The Town of Light, l'ambizioso progetto videoludico di Lka

The Town of Light è un videogioco esplorativo che vuole raccontarci la terribile situazione dei manicomi del secolo scorso

Prova a immaginare come doveva essere la vita in un manicomio durante gli anni ’30, quando la malattia mentale era stigmatizzata molto più di ora e le terapie farmacologiche attuali non esistevano. Mettiti nei panni dei pazienti, senza diritti, vessati da quelle che possiamo definire vere e proprie torture, e pensa anche al difficile compito di psichiatri e infermieri, che senza l’aiuto della moderna farmacologia si trovavano a combattere contro malattie di cui ancora poco si sapeva.

È questo l’obiettivo del progetto videoludico The Town of Light, creato da LKA e sposato da subito dall’etichetta di game consulting Game Venture; un videogioco che flirta con l’horror senza fare ricorso a zombie o ad altre creature sovrannaturali, ma solo basandosi sulla realtà.

The Town of Light: la Storia

Attraverso la storia di Renée, immaginaria ragazza schizofrenica ricoverata nel manicomio di Volterra negli anni ’30 del Novecento, The Town of Light ci porta alla scoperta della terribile situazione degli istituti psichiatrici del secolo scorso. Parliamo di un’esperienza esplorativa in prima persona che, grazie a un’accurata ricostruzione dell’ambientazione e dei personaggi del manicomio, vuole far conoscere il dramma che questi centri, chiusi nel 1980 con la legge Basaglia, rappresentavano per i malati, i loro parenti e anche per il personale medico.

La scelta di Volterra da parte degli sviluppatori non è casuale: la struttura architettonica dell’edificio, infatti, ben si adattava a fare da location per un videogioco.

La storyline, ambientata ai nostri giorni, sarà basata sul racconto di Renèe, che con la sua voce ci accompagnerà attraverso la sua triste vicenda di paziente manicomiale. Ricostruire la sua personalità e la sua vita nel manicomio di Volterra, attraverso la libera esplorazione dell’ambientazione (che ha un ruolo di primo piano nella storia), sarà il compito del giocatore. I flashback e i ricordi della protagonista condurranno i giocatori lungo il padiglione Charchot, ricostruito fedelmente così com’è ora: solo l’arredamento e le apparecchiature mediche sono state riprodotte più liberamente basandosi comunque sulla tecnologia e lo stile degli anni di ricovero della protagonista. I giocatori scopriranno così le agghiaccianti condizioni di vita in queste strutture, dove l’igiene era spesso un optional, al contrario di lobotomie, docce gelate e altre torture.

Oculus VR: il device perfetto per The Town of Light

Accanto a un versione da monitor, i ragazzi di LKA hanno deciso di sviluppare una versione anche per Oculus, lo schermo da indossare per vivere un’esperienza di realtà virtuale. A livello di gameplay, questa versione avrà alcune peculiarità per sfruttare al meglio la maggiore immersività consentita da Oculus. Il trailer Oculus, visibile solo col il dispositivo, permetterà di cominciare a conoscere le atmosfere del gioco.

Il videogioco come strumento di apprendimento

Come dice il game designer ed esperto di Gamification Fabio Viola, il gaming come “emotional and learning engine” è ancora alle prime fasi, ma The Town of Light e altri progetti simili fanno ben sperare.

Il gioco, che uscirà entro l’anno, ha i suoi punti di forza nelle forti emozioni e nell’immersività del gameplay. Non a caso, il videogioco si è aggiudicato il premio Story&Storytelling durante la Game Connection Europe 2014: in attesa dell’uscita, godiamoci il trailer del gioco.

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Scritto da

Ivano Steri

Web content writer, amo la letteratura fantasy, l'Inter e la scrittura a 360°. Nei miei interessi rientrano la musica indie, i documentari, l'universo digitale, i videogiochi, ... continua

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