Perché tutti parlano degli Yuccies?

Yuccies (Young Urban Creative) la nuova categoria di freelance in cui la passione per il lavoro conta (quasi) più dei loro compensi, creativi che ci insegnano quanto sia indispensabile fare di sé stessi un brand

Né Hipster, né Yuppies, ma Yuccies, una sintesi perfetta tra queste due categorie. Hanno preso solo il meglio dai due stereotipi: la passione per la moda, l’essere ipertecnologici ed iperconessi, il successo creativo al giusto prezzo. Insomma gli Yuccies mettono al centro il loro stile e le loro idee. Sono pagati per inventare app, servizi, prodotti, vivendo in una realtà di impresa come quella delle startup, in continua evoluzione.

Yuccies è un termine coniato da David Infante nel suo articolo comparso su Mashable intitolato, The hipster is dead, and you might not like who comes next, in cui definisce questa categoria di creativi un vero proprio stile di vita, giovani freelance impiegati nella realizzazione delle loro passioni: arte, design, grafica, fotografia, editoria, web design e attraverso le quali vogliono guadagnare.

Essere Yuccie vuol dire essere grandi lavoratori, ma soprattutto lavoratori per passione, facendo della propria Partita IVA e della propria professionalità un brand.

Parola d’ordine: personal branding

Ogni brand che si rispetti rappresenta un prodotto o un servizio universalmente riconosciuto, facilmente identificabile ed anche in questo caso non c’è niente di diverso: ogni Yuccie ha un brand da promuovere, che sia un prodotto o un talento, l’importante è che sia qualcosa che lo distingua dagli altri creativi.

In altre parole uno Yuccie promuove sé stesso, creandosi quindi un personal branding che lo differenzi in mezzo all’offerta creativa, inventandosi un marketing ed una comunicazione tutti personalizzati.

Yuccies non sono solo immagine, creatività o design, ma anche lavoro ed impegno; la passione per quello che fanno viene prima di tutto nella mente di questi freelance, anche prima di un ricco stipendio, rendendoli non solo appagati, ma soprattutto felici.

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Gli “attrezzi” del mestiere

Che siano attrezzi veri e propri, o strumenti messi a disposizione dalla rete e dalla tecnologia, o reti di conoscenze e di clienti, sono gli ingredienti che, se correttamente miscelati, fanno il successo di un Yuccie.

Uno su tutti lo strumento di promozione per lanciarsi sul mercato: il web.
Si parte dal creare un sito web personale, un portfolio digitale, professionale e che metta in luce la competenza rapportata ad esempi concreti di realizzazioni, si passa poi, in modo consequenziale, ad una presenza social: Pinterest, Instagram, Twitter o Facebook, tutti quei canali che portino ad interagire direttamente con il cliente e che ne provochino il suo coinvolgimento, non solo per semplici apprezzamenti, ma anche per ottenere commissioni o feedback.

Ed è proprio l’insieme dei feedback e delle interazioni che compone lo strumento forse più importante del kit di sopravvivenza per Yuccies: la rete di relazioni, non solo clienti o futuri tali, ma anche altri Yuccies con cui scambiarsi idee, spazi, attraverso sistemi di co-working, e collaborazioni.

Kind Aesthetic, Freelance.com sono sono alcuni esempi di portali dove poter trovare snodi per uno Yuccies’ network.

Parlare di compensi, un male indispensabile

Non si può vivere di sola arte, quindi, seppur parlare di compensi sia scomodo, è necessario farlo ed è importante che uno Yuccie definisca un equo compenso per la sua professionalità e il suo brand. Riuscire a parlare in modo aperto e corretto di prezzi con un cliente è il segreto per arrivare a definire un prezzo realistico, senza sopravvalutarsi o sottovalutarsi.
Un cliente, infatti, sarà disposto a pagare un giusto compenso se intuisce la professionalità che definisce un brand e la sua qualità, chiunque è disposto a investire un po’ di più se il prodotto o servizio che compra è unico, personalizzato e qualitativamente superiore.

Non è facile valutare in modo corretto il proprio lavoro e questo uno Yuccie lo sa bene, vendere un’idea non è così semplice, esistono quindi strumenti, come quello fornito dalla Freelance Union, che aiutano i nostri creativi a valutare in modo economicamente corretto il loro lavoro.

Dopo aver chiarito che Yuccies non è una parolaccia né una moda, lo possiamo identificare in un terziario che vuol avanzare creando una professione il cui centro è la passione creativa, in cui chi lavora lo fa per passione e non per il guadagno, in cui creare un forte brand di se stessi è essenziale, per avere successo ed essere felici.

Ma in concreto dove si possono ammirare questi Yuccies? A Milano tra le vie dei quartieri più “creativi” come Isola, Lambrate e Chinatown; a Roma al Pigneto.

Un esempio di Yuccie? Il creatore di queste grafiche Ruben Piemari Cereda, meglio conosciuto con l’hashtag #rpcdesign, e come graphic designer per il collettivo di freelance SUKA CREW.

 

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