Social media

Social media e lutto: quando la tragedia diventa un’opportunità

Dal caso Cinnabon lo spunto per una riflessione sulle reazioni dei brand alla morte di personaggi famosi

Chiara Morini

Contributor

    Branding e lutto fanno fatica a coesistere, e dall’alto della quasi decennale esperienza dell’advertising contaminato dai social media, nel 2016 dalle aziende arrivano ancora tremendi strafalcioni. Parafrasando Zerocalcare “quando muore uno famoso” il peggio dell’internet viene fuori con sontuose pièce di esibizionismo gratuito ma a raschiare il fondo del barile sono sempre gli account dei brand.

    #RipPrincess

    Il lutto più social del 2016 è forse quello di Carrie Fisher, venuta a mancare lo scorso 27 dicembre. La notizia ha raggiunto gli angoli più reconditi dell’Impero Galattico e scosso gli animi di milioni di fan della mitica saga di Star Wars.

    A omaggiare la compianta attrice interprete della Principessa Leia (o Leila che dir si voglia) con migliaia di tweet non c’era solo il popolo del web ma anche molti brand i quali non hanno perso l’occasione d’oro di un evento tragico dalla risonanza mondiale per mettersi in mostra.

    Branding e lutto: il caso Cinnabon

    Abbiamo provato a digitare “princess leia brand tweet” nella barra di ricerca Google e con sommo stupore abbiamo potuto costatare come i risultati facessero riferimento quasi esclusivamente a un unico topic: il caso Cinnabon.

    Prima di salire sulla gogna pubblica Cinnabon non era che una rispettabile azienda produttrice di gustosi rotoli alla cannella. Lo scorso 4 Maggio, in occasione dello Star Wars Day il suo social media manager ebbe un’intuizione geniale sulla celebre acconciatura della Principessa Leia e l’inevitabile somiglianza con il core business aziendale.

    Ma alla notizia del prematuro decesso dell’attrice statunitense la situazione sembra essergli sfuggita di mano, dato che hanno riproposto la stessa foto. Immediata la reazione della rete e Cinnabon, come altri rispettabili nonché più influenti brand che si sono fatti prendere dalla foga creativa, ha dovuto cancellare tutto e chiedere scusa.

    Alcuni di questi tweet, tra cui anche quello del Partito Democratico Americano, sono indubbiamente ben fatti e concepiti con quel sottile senso ironico che forse non sarebbe dispiaciuto alla stessa Carrie Fisher. Un altro esempio celebre fu quello di Cheerios che alla morte di Prince nell’aprile scorso osò mettere un anellino al miele come puntino sulla i di “Rest in peace”: un gentile tentativo di branding che ha provocato reazioni non altrettanto soft.

    Ma per quanto geniale possa essere il mezzo, l’argomento è troppo delicato soprattutto se il contributo social vuole essere, chiaramente, un mezzo per ottenere visibilità sfruttando un evento tragico.

    È così necessario commentare un lutto?

    C‘è una breaking news destinata a diventare virale. Mettiti nei panni di un social media manager che a tutti i costi deve produrre qualcosa di geniale sul nuovo hot topic. Il post è ancora vuoto e minacciosamente ti chiede “Che c’è di nuovo?”. Davanti a te un numero infinito di opportunità e un unico scopo: attirare l’attenzione di tutti con un contenuto unico.

    Ma se l’hot topic in questione è un lutto come ti comporti? Bella domanda, visto che l’argomento morte è sempre (giustamente) avvolto da uno spesso strato di tabù che bisogna saper prendere con le pinze (o al limite non sfiorare proprio). Perciò chiedersi se sia veramente necessario creare contenuti sull’argomento è forse il primo passo verso un utilizzo cosciente dei social network.

    Se la vedi come un’opportunità di marketing o come un mezzo per raggiungere più persone, sbagli. Utilizzare una tragedia come un mezzo per ottenere un paio di clic in più è un’idea di cattivo gusto nonché un inevitabile boomerang mediatico. Non dimenticare cosa successe a Piovono Zucchine.

    Se invece l’argomento è direttamente correlato alla tua attività o alla comunità, allora commentare ha senso anche in caso di eventi tragici poiché in molti casi è la stessa comunità ad attendere una reazione (Star Wars, per esempio, ha reso omaggio alla Fisher via Twitter). Tweet come quello di Star Wars o dello stesso Twitter appaiono più rispettosi, sobri e decisamente non pretestuosi.

    Il 2016 è stato, secondo tutti, un anno difficile per il mondo dello spettacolo con molti, troppi lutti importanti e spesso prematuri. Ma il 2017 è arrivato e ai brand va il caloroso augurio di un anno florido, perché riescano ad imparare dai propri errori o, meglio ancora, da quelli degli altri.

    Nel caso non ci riescano vorrà dire che avremo ancora del fantastico materiale da poter commentare.

    Scritto da

    Chiara Morini

    Contributor

    Mangiatrice compulsiva di serie tv e graphic novel, (soprav)vive a Roma ma intraprende frequenti voli pindarici intorno al mondo. Ha iniziato come soffiatrice di cartucce del ... continua

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