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Facebook in Cina: arriva la mannaia della censura sul newsfeed?

Zuckerberg sviluppa uno strumento segreto di censura per la Cina, che permetterà a terze parti di monitorare e limitare la visibilità dei post

Ilaria Capriglione
Ilaria Capriglione

Social media & communications

Imparare il cinese mandarino, fare jogging nello smog di piazza Tiananmen e mettere in bella vista il libro del presidente Xi Jingpin non è stato abbastanza. A mali estremi, estremi rimedi. Facebook ha sviluppato uno strumento di censura allo scopo di abbattere la muraglia alzata dal Regno di Mezzo sette anni or sono.

Il social media di Mark Zuckerberg ha sviluppato un software per limitare la diffusione dei post in specifiche aree geografiche, secondo quanto dichiarato da alcuni ex e attuali dipendenti di Facebook al New York Times. Questo strumento è stato sviluppato proprio per aiutare Facebook a rientrare in Cina, un mercato dal quale molte compagnie internet sono state escluse. “Abbiamo espresso da molto tempo il nostro interesse verso la Cina, e stiamo passando molto tempo a capire ed imparare di più su questo Paese” ha detto una portavoce di Facebook.

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Perché Facebook è stato bandito dalla Cina?

Facebook è stato ufficialmente bandito dalla Cina nel 2009 dopo le rivolte di Urumqi, capitale del Xinjiang, regione autonoma a nord-ovest della Repubblica Popolare Cinese, dove la popolazione degli uiguri (minoranza etnica che occupa il 45% della popolazione del Xinjiang) utilizzava Facebook come mezzo di comunicazione. Il divieto di accesso alla parte più popolosa del mondo è stato un fattore chiave che ha rallentato la crescita del social media di Zuckerberg.

La censura di Facebook al di fuori della Cina

In generale la restrizione dei contenuti di Facebook, a seguito di richieste dei governi di determinati paesi, è aumentata nella seconda metà dell’anno scorso. Secondo un recente transparency report del social media , Facebook ha bloccato tra luglio e dicembre 2015 circa 55,000 contenuti in 20 paesi.

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In Russia, in passato, sono stati limitati contenuti che secondo le autorità violavano “l’integrità della Federazione Russa e della legge locale che proibisce attività quali sommosse pubbliche o promozione o vendita di sostanze stupefacenti”.

In Pakistan, l’accesso ad alcuni contenuti è stato limitato per aver violato leggi sulla blasfemia ed aver toccato tematiche religiose ritenute offensive.

In Francia è stato limitato l’accesso a contenuti che negassero l’olocausto o tollerassero il terrorismo e, più recentemente, sono state rimosse immagini degli attacchi del Novembre 2015 a Parigi in quanto violavano la legge francese in relazione alla protezione della dignità umana.

Lo sviluppo di questo nuovo strumento di censura ad hoc per la Cina avrebbe però “una marcia in più”, poiché escluderebbe i contenuti a priori non permettendo loro nemmeno di apparire per poi essere censurati, impedendone così a monte la diffusione nei newsfeed degli utenti.

Nel caso questo strumento divenisse operativo, Facebook si servirebbe di terze parti per monitorare storie, notizie e post ad alto tasso di popolarità: la parte terza in questione avrebbe pieno controllo su cosa debba apparire o meno tra i newsfeed degli utenti. Tuttavia, non si ha ancora la certezza che Facebook abbia presentato il software alla governo cinese.

Nel caso però fosse effettivamente messo in opera, non sarebbe un bel segnale per il social di Mark Zuckerberg. È vero che il mercato cinese è immenso, ma val la pena svilire la propria identità fino all’incoerenza?

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