Alessio Sarnelli

Editor, Copywriter e Community Manager

Quando un’agenzia decide di utilizzare la diffusione di materiale promozionale offline per le sue campagne, il percorso creativo che regola la decisione di produrre questo o quell’altro gadget, di far preparare al proprio grafico determinate immagini, sottostà a concept che possano attirare l’attenzione dei destinatari di quella campagna.

Ma una volta che l’obiettivo è stato scelto, perché nell’esecuzione viene scelta una modalità piuttosto che un’altra?

Gli effetti sono tutti uguali tra loro o ci sono caratteristiche che si adattano meglio di altre per veicolare un determinato messaggio?

Abbiamo deciso di utilizzare i prossimi appuntamenti per dei focus su una specifica tipologia di prodotto, la stampa lenticolare, e di passare in rassegna tutte le modalità con cui viene utilizzata.

In quello di oggi vedremo alcuni casi in cui uno degli effetti di stampa più utilizzati, l’effetto Flip, è stato utilizzato nelle campagne di advertising classico cercando di capire il perché della scelta e le reazioni che si volevano scatenare nei clienti.

#1 Interattività innanzitutto

Quello del rendere un oggetto statico in uno dinamico è uno dei primi intenti che vengono incarnati dall’utilizzo della stampa lenticolare con effetto Flip. Il passaggio da un’immagine all’altra con uno stacco netto ha per sua natura una forza dirompente ed attiva sul racconto.

Prendiamo ad esempio questa campagna curata da H3D, uno dei soggetti leader nella stampa lenticolare, per Brioschi:

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Questo ambient simula una vera e propria frattura nel pavimento nel momento in cui vi si passa sopra. Lo stacco netto di immagine non è un semplice escamotage per dare più messaggi sullo stesso supporto, ma è un innesco per veicolare il concept sull’essere appesantiti dopo un pasto.

In più non si tratta di un effetto che si mette in atto da solo, la posizione della stampa sul pavimento fa sì che il flip avvenga solo e soltanto nel momento in cui il target del messaggio ci passa sopra.

L’effetto serve dunque a richiamare lo spettatore all’interno dell’ad e renderlo elemento attivo della campagna.

#2 Il superamento della bidimensionalità

Per quanto le stampe attraverso la tecnologia abbiano raggiunto picchi di qualità tali da consentire una costruzione di uno scenario, le immagini sono pur sempre delle riproduzioni bidimensionali di soggetti.

Questa difficoltà oggettiva viene molto spesso aggirata proprio con l’effetto Flip, attraverso un uso sapiente che esalti lo stacco di un elemento tra due immagini.

Osserviamo questo cartellone preparato sempre da H3D per Nissan:

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Come possiamo notare l’elemento centrale oggetto della campagna, ovvero l’auto, non rientra nelle due immagini che danno vita al flip, è lo sfondo a mutare.

Il passaggio brusco da una ambientazione cittadina a quella tipica da fuoristrada non solo è utilizzata per delineare come l’automobile sia adatta per più target di riferimento, ma serve soprattutto per portarla al centro della scena.

Uno scenario che muta offre il senso di profondità che altrimenti non avrebbe, si sottrae alla staticità ed offre in primo piano il prodotto che si vuole portare all’attenzione del consumatore

#3 Pluralità e reiterazione del messaggio

Il motivo per cui nelle stampe lenticolari l’effetto flip, lo abbiamo accennato poco fa, sta anche e soprattutto nel fatto che consente di utilizzare il medesimo supporto per veicolare più messaggi.

Si tratta di uno strumento che potrebbe risultare banale ma non lo è: se posso fornire più angolazioni di un capo d’abbigliamento su una targhetta ad esempio, sto fornendo più punti di vista di uno stesso prodotto:

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Se ho una gamma di prodotti facente parte dello stesso brand posso inserirli tutti nel medesimo display fornendo una visione d’assieme senza che lo spettatore si sforzi di ricercarli:

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Può sembrare che sia un modo in cui i brand giochino al risparmio, perché offrire prodotti in stampa lenticolare che utilizzino l’effetto flip consente loro di investire di meno. In realtà è pura ottimizzazione degli spazi e dei tempi, un mezzo per massimizzare l’attenzione senza dare l’impressione allo spettatore di ricevere troppi input.

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