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Adidas e Puma: due brand nati dalla rivalità dei fratelli Dassler

La storia ai limiti del romanzo di Adi e Rudi, cresciuti nella Baviera a cavallo tra i due conflitti mondiali

Chiara Sgarbi

PR&Social Media

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    Questa è una storia che parla di passione e rivalità, competizione e rivalsa. Una storia in cui sono i sentimenti, o meglio i risentimenti a creare due colossi dell’abbigliamento sportivo a livello internazionale.

    Puma e Adidas: una guerra, che lascia sul campo di battaglia rapporti familiari e l’unità stessa di una città. La famiglia in questione è la famiglia Dassler e la città è Herzogenaurach, in Baviera.

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    Il lato oscuro del successo

    Adidas e Puma un duello all’ultima scarpa_3Due sono i fratelli, opposti i caratteri. Gli opposti si attraggono, ma la storia ci insegna che non c’è futuro duraturo possibile: Adolf (Adi) è la mente: introverso e stacanovista, Rudolf è l’anima commerciale, estroverso, amante della vita e delle donne. Correva l’anno 1924. Correva buon sangue.

    È la quiete prima della tempesta. La guerra sconvolge la fabbrica e i destini: al posto di calzature si producono bazooka, Rudolf  va al fronte mentre ad Adolf tocca gestire la fabbrica.

    Al ritorno dalla guerra e dalla prigionia, Rudolf non riesce a perdonare il fratello: qualcosa si è rotto per sempre. L’idillio del business di famiglia, iniziato nella lavanderia della madre come rinascita dopo la guerra, diventato internazionale grazie alle Olimpiadi del 1936 con Jesse Owens come endorser, e riconosciuto per l’ottima qualità e l’innovazione, ha vita breve.

    Il tradimento è la causa della rottura: due sono le fazioni e due le versioni; secondo alcuni, Käthe, moglie del timido Adi, ebbe una relazione con il cognato. Gli altri dicono che Rudolf finì incarcerato dagli americani a causa della testimonianza del fratello.

    Dalla rabbia e dal rancore, nel 1948 e nel 1949 prendono vita quei giganti del mondo dell’abbigliamento sportivo che oggi tutti conosciamo: Puma e Adidas.

    Quest’ultima si afferma con maggiore forza e nella cittadina bavarese l’atmosfera è come quella della Verona dei Montecchi e dei Capuleti: i colpi di scena o meglio, i colpi bassi non mancano.

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    La seconda generazione sfodera le armi del marketing. In occasione delle Olimpiadi di Melbourne nel 1956, Horst Dassler regala prodotti Adidas a numerosi atleti. Il figlio di Rudolf rompe il patto di non belligeranza ingaggiando Pelé per i Mondiali del 1970 in Messico.

    Horst apportò una grande innovazione, dato che all’epoca gli sportivi dovevano acquistare il materiale sportivo in autonomia.

    In parallelo, Armin Dassler chiese a Pelé di fermarsi ad allacciarsi le scarpe prima del fischio di inizio, in modo che le scarpe Puma fossero in mondovisione. Puma deve aver avuto un buon ROI, perché oggi anche Bolt non lascia dubbi su chi sia il proprio sponsor.

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    l due fratelli riposano ora negli angoli opposti del cimitero. «Il tuo brand è ciò che le persone dicono di te quando non sei nella loro stessa stanza». Viene da chiedersi cosa penserebbero Adolf e Rudolf della definizione di Jeff Bezos.

    Oggi Puma ed Adidas hanno una gestione meno familiare, le controversie sono state risolte e una partita di calcio tra le due aziende ha sancito la pace.

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    Possiamo essere sicuri che l’ascia di guerra sia sepolta. Almeno fino al prossimo parente-serpente.

    Dopo aver scoperto il dietro le quinte di due brand così famosi, dicci la tua: per quale tifi?

    Scritto da

    Chiara Sgarbi

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    Classe 1990, emiliana purosangue: nebbia fighter e tortellini maker. Tra Verona, Des Moines, Parma e Milano mi sono appassionata al marketing e ai suoi affascinanti volti e sono ... continua

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