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GIF: il passato, il futuro e il tentativo di Giphy di farci dei soldi

Dall'invenzione delle GIF al piano di Giphy per renderlo davvero un business

Le GIF sono quelle immagini in movimento che spopolano sul web e, soprattutto sui social. Sono simpatiche e di immediata lettura: una manna per gli utenti 2.0.

Ormai lo sanno tutti: le GIF sono, insieme ai meme, il linguaggio di questi nostri anni social (come dimostra il caso Chupa Chups di qualche tempo fa).

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Quello che forse non tutti sanno è che le GIF nel 2017 compieranno 30 anni: tanto tempo infatti è passato da quanto furono introdotte da CompuService, una società statunitense tra i primi operatori commerciali e provider della Rete.

L’altra cosa che forse non tutti sanno è che GIF non ha mai fatto rima con guadagno.

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Prima del 1994 la Compuservice non si fece pagare per l’utilizzo di queste immagini e dal 2003 il brevetto legato alle GIF è decaduto negli Stati Uniti e, dall’anno dopo, nel resto del mondo. Se quelli di CompuService avessero immaginato che nell’epoca dei social le GIF sarebbero diventate così popolari, come si sarebbero comportati?

Eppure, sembrerebbe che le GIF diano da vivere a tanti motori di ricerca specializzati, come Giphy, vero punto di riferimento per chi vuole trovare, o creare, delle GIF.

È davvero così?Non proprio.

Secondo quanto riportato da TechCrunch, Giphy è riuscito a raccogliere 55 milioni di dollari in venture capital – apporto di capitale di rischio da parte di un investitore per finanziare l’avvio o la crescita di un’attività – e ha portato la propria valutazione totale a 300 milioni!

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Alex Chung, fondatore e amministratore delegato di Giphy, è sicuramente lieto di questi numeri, ma sa che serve un passo in più, se non si vuole fare la fine di Twitter.

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Come il famoso social dell’uccellino cinguettante infatti, Giphy al momento non sta monetizzando. La valutazione di 300 milioni di dollari avrà senso quando si troveranno diversi modi di creare entrate attraverso accordi stretti con diversi partner.

Chung ammette che il metodo più facile potrebbe essere quello di far comparire dei banner pubblicitari ogni volta si utilizza il motore di ricerca (come fa Google, del resto).

L’obiettivo però è di trovare soldi in modi diversi, più innovativi.

Un modo potrebbe essere quello di stringere delle partnership con grandi aziende (come McDonald e Starbucks, per esempio), per brandizzare delle GIF che l’utente vorrà dedicare a qualcuno e che le grandi aziende si premureranno di accompagnare con la presenza pertinente del loro logo.

Un altro modo potrebbe essere quello di reperire moneta sonante dall’app Giphy Cam.

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L’app permette di applicare dei filtri sulle GIF prefetite dall’utente e alcuni brand hanno deciso di creare filtri speciali per promuoversi (Star Wars, Zoolander e X-Files, per esempio).

Al momento non ci sono accordi economici tra questi brand e Giphy, ma se un domani milioni di persone ricondividessero sui social GIF brandizzate con i più importanti loghi commerciali del mondo, siamo sicuri che le cose cambierebbero.

Giphy potrebbe finalmente monetizzare. E le GIF sarebbero finalmente un affare.