Inchiesta

Benvenuti nell’era blockchain – Parte 1

Chi sono i bitcoiner italiani? Una realtà d'avanguardia che immagina e studia l'economia del futuro. Pronti all'era del blockchain?

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Perfino l’Economist ha rotto gli indugi: la sua copertina dedicata alla tecnologia blockchain è lo sdoganamento che serviva al popolo dei “bitcoiner”, ma non è nemmeno la prima. L’interesse per le criptovalute e per la relativa tecnologia cresce ogni giorno e il nostro paese è in prima linea.

“Possiamo dire che l’Italia vede al momento una grande concentrazione di eccellenze a livello internazionale: a Milano abbiamo messo in piedi un vero laboratorio all’avanguardia, fatto di ricercatori e start up”. Parola di Giacomo Zucco, eclettico CEO di BlockchainLAB centro di ricerca sulle tecnologie blockchain e le criptovalute.

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Ma cos’è questa blockchain, e può essere separata dal bitcoin?
La blockchain é il registro distribuito di transazioni che fa funzionare il sistema bitcoin, ma per estensione il termine viene usato per indicare la tecnologia sottostante in generale. Molti stanno cercando di distinguere le due cose, ma non è cosi semplice. Una blockchain può esistere solo se esiste un “oro digitale”, con le stesse caratteristiche del bitcoin, a garantirne la sicurezza, ed è estremamente improbabile che nuove blockchain – diverse da quella di Bitcoin che oggi rappresenta, di fatto, lo standard – prendano il sopravvento in futuro. Ma la blockchain potrà essere usata anche per veicolare altro che non sia il bitcoin stesso. Facciamo l’esempio di una ferrovia a vapore: sul binario di Internet viaggia un treno che si chiama blockchain, che nei vagoni può contenere qualsiasi tipo di carico, ma per viaggiare ha sempre e comunque bisogno del carbone, che è il bitcoin. Il mondo può essere interessato al treno per quello che trasporta nei vagoni, ma il carbone è importante per fare funzionare il tutto. Fino ad oggi Internet era usato solo per trasmettere informazione, non valore. Con la blockchain, oggi, si può trasmettere valore sulla rete. Senza intermediazione di stati o banche centrali.

L’Economist sottolinea come, nonostante la brutta reputazione, la tecnologia dietro ai bitcoin possa cambiare l’economia per come la conosciamo.
Bitcoin può cambiare l’economia, la finanza e il commercio tanto quanto Internet ha cambiato la comunicazione, o gli mp3 la musica. Una transizione pacifica che potrebbe avvenire entro un decennio, a meno di eventi traumatici come nuove crisi del sistema bancario e monetario internazionale. In questo caso la tecnologia blockchain potrebbe salire in cattedra molto prima.

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Quindi il tuo progetto BlockchainLAB si sta preparando ad un mondo alternativo?
Stiamo studiando tutti i campi di utilizzo delle tecnologie blockchain e le opportunità di investimento nel settore. Quello che ci proponiamo di fare è una mappatura a livello mondiale di questo ecosistema, per rispondere alle domande dei potenziali investitori o delle industrie potenzialmente impattate, come banche e grandi sistemi di pagamento.

Hai appena elencato i soggetti che vi finanziano?
Diciamo che siamo supportati da alcuni dei più illuminati istituti finanziari e istituti di investimento nazionali. Ad oggi si parla del Gruppo Azimut, e stiamo chiudendo in questi giorni l’ingresso del Gruppo Intesa Sanpaolo. Ma entro fine anno prevediamo diversi altri ingressi importanti, con nomi di primo piano del sistema finanziario nazionale ed internazionale.
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Le banche comprano Bitcoin?
Nessuna banca – che si sappia – ha mai comprato bitcoin. Le banche centrali scoraggiano tali condotte. Diverso il caso dei fondi di investimento: vi ricordate i gemelli Winklevoss, che sostenevano di avere avuto l’idea embrionale di Facebook? Beh, stanno preparando un ETF sul bitcoin.
Ma quello che le istituzioni finanziarie dovrebbero fare, ancora più che non comprare qualche bitcoin, è studiare la tecnologia che ci sta dietro e le sue implicazioni. Se le prospettive future dovessero sconvolgere l’economia attuale per come la conosciamo, i grandi attori economici e bancari che non si sono preparati a dovere potrebbero vedere i propri prodotti e servizi fare la fine dei rullini Kodak dopo l’avvento della fotografia digitale.

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Un’economia non sociale ma social.
Sì, ma non per questo necessariamente “democratica”. Bitcoin è anche lo strumento giusto per pesare le opinioni e premiare quelle migliori, dando loro un valore economico: ChangeTip ad esempio è una piattaforma che consente di dare una mancia (un tip) – al momento solo in bitcoin, perché con sistemi di pagamento tradizionali sarebbe tutto molto più difficile – a chiunque si dimostri degno del nostro apprezzamento. Questa piattaforma è molto usata per “premiare” gli utenti su Twitter e Reddit.

Ci hai fatto venire voglia di andare in miniera.
Non è più facile estrarre bitcoin! In media ogni 10 minuti vengono estratti 25 bitcoin, ma ci vuole sempre più potere di calcolo per farlo. Ed è sempre più difficile raggiungere la profittabilitá, tenuto conto dei costi di hardware, elettricità, raffreddamento, ecc. Meglio studiare e sviluppare nuovi servizi e prodotti sulla base di questa nuova tecnologia, piuttosto che minare. In Italia al momento abbiamo un centro d’eccellenza che viene subito dietro USA, UK e Israele, ma sarà difficile conservarlo: un ambiente fiscale, normativo, legale e regolatorio soffocante e inaffidabile, una cultura avversa all’impresa e all’innovazione, un sistema di investimenti asfittico, rendono l’estero giustamente più attrattivo per i ragazzi.

Una fuga di cervelli bitcoiner?
Possiamo metterla così. Intanto cerchiamo di aggregare chi rimane. Per ora abbiamo sei start up che diventeranno dieci entro gennaio. Poi chissà. Pensate che uno dei nostri ragazzi ha creato un modo per rendere i messaggi (anche d’amore) eterni e incancellabili, grazie alla blockchain.

Magari ne parliamo al prossimo speciale su Ninja?
Certo, basta con tutto questo parlare di soldi, che non si dica che non siamo gente romantica.