Festa della Rete 2015: dall'identità digitale al mobile payment, c'è di mezzo Martina Dell'Ombra

ll cloud è il computer di qualcun altro

Mirko Pallera e Gianluca Lisi alla Festa della Rete 2015
Il dubbio che fino a due settimane fa ha letteralmente attanagliato tutti gli addetti del settore digital era: “Festa della Rete a Rimini o Festival della Comunicazione a Camogli?” Sul livello dei contenuti e lo spessore dei relatori dei due eventi non si discute. Ciò che veramente premeva a tutti era un comune pensiero: sarà un’occasione per stare in spiaggia ad abbuffarsi di piadina o di focaccia di Recco. Orbene, io ho scelto la città di Fellini.

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Che cosa mi sono portata a casa?

Souvenir, dubbi e certezze. Tra un boccone di piadina squacquerone e rucola e una forchettata di tagliolini allo scoglio ho riflettuto sui concetti di macchia cieca e filter bubble, sul confronto tra offerta formativa dei mooc (corsi di alta formazione gratuita online) versus università e sulla necessità di costruirsi un’identità digitale.

E ancora, ho cercato di intuire quale tra i 127 archetipi delineati in Loveting fosse quello che più mi rappresentasse. Ho pensato al futuro delle agenzie di comunicazione e del giornalismo e all’affermarsi del fenomeno della news corporation e ai paradossi tutti italiani del mobile payment. E infine ho riflettuto sull’emblematico fenomeno delle micro-celebrity, sul caso Martina Dell’Ombra, che ci fa capire quanto ancora “gli utenti non sappiano di non sapere”.

Martina Dell'Ombra su Google

Macchia cieca: se gli utenti non sanno di non sapere

Che cosa non sappiamo di non sapere? Partiamo dagli algoritmi. La massa enorme di informazione in rete è molto meno informe di quanto crediamo. A rendere rilevante i contenuti per l’utente e ad “organizzarli” ci pensano gli algoritmi, “che sono neutrali come lo sono i produttori di armi”, come qualcuno dei relatori faceva notare alla Festa della Rete.

Non è casuale infatti, che la nostra bacheca di Facebook ci mostri solo alcuni profili di amici e non altri, così come non è casuale che ci troviamo a fruire di certe news e non di altre. D’altra parte, “l’algoritmo è omofilico, è una percezione molto fluida della nostra realtà“, precisa il prof. Giovanni Boccia Artieri”, che aggiunge:

Il rischio è di ritrovarsi in una bolla che ci fa vedere un pezzo di realtà come se fosse tutta la realtà

Il fenomeno della filter bubble, per dirla con Eli Pariser, è proprio quello che descrive gli algoritmi come filtri del nostro flusso di conoscenza. Vediamo solo ciò che vogliamo sapere e non ci viene mostrato ciò che non vogliamo sapere. E pensare che il meccanismo di inclusione/esclusione del dato è strettamente correlato ai nostri click.

Non c’è contraddittorio, non c’è diversità

Ma non era forse nata per questo la rete? Per promuovere la pluralità e la coralità?

Proseguiamo con il fenomeno Martina Dell’Ombra. Per chi ancora non l’avesse capito, è una troll. Ci ha trollato tutti, sin dalle sue prime apparizioni. Ammetto di esserci cascata pure io, poi il dubbio: non è che ci sta pigliando in giro? Nasce così una nuova star del web, o meglio l’universo delle stelle del web si arricchisce di una nuova micro-celebrity.

Mooc Versus Università

Tra 20 anni Harvard esisterà ancora?

Si interroga Marco De Rossi, di Oil Project. Vale la pena infatti chiedersi se oggi, abbia ancora senso investire tante risorse economiche in alta formazione (soprattutto universitaria), se la tendenza è quella di frequentare sempre più le aule virtuali dei mooc (Massive Open Online Courses).

Formazione gratuita però non vuol dire però formazione di basso livello, né formazione rivolta a principianti. Sono sempre più gli alti profili che accedono a queste piattaforme per aggiornarsi. E allora, quale sarà il destino allora della formazione? Alessandro Rimassa (Talent Garden) e Giacomo Moiso (Fluentify) non hanno dubbi: contenuto online, ma discussione offline.

Marco De Rossi, Giacomo Moiso e Alessandro Rimassa alla Festa della Rete 2015

Marco De Rossi, al centro, (Oil Project) modera il panel Mooc versus Università

Verba volant sed “digital data” manent

Se è compito dello stato definire una nostra identità legale, come ha sottolineato l’onorevole Stefano Quintarelli è dovere dell’utente provvedere a costruirsi un’ identità digitale, chiosa la docente AnnaMaria Testa. Siamo quello che pubblichiamo, quello che commentiamo. Ogni nostro like ha un valore e contribuisce a creare la nostra identità. E allora, siamo davvero consapevoli delle briciole che lasciamo in rete? Chiede Daniele Chieffi. In risposta calza a pennello il tweet di Gio Boccia Altieri:

I figli di oggi, si scontreranno domani con una identità digitale creata dai loro genitori

ammonisce l’avvocato Barbara Indovina, quasi a confermare una tendenza sempre più crescente: i social network non sono un gioco, né tantomeno un diario segreto.

Il cloud è il computer di qualcun altro

“Hacking Team is hacked”. Così rompe gli indugi Matteo Giovanni Paolo Flora, che ci ricorda il motivo per cui anche chi credeva di essere invulnerabile ha peccato di leggerezza. Che cosa è mancato all’azienda di hacker milanesi? La paranoia.

Paranoia is a virtue

Continua Flora ed è un invito che fa a tutti gli utenti presenti. Se pensavi che almeno su cloud, i tuoi dati fossero al sicuro, ricorda che il cloud è il computer di qualcun altro.

Loveting: marketing? No, management

La vera creatività è sempre etica

precisa Gianluca Lisi, che intervistato da Mirko Pallera, presenta il suo ultimo libro. Nel marketing si tende sempre a parlare di desideri dei consumatori e mai dei desideri del marketer. E pensare che al netto del suo essere ruolo, il marketer è uomo o donna, con una propria identità etica, con il proprio corredo di valori. E pensare che questi valori corrispondo ai profili  dei 127 archetipi descritti all’interno del libro. Si parte da dentro, per costruire fuori il mondo, o meglio una community, che sia il più possibile affine con i nostri desideri.

Andrea Boda Festa della Rete

Andrea Boda alla Festa della Rete 2015

Il mobile payment del futuro non è in mano alle banche

L’Italia è il primo Paese al mondo per uso di carte prepagate e moneta elettronica, ma su 4 POS, ne viene utilizzato solo 1.  Eppure le strutture ci sono,

ha sottolineato Devid Jegerson (UBI Banca). Non a caso, si chiede qualcuno dalla platea: “Perché l’italiano medio preferisce pagare in contanti e fare ancora coda al casello? Sembra proprio che esista ancora una forte resistenza culturale. “Si tratta di sicurezza percepita“, risponde Massimo Chiriatti, moderatore del panel sul Mobile Payment . Eppure, il 70% dei consumatori acquista ancora via SMS, aggiunge Enrico Sponza (Movincom).

Quale futuro per il pagamento elettronico? Le parole poco rassicuranti dall’Head of ePayments non lasciano spazio a molte interpretazione:  in Italia, il mobile payment è fermo da 30 anni. Per fortuna non siamo soli: Grecia e Polonia ci fanno compagnia, anche se quest’ultima ci sta superando per quello che riguarda l’ambito contactless. In questo ecosistema, tante startup del settore sgomitano, ma i veri player, ad oggi rimangono Google e Samsung, che hanno introdotto la tokenizzazione e le impronte digitali. “E le banche stanno guardare?” – chiede qualcuno dalla platea. E pensare che giocherebbero a casa loro.

Festa_della_Rete_2015

Massimo Chiriatti, Enrico Sponza e Devid Jegerson alla Festa della Rete

Se il content marketing lo fa l’azienda

Branded content o native advertising? Il futuro sarà in mano a quelle aziende che diventeranno news corporation – avverte Daniele Chieffi, Head of Web Media Relations.  Già adesso, la tendenza è quella di avere in azienda una redazione composta da giornalisti professionisti.

I vincitori del Macchianera Italiana Awards 2015

Qui troverai la lista completa di tutti i vincitori del MIA 2015. Di seguito invece te ne elenco qualcuno.

Mi spiace per Selvaggia Lucarelli, ma non c’è storia. All’avvenenza dissacrante della prima, gli italiani hanno preferito la semplicità domestica del buon Gianni Morandi, che si aggiudica il titolo di Miglior Personaggio.

Non c’è trippa per gatti nemmeno per la sezione Miglior Sito: a staccare su tutti, l’irriverente Lercio.

O la si ama o la si odia o non la si capisce. Martina Dell’Ombra rimane a bocca asciutta. Non è lei la Miglior Rivelazione, bensì “Mamme che scrivono messaggi“. (“NN aveVO Dubai”).

Attimi di cardiopalma, che neanche al derby Inter-Milan, per la sezione Miglior Presenza Social: a mani basse avrebbe potuto vincere Gianni Morandi, ma per un soffio di voti, AstroSamantha aka l’ingegner Samantha Cristoforetti, la spunta sul cantante di Monghidoro.

Trasmissione TV più social? MasterChef, che zitta zitta supera Gazebo e XFactor.

Il premio Miglior Community va alla satira di Spinoza. Ca va sans dire.

Miglior Sito Televisivo: TV Blog vince su Davide Maggio.

Miglior Canale TV: stravince DMAX

Miglior YouTuber: l’erede di Guglielmo Scilla? Non sapremo mai se eguaglierà il successo del primo, ma YoTobi, quest’anno è il miglior Personaggio Video.

Tra tutte le Radio in lista, la migliore ai MIA Awards è lei: Radio DeeJay.

Lo storify dell’evento

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Scritto da

Emanuela Goldoni

Nasce nel cuore dell'Emilia, a Mirandola, per intenderci, la città del filosofo Pico della Mirandola. Per metà è partenopea, ma di mediterraneo ha preso solo il senso ... continua

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