Intervista

Contenuti digitali e storytelling: gli strumenti dei Content Manager

Presentare l'azienda con una veste umana e un preciso ruolo nella società: i consigli di Alberto Maestri sul Content Marketing

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Oggi incontriamo Alberto Maestri – Senior Consultant in OpenKnowledge, editor di Ninja Marketing e docente del Corso Online in Content Marketing – che ci svelerà i segreti del Content Marketing.

Durante il corso in aula ci spiegherà come creare strategie efficaci, imparando a capire e gestire contenuti diversi e di valore.

Qual è il plus di una strategia di contenuti ben pianificata e improntata sullo storytelling?

Il principale plus è di fare sognare le persone, presentando l’azienda con una veste umana e un preciso ruolo nella società. Fin dalle sue origini come disciplina codificata il marketing ha un problema di reputazione, e incontra la barriera di diffidenza degli individui. Come è solito dire il nostro Mirko Pallera, oggi marche e organizzazioni devono prendere posizione rispetto alla realtà e alla cultura: non c’è più spazio per entità sciatte. Ecco la magia del content marketing: abilitare questo posizionamento progettato attraverso lo storytelling sui diversi touch point con le persone.

Perché sempre più aziende devono considerarsi Media Company?

Per tantissime ragioni! In primis, differenziarsi dal punto di vista del prodotto diventa sempre più difficile. Diciamocelo: al di là del colore o della freschezza, tutti i dentifrici sono uguali. Ecco allora Captain Aquafresh che si pone come difensore a livello globale delle gengive delle persone, ‘snocciolando’ contenuti informativi e di entertainment verso l’audience.

Captain AQF Complete Care Original

Ciò porta però a un paradosso: oggi vengono prodotti tantissimi contenuti, tanto che qualcuno parla di content chaos. Dunque, la sfida non è più solo quella di diventare media company, ma media company efficaci, capaci di produrre i contenuti giusti al posto giusto a supporto della propria offerta di beni o servizi.

Contenuto, contenuti. Ce n’è di tutti i colori e per tutti i gusti. Come riconoscere quelli di valore?

Una checklist a 10 punti che personalmente utilizzo e consiglio di utilizzare per riconoscere (ed eventualmente progettare) contenuti di engagement riprende e sviluppa quella proposta da Simone Tornabene nell’articolo ‘Content Design: come creare contenuti d’engagement’:

  1. Ritmo: è stimolante?
  2. Semplicità: è facile e immediato da capire, nella forma e nel significato?
  3. Associazione: è strettamente legato alle associazioni di marca e all’universo semantico del brand?
  4. Bellezza: è bello da vedere?
  5. Riconoscibilità: spicca tra la folla?
  6. Azionabilità: ci spinge a svolgere la call to action verosimilmente contenuta al suo interno?
  7. Provocazione: stimola un pensiero, un discorso, un’opinione?
  8. Teasing: lascia il giusto pizzico di curiosità?
  9. Rilevanza: è capace di sintonizzarsi nell’hic et nunc dell’audience all’ascolto
  10. Accessibilità: è fruibile, indipendentemente dal device di accesso, dal tempo a disposizione e dai diversi ‘rumori di fondo’?
content marketing sacco con le frecce

Content Marketing – Three Arrows Hit in Red Target on a Hanging Sack on Natural Bokeh Background.

Perché è importante fare content audit per creare una nuova architettura dell’informazione?

Per due motivi principali. In primis, per un motivo etico: il tipico approccio del consulente è di arrivare e ripartire da zero, rivoluzionando completamente quanto fatto da chi è arrivato prima. Al contrario, spesso sono stati già progettati e condivisi contenuti belli, efficaci, inspirational. Oppure esistono stimoli nell’aria, che possono essere ‘calati a terra’ con successo. Secondariamente (ma non per ordine di importanza), è importante per il professionista di content marketing avere sott’occhio la situazione chiara dell’as is della strategia, dei canali, dei contenuti. Solo così potrà prendere le giuste decisioni, senza perdere tempo né sprecare preziose risorse.

Sono numerose le tue pubblicazioni e da queste emerge la tua passione per lo storytelling e la gamification. Come si influenzano questi due elementi tra loro per creare contenuti e strategie di valore?

Per rispondere, ti cito alcune righe contenute in ‘Giochi da Prendere sul Serio’, pubblicato alcuni mesi fa:

Che le narrazioni siano parte integrante di una quantità di giochi non ha bisogno di essere dimostrato giacché fa parte dell’esperienza di tutti. I videogame non sfuggono a questa regola generale e, sebbene non tutti, un gran numero di essi fa affidamento a sviluppi più o meno complessi di Storytelling per sostenere le capacità di coinvolgere e far appassionare i giocatori. Ma se è fondamentale nei videogiochi, lo Storytelling può essere di grande interesse anche nei progetti di Gamification. Di questo non dubitano Werbach e Hunter che, come notato, includono le narrative tra le forme più importanti di dinamiche di gioco, utili a impostare ad alto livello ogni progetto gamificato. Non è difficile mostrare che nuclei di racconto, più o meno sviluppati, pervadono molti dei casi di Gamification che hanno avuto negli ultimi anni maggior successo. Road Warrior è il sistema che SAP ha introdotto di recente per fare formazione al suo personale di vendita sui temi delle tecnologie mobili. Sviluppato da Salesforce, il progetto invita a reinterpretare il proprio ruolo di venditore, costretto a macinare chilometri di strade e autostrade, attraverso la metafora del Road Warrior (Guerriero della strada) e lo slogan Conquering Mobility. Il processo prevede di rispondere in chiave di simulazione a clienti che pongono questioni, vincendo punti e badges se si danno risposte adeguate e perdendoli se si richiedono linee di assistenza. Vi sono molti livelli da superare, spesso legati a problematiche tecniche, e i venditori possono sfidarsi gli uni con gli altri per confrontare i loro risultati. Il progetto mira, come tutti i corsi di formazione, a elevare le skill dei partecipanti; ma l’aspetto di Storytelling si rivela nel chiedere loro se si sentono di “Avere quel che ci vuole per essere un Road Warrior” e nell’estetica un po’ western dell’interfaccia. Il progetto ha dato ottimi risultati nel volgere la formazione in un momento di divertimento, nell’accrescere la motivazione, nello stimolare lo spirito di gruppo e – non ultimo – nell’aumentare le vendite.

road warrior

Se vuoi approfondire l’importanza dello storytelling ed imparare come impostare una strategia efficace, segui il Corso in Content Marketing targato Ninja Academy.