e su Facebook, la maggior parte degli utenti – anche celebs – ha abbandonato Snapchat, che ha subito un calo del 40% in termini di utenti attivi.

Ora che l’app del fantasmino giallo non ha più nessun asset differenziante rispetto ai suoi competitor, dovrà per forza evolversi e forse Spiegel toglierà a Snapchat quell’ambigua veste da social network, che ha innovato il nostro modo di comunicare e per questo ha fatto tanto parlare di sé, è vero, ma ci ha già stancato, e si concentrerà su progetti più interessanti e avanguardistici come gli Spectacles.

Facebook: fra scandali e pulsante dislike

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Questa settimana Facebook è stato al centro di una polemica non da poco: la BBC ha mosso un’indagine, dalla quale è risultato che Facebook non ha rimosso l’80% dei contenuti esplicitamente pedopornografici, accompagnati da commenti osceni, presenti sulla piattaforma. Fotografie rubate, gruppi e pagine in cui circolano immagini collegate ad abusi sui minori, ma anche i profili di cinque pedofili già riconosciuti e condannati in quanto tali. Tuttavia, quello che ha spiazzato davvero è stata la reazione di Facebook che, dopo aver chiesto alla testata di inviargli alcuni di questi materiali come supporto alla propria accusa, l’ha segnalata per l’invio degli stessi. Una mossa non solo discutibile dal punto di vista etico, ma che deve servire anche come campanello d’allarme.

Il fatto che il colosso della rete sia denunciato per la pubblicazione di materiali illegali e riesca ad aggirare l’ostacolo, uscendone indenne, deve farci riflettere. Mark qualcosa a sua discolpa, però, l’ha detta: ovvero, che Facebook ha eliminato tutto ciò che era contrario alle sue policy. Un’affermazione che suona molto ambigua ed è normale che ci lasci con l’amaro in bocca, in particolare perché arriva dalla piattaforma che, più di ogni altra, si è erta a garante della sicurezza dei bambini, si è promessa di migliorare il sistema di segnalazione di contenuti illeciti e porta avanti con fierezza – almeno fino ad oggi – questa lotta dal basso. Happy ending: la palla ora è passata nelle mani delle autorità.

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Cambiamo argomento. Sembra che Zuckerberg abbia cambiato la sua posizione sull’introduzione del tanto agognato pollice all’ingiù. Il dislike, la reaction più attesa di sempre – il che la dice lunga su quanto le persone oggi sentano l’urgenza di poter esprimere la propria disapprovazione – potrebbe davvero arrivare su Facebook, partendo da Messenger. Gli utenti potranno aggiungere la propria reazione alle varie frasi della conversazione.

“Cerchiamo sempre nuove soluzioni per rendere Messenger più divertente e stimolante. Stiamo conducendo questo esperimento che permette agli utenti di esprimere meglio i propri sentimenti davanti ai messaggi”, sostiene Facebook.

C’è da dire che l’implementazione del tasto non mi piace creerebbe, in particolare per le pagine dei brand, un po’ di maretta e alimenterebbe la polemica e il malcontento. D’altro canto, sarebbe possibile misurare davvero l’appagamento dei propri fan, e questi non si sentirebbero ingabbiati al bivio tra “apprezzami o taci”; ma la massima trasparenza non sempre paga, purtroppo. Qualcuno sostiene che le critiche aiutano a crescere, ma la realtà è che per crescere, oggi, tutti preferiscono acquistare fan.

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Infine, un tema più idoneo alle vacanze che cominciano a far capolino sul calendario. Che Facebook sia un facilitatore è chiaro: sulla piattaforma ci riesce più semplice conoscere nuovi amici, fare la voce grossa, dare la propria opinione su argomenti di interesse pubblico, mostrarsi per ciò che si è (o quasi) – ora, sarà più semplice anche girare il mondo.

Tra i test che Facebook sta facendo in questi giorni, c’è anche la rivisitazione della pagine delle città, per renderle più tourist-oriented: con tips, recensioni, posti che meritano una visita, attrazioni e luoghi d’interesse, eventi e amici in loco, e consigli mirati per ogni utente, come il prezzo per mangiare in un determinato ristorante – insomma, la nuova frontiera delle guide turistiche è uno scacco matto a TripAdvisor. In questo modo, sarà possibile crearsi il proprio itinerario di viaggio, personalizzato sui propri gusti e sui consigli degli amici virtuali, sfruttando quel buffo meccanismo per il quale le persone sembrano più disposte a consigliare e guidare la scelta di amici s-conosciuti virtualmente, di quanto lo siano nella vita reale con i propri conoscenti in carne e ossa.

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Settimana ricca, non trovate? In fondo, la vita del social media manager è così. Buon weekend a tutti e a venerdì prossimo!