Quando il lavoro digital può essere frustrante: la parola ai professionisti della rete [INTERVISTA]

Il lavoro nel digital non dà sempre soddisfazioni: Rudy Bandiera, Jacopo Guedado Mele e Orazio Spoto raccontano i loro aneddoti

“Io ho un piccolo hotel a Roma… come faccio a essere primo su Google cercando Roma?” o ancora “Come faccio a scaricare foto ad alta definizione da Instagram?”. Queste sono solo alcune domande stravaganti che nel primo caso Rudy Bandiera, blogger e consulente web, e nel secondo Orazio Spoto, digital e social media strategist, ci hanno confessato di aver ricevuto da parte di clienti… o potenziali tali   😮

Lavorare nel settore digital non è tutto rose e fiori! Per quanto non esistano domande stupide esistono però committenti restii a comprendere la giusta essenza del mondo della comunicazione digitale e che rendono la vita difficile a molti collaboratori.

Chi si trova quotidianamente impegnato a sviluppare piani di comunicazione, strategie di digital marketing e social media management sa benissimo che la prospettiva del cliente può essere pericolosa ma anche affascinante: ammettiamolo, qualche volta può far scattare anche qualche risata o stimolo creativo!

Così abbiamo chiesto ad alcuni esperti digital del settore – Rudy Bandiera, Jacopo Guedado Mele e Orazio Spoto – di raccontarci le più strane richieste a loro pervenute.

L’esperienza di Rudy Bandiera

“Questa storia NON riguarda un cliente, perché uno così come cliente non credo lo vorrebbe nessuno. Ero a un evento abbastanza noto in Italia, in ottica di fitness e sport… in effetti mi chiedo ancora il perché abbiano chiamato proprio me per parlare nella plenaria  :-) Comunque, avrei dovuto a parlare di ‘scenari futuri’ ovvero di Web, di inbound, di 3.0 e di tutte quelle cose di cui si parla quando si deve fare capire alle persone che esistono delle opportunità di crescita pur essendoci la crisi. Ovviamente durante l’intervento durato circa 30 minuti, ho parlato anche di Google e accennato al discorso SEO, non tecnicamente ma semplicemente per fare capire quali sono le dinamiche del motore, come ‘ragiona’ e a cosa serve essere posizionati”.

Ma a fine evento succede l’inimmaginabile… 😉

“Mi si avvicina un uomo con un tono molto cordiale. Mi fa i complimenti per l’intervento e mi dice, con fare circospetto come se mi stesse svelando un segreto o dicendo una cosa che ha pensato lui per primo al mondo ‘io ho un piccolo hotel a Roma… come faccio a essere primo su Google cercando Roma?’ Ecco… a quel punto io credo si avere risposto qualcosa tipo ‘dovrebbe chiamare un hacker oppure un prestigiatore, vista la concorrenza. Oppure investire qualche milione, ma credo siano tre soluzioni difficilmente raggiungibili. Le consiglio altro…’ e poi ho cercato di spiegargli il perché fosse praticamente impossibile che la cosa accadesse. Capito, adesso, perché sono FELICE che non sia un mio cliente?   😉 ”.

L’esperienza di Jacopo Guedado Mele

foto Facebook/Marius Mele

E se c’è chi ignora totalmente il mondo in cui lavori dall’altro canto c’è chi sa ‘sfruttare’ male risorse e motivazione. Particolarmente “triste” quanto accaduto al digital coach Jacopo Guedado Mele.

“Tempo fa, un consulente di un’importante agenzia di comunicazione mi ha contattato per coinvolgermi nella realizzazione di un portale eCommerce internazionale in ambito alimentare. Ho risposto con entusiasmo, attivando subito un team di lavoro eterogeneo, composto da  professionisti provenienti da diversi ambiti: dall’UX, al content management fino agli esperti di internazionalizzazione. La squadra ha lavorato ogni notte per due settimane proponendo, infine, nove diverse versioni del documento. Il nostro lavoro è stato tanto apprezzato da far ottenere al consulente la possibilità di entrare a far parte dell’organico aziendale. Purtroppo, però, ha deciso di non riconoscere nulla al team che ha contribuito a ottenere questo risultato insieme a lui.  Affidandosi quindi ad altri, la strada del progetto non ha seguito il percorso lineare con cui era stato pensato, bensì uno molto più tortuoso. La morale di questa storia la lascio a voi”.

Sì, lavorare in questo settore è veramente frustrante a volte, c’è chi riesce a vanificare sforzi e sacrifici pur di non riconoscere un ottimo lavoro!

L’esperienza di Orazio Spoto

Ma può capitare anche che la realtà vada oltre il limite dell’immaginario e si attribuiscano a social come Instagram potenzialità tipiche di piattaforme di condivisione come Flickr.

“Parlare di un social così particolare come Instagram è sempre un duro lavoro. Che lo si faccia per attività di consulenza o semplicemente per ‘evangelizzare’ un amico durante un aperitivo, le domande che mi sento fare sono sempre strane e originali. Una delle domande più frequenti riguarda la possibilità di scaricare le immagini in alta risoluzione. In pratica Instagram viene scambiato per una piattaforma su cui si possono caricare immagini ne’ più nemmeno come si potrebbe fare su un hard disk. Altro tema caldo sono i filtri. Molti pensano che per pubblicare una foto su Instagram bisogna obbligatoriamente usarli. Un po’ come se fossero le forche caudine”.

Insomma lavorando nel mondo digital ne capitano di tutti i colori! Ma nonostante ciò chi è veramente un professionista di certo non si scoraggia e mantenendo un aplomb impeccabile va avanti, sorride e cerca di compiere la sua missione da digital Ninja 😆

E a voi, è mai successo di ricevere qualche richiesta strana? Raccontatecelo tra i commenti  😀