Digital Life

Perché Burning Man piace sempre di più a chi lavora nel digitale

Una manifestazione in teorica antitesi con l'universo digitale ma che a ben vedere ne condivide lo spirito

Alessio Sarnelli

Editor, Copywriter e Community Manager

Oggi si conclude una manifestazione che in pochi anni ha visto aumentare esponenzialmente visitatori, osservatori e presenze: the Burning Man.

Questa manifestazione, nata nel 1991Black Rock City, prevede 8 giorni nei quali si vive nel deserto ricreando una sorta di società alternativa, totalmente disconnessa dalla realtà, in cui i confini di genere sono banditi.

Un’iniziativa in cui anche la tecnologia viene ripudiata, come se ci si trovasse in una bolla atemporale.

Un modello arcaico in cui l’economia è di scambio, sono bandite le transazioni con il denaro ed ogni partecipante deve portare con sé lo stretto necessario per sopravvivere per gli 8 giorni dell’evento, sino al climax in cui un fantoccio di legno, appunto il burnin’ man, viene dato alle fiamme.

Burning Man e Tech: i nerd tra gli hippy

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Eppure negli ultimi anni il festival di controcultura è divenuto tappa fissa per le grandi personalità del tech come Mark Zuckerberg, presente nel 2014 arrivando in elicottero, Larry Page, Jeff Bezos, che non più tardi di due anni fa commissionò una scultura da due milioni di dollari, Elon Musk ha addirittura affermato che Burning è la Silicon Valley.

Com’è possibile che una rappresentazione utopica e distopica della realtà, in cui la tecnologia e qualsiasi richiamo al capitalismo sono assenti, siano considerate affine a tutti coloro che lavorano nel digitale?

Ci sono alcuni punti di contatto tra i due mondi, come se Burning Man e il Digital fossero solo due rappresentazioni diverse della stessa filosofia di vita e di lavoro.

Proviamo quindi a vedere cosa ci trovano i digital addicted della Valley di familiare nella vita nel deserto.

#1 Il superamento dello spazio fisico

Burning Man

 

Quella del Burning Man è una cittadella di 6 mila anime che nasce dal nulla e ritorna al nulla nello spazio di una settimana. I confini di territorio e di spazio sono talmente labili ed irrisori in termini di tempo che a loro modo simulano l’universo digitale nel suo essere aleatorio.

Inoltre l’evento nasce nel 1990 a San Francisco quando un gruppo di artisti volle bruciare un fantoccio in una delle baie della città per testimoniare il rifiuto per le restrizioni della società contemporanea.

A suo modo l’universo digitale rappresenta anch’esso il superamento dello spazio fisico contribuendo a costruire un mondo più funzionale ai propri scopi.

#2 La piena consacrazione della propria identità

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Questo è l’aspetto che forse è più semplice da spiegare: al Burning Man si può diventare chiunque. Non esistono più le identità di genere, quelle legate a ciò che si è tutti i giorni.

Uno spazio in cui tutto è permesso ed è incoraggiata la massima espressione di se stessi. Questo è anche l’appeal che viene dato ai social network per esempio.

Limiti e costrizioni valicati sul piano fisico così come sul piano delle idee quindi: al Burning Man puoi essere ed esprimere veramente te stesso.

#3 Se cade lo status quo, tutto è possibile

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Burning Man non simula una democrazia, in quanto pur paritario, quello democratico è un regime ed ogni vincolo e richiamo allo status quo va contro il manifesto di libertà (o per meglio dire anarchia) che è manifesto di Burning Man.

Questa libertà ha in sé un potere distruttivo, da intendersi come una forza di cambiamento. Da questo punto di vista Burning Man rispecchia la volontà di mutare in maniera profonda il mondo che muove tutti i founder del settore tech e che vedono nella manifestazione il contesto del loro universo ideale.

Ecco perché i digital addicted tutti, ma in particolare i grandi della Silicon Valley, sono così interessati al fenomeno Burning Man.

Quell’universo parallelo che ogni anno nasce dal nulla nel deserto e può diventare qualsiasi cosa viene visto e vissuto come un Big Bang che si ripete uguale a se stesso eppure ogni volta così potente, nel quale dalla “distruzione” di ciò che è si sprigiona l’energia creativa per delineare il mondo come dovrebbe essere.

Una fantasia nella quale ogni uomo è conoscenza e creazione allo stato puro e può liberare pienamente il proprio potenziale.