10 cose che abbiamo imparato al Corso Online in Corporate Storytelling

Andrea Fontana, Daniele Orzati e il decalogo delle nozioni apprese durante le loro lezioni

10 cose che abbiamo imparato al corso online in corporate storytelling

Lo scorso 6 novembre si è concluso il corso online in Corporate Storytelling a cura della Ninja Academy, che sarà seguito dallo Storytelling Lab, in aula a Milano il 20 e 21 Novembre in compagnia di Andrea Bettini. A questo punto, prima di sperimentare la vera e propria pratica, proviamo a stilare un elenco di nozioni apprese grazie ai nostri insegnanti, Andrea Fontana e Daniele Orzati.

#1 Cosa significa fare Storytelling

Storytelling non è il racconto di aneddoti, non è la presentazione di una storia aziendale in ordine cronologico e non significa postare delle foto evocative sui social media senza un senso ben preciso.
Fare storytelling significa progettare e guidare identità e relazioni attraverso le tecniche del racconto per creare valore.

#2 Storia e racconto non sono sinonimi

Nel parlato e soprattutto nella nostra lingua, tendiamo ad usare i due termini come se fossero equivalenti, ma così non è. Il loro vero significato, quando parliamo di storytelling, viene mutuato dalla lingua inglese, per cui con il termine storia facciamo più riferimento al concetto di “History”, una serie di eventi situati in uno spazio tempo, noi diremmo cronologia. Con la parola racconto ci riferiamo invece a qualcosa di più ampio che porta con sé il significato del termine inglese “Story”, cioè la rappresentazione della realtà.

#3 La realizzazione di una strategia di Corporate Storytelling ha bisogno di tante figure


L’efficacia di una strategia di Corporate Storytelling coinvolge molte figure professionali che curano ognuna una fase ben precisa. Della parte strategica se ne occupa lo stratega, che deve leggere i pubblici; lo script writer scrive il racconto, la core story; il visual storyteller definisce l’immaginario e lo crea e infine il designer che si cura dell’esperienza narrativa e orchestra l’uso dei media predisposti.

#4 Per conoscere i pubblici bisogna ricostruire il loro Viaggio di vita

Conoscere il Customer (o meglio il People) Life Journey è compito dello Storytelling Strategist, che deve individuare la mappatura del percorso di vita del nostro cliente (utente, stakeholders, etc) che compie durante la fruizione di un servizio, partendo dal momento in cui ne viene a conoscenza fino al momento in cui ne termina l’utilizzo.

Questa mappatura serve a capire il life-momentum, cioè la storia di vita dei pubblici prima di costruire un racconto. A seconda del momentum che stanno vivendo, la storia offerta dovrà contenere dei temi e delle questioni che saranno “vitali” per i pubblici, perché ne dovrà scaturire non la storia dell’azienda ma quella dei lettori.

#5 Lo schema narrativo canonico è alla base di tutto

Quando si progetta una narrazione è necessario sottostare a un modello che ci aiuta nel conferirle tutti gli elementi indispensabili per renderla davvero efficace. Perciò, ogni racconto deve avere un protagonista, che si mette alla ricerca di qualcosa o qualcuno, con la volontà di sviluppare una personalità eroica, come a dire che abbia deciso di lottare per qualcuno o qualcosa e in essa manifesta un destino, una destinazione.

Naturalmente devono presentarsi dei problemi in grado di creare tensione nel racconto e, di conseguenza degli ostacoli, degli avversari, intesi non necessariamente come nemici, ma come tutto ciò che rende più difficile la ricerca del protagonista. Occorreranno poi dei tesori e degli oggetti di potere, così come compariranno degli aiutanti che supporteranno il protagonista nel compiere la sua impresa.

#6 Gli output di una narrazione d’impresa sono molteplici

Le forme del visual possono essere diverse, l’importante è individuare quelle più adatte per i nostri pubblici, perché ognuna ha i suoi obiettivi e incontra più facilmente alcuni pubblici. Oltre alla semplice fotografia, per una narrazione d’impresa, puoi avvalerti della formula del reportage per avere uno stile più diretto; dell’illustrazione e del fumetto che possono diventare anche animazione; dell’immagine accompagnata da un testo, per ancorare un messaggio specifico e non lasciare molta libertà all’interpretazione; puoi scegliere di usare delle infografiche, che aiutano nell’esprimere contenuti quali-quantitativi, o dei video che aiutano i lettori ad immergersi nel racconto. Interessante è la tecnica dello scribing, per mixare testo e disegno e restituire un output in grado di semplificare idee molto complesse.

#7 Più che di Visual Storyteller si dovrebbe parlare di Storyteller per il Visual

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Per semplificare, la figura del Visual Storyteller si occupa della realizzazione dell’output. In realtà egli non è un puro esecutore, anche perché è piuttosto raro che un solo individuo sappia padroneggiare tutte le forme del visual di cui sopra. Egli dovrà conoscere le loro potenzialità e saper realizzare le principali forme, per questo è il narratore che si occupa del visual, intendendo con ciò che il suo contributo si inserisce fin dalla fase di progettazione e non solo alla fine del processo, quando supervisionerà. In particolare egli dovrà curare la coerenza tra rappresentato e rappresentazione.

#8 Rappresentato e rappresentazione devono avere un rapporto ben saldo

Il concetto di rappresentato si riferisce a alla forma scritta di una narrazione e appartiene alla fase della progettazione. Per rappresentazione si intende l’output, ciò che fissa l’immaginario che il rappresentato porta con sé. La bontà del passaggio tra rappresentato e rappresentazione viene definita da 3 aspetti: continuità tra rappresentazione e progettazione; coerenza tra gli elementi all’interno della rappresentazione; autenticità, quanto il messaggio originario è sopravvissuto a livello percettivo per i pubblici nell’output ottenuto.

#9 Nessun target ma solo lettori

Nello storytelling si abbandona il concetto di target per fare spazio a un termine diverso, quello di lettori. L’aspetto anagrafico diventa secondario perché un bisogno narrativo specifico potrebbe essere trasversale a più pubblici. Non esistono categorie prestabilite di lettori come invece avviene per i target.

#10 Tanti modi per indagare l’universo dei lettori

Per quanto sia abbastanza complesso analizzare l’immaginario dei lettori in presenza, esistono delle tecniche e degli strumenti che facilitano l’impresa, quali: social network, dove moltissime immagini di specifiche persone restituiscono un’analisi completa dal punto di vista narrativo. Anche attraverso Focus Group e Laboratori, soprattutto se si tratta di comunicazione interna o nel marketing territoriale, utilizzando questionari, disegno o scribing o stimolando la costruzione di storyboard; tramite test e ricerche di mercato, soprattutto nel mass market.

La Ninja Academy Experience

Un’esperienza di accrescimento a 360°, dove si arriva con le proprie competenze e se ne esce con un bagaglio più arricchito, certamente di nozioni e scoperte entusiasmanti, ma anche di conoscenze e relazioni nuove e professionali.

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Un’atmosfera di entusiasmo che ti avvolge e ti invoglia a partecipare.
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Una community dove poter dire la propria e risolvere subito alcuni dubbi.

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Il gruppo privato su Facebook è lo spazio dedicato al confronto e alla condivisione di contenuti, dove ci si incontra e ci si scambiano idee e consigli, dove poter fare domande ed essere sempre seguiti per qualsiasi cosa grazie alla supervisione del team di Ninja Academy.

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Adesso?

Il corso online è terminato, ma non finisce qui. Il 20 e 21 novembre a Milano si terrà lo Storytelling Lab, dove con Andrea Bettini potrai scoprire più nella pratica la professione di Storyteller. Oggi, 16 novembre, è l’ultimo giorno per prenotare il tuo posto. Cosa aspetti? :)