Advertising

Super Bowl 50: gli spot più belli e più brutti del 2016

Astronauti, Christopher Walken e ibride fastidiose creature protagonisti dell'anno

Milioni di spettatori stanotte sono rimasti incollati al televisore a guardare lo spettacolo del Super Bowl, giunto alla sua cinquantesima edizione. I Denver Broncos hanno prevalso sui Carolina Panthers, aggiudicandosi il titolo di campioni della NFL 2015 al Levi’s Stadium di Santa Clara.

L’evento, ormai da anni catalizzatore di attenzioni a livello mondiale, trascende l’ambito sportivo identificandosi sempre di più come fenomeno culturale di massa.

Nonostante quest’anno il match non sia risultato entusiasmante come ci si aspettava, è stato arricchito da numerosi spot pubblicitari, ormai ospiti imprescindibili dell’evento e vere e proprie comete mediatiche, capaci di diffondere nei prossimi giorni un buzz non indifferente. Anche quest’anno, il costo medio per un spazio pubblicitario di 30” all’interno della diretta televisiva si è aggirato intorno ai 4,5 milioni di euro, motivo per cui per le aziende presenti i giorni successivi all’evento rappresentano un banco di prova fondamentale per testare i ritorni dei loro sacrifici economici.

Ecco quelli che ci hanno colpito maggiormente.

Gli spot più belli

Kia quest’anno si è distinta per brillantezza e originalità, con Christopher Walken nei panni di un motivatore che si serve di due calzini per convincere ad acquistare la nuova “Optima”.

Audi utilizza l’arma della nostalgia, raccontando di un vecchio astronauta che rispolvera emozioni ormai sopite guidando con orgoglio il “commander” della casa automobilistica tedesca.

“Strong is beautiful” invece è il motto di Pantene, che quest’anno sceglie alcuni giocatori di football americani per ricordare quanto l’amore e l’attenzione di un genitore nei confronti della propria figlia favorisca il suo percorso di crescita e di sviluppo personale.

Colgate si appella alla responsabilità sociale della gente, evidenziando come spesso e volentieri le persone lascino aperto il rubinetto indebitamente, causando uno spreco d’acqua non indifferente. Un riadattamento di uno spot del 2014 a cui vogliamo dare un’altra possibilità.

Budweiser è il Re indiscusso degli spot del Super Bowl. Anche quest’anno non si smentisce, con una Helen Mirren che mette a disposizione il suo talento per trasmettere un importante messaggio.

Gli spot (meno) belli

Heinz sceglie di proporre dei cani in formato hot-dog e dei ragazzi travestiti da salse, stimolando l’associazione tra le due specie. Il marchio statunitense, con oltre 100 anni di storia alle spalle, questa volta è inciampato incautamente.

Snickers presenta un improbabile Willem Dafoe nei panni di Marilyn Monroe, affermando che non si è se stessi quando si è affamati. Se sul concetto possiamo esser d’accordo, non convince l’utilizzo dell’affermato attore anglosassone nelle vesti della famosa diva americana.

Hyundai decide di cavalcare la cresta dell’onda del film “The Revenant” e sfrutta l’effetto-orso di Di Caprio. Porterà l’Oscar ad entrambi?

Skittles sceglie di comunicare ai Millennial (?) scegliendo un testimonial che arriva direttamente dagli anni Ottanta. Qui c’è qualcosa che non quadra.

In ultimo, Michelob suggerisce una birra con sole 95 kcal per gli sportivi, per chi vuole raggiungere l'”extra mile”. Sarà pure dietetica, ma il mood alla Homer Simpson secondo noi è destinato a prevalere ancora qualche anno!

Non sappiamo se lo amiamo o lo odiamo

Mountain Dew punta sulla comicità, o perlomeno ci prova, con l’ibrida creatura cucciolo-scimmia-bambino. L’hashtag #PuppyMonkeyBaby è stato TT su Twitter per tutta la durata del Super Bowl. Sarà il nuovo Wasssupppp?

Questi sono solo alcuni dei commercial trasmessi durante il grande evento e a giudicare dal fermento già presente sui social e sul web si sentirà parlare di loro ancora per un bel po’ di tempo.

E l’anno prossimo? Quali saranno gli attori di questa sempre più avvincente battaglia digitale?