Perché sperimentare una training experience non convenzionale? [INTERVISTA]

Per Francesco Serravalle "la competenza di un gruppo nel capire chi è il miglior skipper in quel momento, è la vera forza di un equipaggio che naviga nell'imprevedibile mare dell'economica moderna"

Eufemia Scannapieco

Digital& Social Media Strategist

Francesco Serravalle

L’Outdoor training è è una metodologia di formazione esperienziale e si svolge in spazi aperti, in luoghi diversi e possibilmente “distanti” dalla realtà aziendale. Rappresenta uno strumento valido per migliorare le performance di un team perché allontana i partecipanti dalla loro area di comfort ricreando la dimensione aziendale in un ambiente diverso. L’estate scorsa l’ha provata anche il team di Ninja Marketing, hai letto la loro esperienza?

Il Percorso Esperienzale in Professional Empowerment è stato ideato dalla Ninja Academy proprio per offrire un’esperienza particolare, che prevede anche una outdoor experience in barca a vela coordinata dai trainer di Virvelle, una società di formazione specializzata in metodologie attive, che aiuteranno i guerrieri a sviluppare maggiori capacità di collaborazione con i gruppi di lavoro.
La formula Virvelle per il team building outdoor si basa su tre aspetti fondamentali: preparazione interiore, metafora formativa ed esperienza attiva.

Facciamoci chiarire da Francesco Serravalle, co-founder di Virvelle e trainer nel Percorso Esperienziale della Ninja Academy, in che senso “collaborare in barca a vela è come collaborare in azienda”.

team building in barca a vela

1. Definisci Virvelle “non una società ma qualcosa che ispiri le persone a migliorarsi”. Ci racconti come è nata l’idea di fare training non convenzionale?

L’idea è nata nel 2003 davanti una birra, in barca a vela nel paradiso dell’arcipelago della Maddalena…in un’atmosfera alla “Jack Frusciante”. Ero con Mario (ndr co-founder Virvelle) amico e ‘fratello’ quando decidemmo che la passione, archetipo del miglioramento, dovesse essere un elemento distintivo anche della nostra sfera lavorativa. Volevamo fare qualcosa fuori dagli schemi utilizzando la nostra passione, appunto la vela…da lì il passo è stato breve con la formazione esperenziale in outdoor.
Il bello di questa metodologia per noi è la centralità dell’esperienza rispetto ai contenuti e l’esperienza è l’elemento necessario per innescare un qualsiasi processo di miglioramento.

Con il trascorrere del tempo abbiamo avuto la conferma di come la passione e miglioramento fossero i driver principale nella crescita di Virvelle, sia internamente, facilitando il senso di appartenenza di quanti hanno collaborato e collaborano con noi, supportando il loto sviluppo, sia fidelizzando quanti hanno provato le nostre “training experience” non clienti, appunto, ma persone che credono nella formazione come strumento di progresso e crescita personale.

2. Virvelle propone, tra le altre cose, esperienze di team building in barca a vela. Come può cazzare il genoa e a mollare la drizza migliorare i rapporti all’interno del team?

In barca a vela ci sono forze naturali e imprevedibili, vento, meteo, onde, che non puoi sconfiggere ma devi governare per rientrare in porto. Per farlo non serve un super eroe ma un team affiatato che convive in 10 mq di superficie, in cui un solo gesto fatto tropo tardi, un genoa lascato qualche secondo prima o un punto nave comunicato male possono portarti ad un obiettivo diverso. È questo che succede quotidianamente nei team di lavoro.


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3. Hai formato nella tua carriera tanti professionisti di aziende grandi, medie e piccole. Qual è il segreto dei team che lavorano meglio?

 

Negli anni nelle diverse esperienze realizzate da Virvelle, sia in prima persona come trainer a contatto con i partecipanti, che come coordinatore dei docenti, ho potuto notare quanto si stesse concretizzando quel cambiamento che Hersey e Blanchard negli anni 70, e successivamente esperti di organizzazione aziendale e psicologia dei gruppi hanno approfondito, indicavano come “leadership situazionale”.

 

Nelle organizzazioni moderne, la velocità di aggiornamento dei mercati, sia in termini di competenze che scenario, la connettibilità, intesa nel senso più ampio del termine, sono caratteristiche ambientali che i team vincenti devono considerare per lo sviluppo della loro leadership: il leader “classico”, massimo esperto nel gruppo del “sapere tecnico” non può più esistere. Serve una leadership “fluida”, “situazionale” in grado di emergere a seconda delle competenze strategiche e prioritarie necessarie in quel momento.

 

Secondo questa visione, potrebbe essere banale parafrase Socrate rimodulando che l’autorevolezza è nel leader “che sa di non sapere” ma se lo prendiamo alla lettera noteremo la forza di questa verità! La competenza di un gruppo nel capire chi è il miglior skipper in quel momento è la vera forza di un equipaggio che naviga nell’imprevedibile mare dell’economica moderna.

lezione di nautica all'aperto

4. Virvelle presidia la giornata dedicata al team building: quali trasformazioni ti aspetti di vedere nei partecipanti – ops negli equipaggi in barca?

Mi auguro innanzitutto che, come fu per la vostra esperienza in outdoor di ottobre scorso, rientrando in porto ci si beva tutti una birra ghiacciata seduti davanti ad un tramonto e sullo sfondo la costiera amalfitana! :)

Sarebbe il segno inequivocabile che la componente emotiva esperenziale è servita come catalizzatore nello sviluppare le meta competenze, oggetto del percorso di personal empowerment, che si agiscono attraverso comportamenti migliorabili.
Inoltre indicherebbe che siamo rientrati tutti sani e salvi 😉

5. Sei anche tu a bordo del percorso esperienziale in professional empowerment in qualità di trainer. Come ispirerai i partecipanti?

Come sempre: trasferendo la passione in quello faccio, condividendo esperienze positive, comunicando l’importanza nel migliorarsi continuamente, dimostrando il piacere di aver ideato insieme a MirkoAdele e tutti i “non convenzionali” questo magnifico percorso, ma soprattutto gridando cazz….aaaaa la randa!