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Twitter, il social media scelto per raccontare la guerra

La piattaforma di micro blogging è la più utilizzata per raccontare ciò che accade in scenari "caldi" intorno al mondo. Ma perché?

Twitter è nato per raccontare la realtà. Uno dei social media con più account fake al mondo, è nato per raccontare la realtà. Una contraddizione in essere, che però non ha fermato la voglia di proporre e produrre una cronaca in diretta di eventi presenti.

Twitter sta continuando a cambiare il giornalismo, e la relazione tra i lettori e i giornali, tra i lettori e i giornalisti.

Una cosa che di Twitter affascina, è la possibilità di scrivere e chiedere qualcosa in più a chi produce notizie, pareri, visioni sull’accaduto, senza alcuna intermediazione, con semplicità e immediatezza. La stessa semplicità e immediatezza che si riscontra nell’utilizzare i 140 caratteri: pochi, che spesso incontrano la brevità del tempo a disposizione per tweettare, per comunicare al mondo un evento rilevante successo proprio davanti a noi in quel momento.

Twitter, il social media scelto per raccontare la guerra

Secondo una distinzione proposta dal mostro sacro della sociologia dei media Marshall McLuhan, ci sono media caldi e media freddi. Questi ultimi propongono una scarsa qualità e quantità di informazioni, mentre i primi una quantità importante e un’ottima qualità. Twitter è probabilmente partito come medium freddo, per avere sempre più una tendenza al caldo. Un medium temperato, diciamo, sperando che McLuhan non si rivolti nella tomba.

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Non solo gli asettici 140 caratteri, ma anche fotografie, video (fino a 2 minuti e mezzo), video in diretta in app (da poco con #GoLive), i Momenti. Le interazioni si sono intensificate, i racconti si sono fatti più immersivi.
L’immediatezza resta la qualità più apprezzata della piattaforma di micro blogging, ed è per questo che Twitter è lo strumento social-mediale più usato nelle zone di guerra. Che si tratti di guerra sociale, guerra economica, o guerra nel primo senso del termine.

È il caso, ad esempio, di Bana Alabed, 7 anni, che il Washington Post ha definito la Anna Frank della nostra era. Il diario è Twitter.

Un racconto intenso, grazie anche all’aiuto della sua mamma, dal tragico scenario della città di Aleppo, in Siria. Ogni giorno tweet, fotografie, brevi video, che mostrano al mondo l’orrore e l’incubo che prosegue e che costringe a vivere nella paura migliaia di bambini come Bana, in una città distrutta dalle bombe.

Perché Twitter? Perché è il social media in cui si raggiunge l’editoria, la stampa, i giornalisti, con una velocità a cui nemmeno le agenzie stampa migliori al mondo possono avvicinarsi. Nessun filtro: racconto del reale in tutta la sua interezza.

Dopo il tragico episodio di Berlino, seguito su Twitter con l’hashtag #BerlinAttack, il social media ha cominciato a testare una nuova funzione di alert, attraverso le notifiche push, che è in grado di avvertirci su breaking news, basate sui nostri interessi e sulla rilevanza degli eventi (secondo i criteri di prossimità agli eventi).

Una fonte di Twitter ha confermato a Mashable la novità, che può aprire a diversi scenari, come ad esempio un servizio a pagamento da offrire ai propri utenti, con un servizio di agenzia stampa che non avrebbe pari per immediatezza e completezza di informazioni e punti di vista.

Come poi non ricordare uno dei primi casi di racconto da una “zona calda” del pianeta da parte di un utente Twitter? Stiamo parlando di Sohaib Athar, che non è un giornalista, ma un consulente IT di Abbotabad, la località pachistana dove si svolse il raid dei Navy Seals che portò alla morte di Osama Bin Laden.

Athar tweettò di aver sentito un elicottero e una esplosione, poi rispose a richieste di chiarimento, aggiunse informazioni quando pensava di averne, seguì il filo della storia e offrì il contesto. Divenne così una risorsa per la community di Twitter e per le testate editoriali di tutto il mondo.

Twitter, il social media scelto per raccontare la guerra

Nessun social offre la copertura e l’immediatezza proposte da Twitter, e infatti ogni volta che accade qualcosa di inaspettato di cui veniamo a conoscenza attraverso i media tradizionali, ricerchiamo il fatto su Twitter. È il caso di calamità naturali, come il terremoto nel centro Italia, o di fatti gravi internazionali, come il recente assassinio dell’ambasciatore russo in Turchia.

Voi, cari ninja, utilizzate Twitter per informarvi? Raccontateci le vostre esperienze sulla nostra pagina Facebook e sul nostro gruppo LinkedIn.